Returnal: il perfetto Roguelite tra Alien e Lovecraft [Recensione]

Grande prova di esperienza e crescita per i ragazzi di Housemarque

Returnal
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Dopo i primissimi titoli di lancio Astrobot, Demon’s Souls Remake e Spider-Man: Miles Morales, la famigerata PlayStation 5 è pronta a mostrare una prima, vera, dimostrazione di next-gen. Mettiamo subito le mani avanti, sicuramente le nuove console inizieranno a tirar fuori i muscoli non meno che tra un paio di anni, ma nel frattempo potremo gustarci qualche prodotto che mette in luce le nuove caratteristiche quali Ray Tracing e SSD. Returnal, ultima fatica dei portentosi Housemarque, si dimostra infatti il primo vero titolo che mette in luce le differenze con la vecchia generazione.

Gli autori di perle quali Alienation, Resogun e Nex Machina, si lanciano verso un progetto decisamente più complesso, una produzione di alto livello. Returnal è un vero e proprio banco di prova per dimostrare che la software house finlandese ha talento da vendere. Possiamo tra l’altro ritrovare tutti gli elementi che hanno contraddistinto i lavori precedenti del team, un’identità quindi ben precisa che trova in questo nuovo gioco la sua naturale evoluzione.

Un loop mortale senza fine!

Returnal, parliamoci chiaramente, è difficile. La sua complessità è parte integrante del genere di appartenenza ma i ragazzi di Housemarque han saputo padroneggiare a pieno ogni elemento di gameplay. Si parte così da una navicella in panne su un pianeta alieno. Un loop spazio-temporale intrappolerà la protagonista in questo circolo di morte e rinascita senza fine. Dopo qualche run andata persa si ha una conoscenza più ampia delle aree di gioco procedurali. Il mondo di gioco cambia ma ogni fase è ben delineata.

Come in tutti i roguelite ogni run è dettata sì dalla bravura del giocatore ma anche dalla fortuna. Capiterà quindi di avere la strada più spianata raccogliendo gli oggetti giusti per andare a sconfiggere i vari boss. Ovviamente capiterà anche il contrario, run finite malissimo dopo pochi passi. Come di consueto, i boss sono l’anima integrante del gameplay. Sono i giudici indissolubili delle gesta del giocatore. Returnal infatti, più che punire gli errori (e lo fa molto bene), premia chi gioca scrupolosamente. Arrivare ben equipaggiati e con una buona integrità alle porte dei boss cambierà una sconfitta in vittoria e viceversa.

I boss sono curati ed estremamente difficili da abbattere, valore aggiunto dell’opera. La loro sconfitta è infatti una vera e propria soddisfazione. Ma c’è un elemento ancora più caratteristico in Returnal che farà in modo che il giocatore non si faccia travolgere dalla frustrazione: la storia.

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Un incubo cosmico.

Paradossalmente, in un gioco/genere in cui il gameplay è praticamente tutto, Returnal riesce a sorprendere anche grazie alla trama. Ogni run c’è la possibilità di trovare un tassello, una registrazione che ci riporta la follia e l’incubo della protagonista. Tutto questo viene legato alla storia ancestrale della popolazione aliena. Un lungo viaggio senza fine in un racconto dalle chiare tinte lovecraftiane. Tentacoli e inquietudine la fanno da padrone.

Ottime anche le fasi in prima persona dove l’horror psicologico diventa protagonista. Senza entrare troppo nel dettaglio di quel che andremo a trovare, evitando quindi gli spoiler, ogni porzione di trama ci porta sempre più vicini alla soluzione ed è un espediente eccezionalmente curato dal team.

Fluido, veloce e frenetico.

Il gameplay è senza alcun dubbio frenetico e stimolante. In alcune occasioni può risultare frustrante ricominciare da capo quando si è a un passo dalla risoluzione del ciclo ma ogni passo avanti è estremamente soddisfacente. Al contrario dei Souls (qui la classifica dei migliori boss), parlando di giochi difficili, in cui il protagonista è un vero e proprio mattatore di nemici (una volta presa dimestichezza), in Returnal si avrà sempre la costante sensazione di essere una preda.

Ogni tassello di integrità in meno è un gradino in più da salire per procedere. Gli oggetti trovati in ogni run sono molti e, quelli che donano bonus e malus come i parassiti, aumentano il livello di sfida e di scelta del giocatore. La giusta scelta delle armi e degli oggetti da portarsi dietro è infatti essenziale.

Qualche pixel troppo evidente. Qualche bug da eliminare.

Detto proprio onestamente, Returnal ha un colpo d’occhio ottimo. Ovvio, non stiamo parlando di un titolo che fa della grafica la sua bandiera ma risulta sempre bello da vedere e sempre fluido. Abbiamo trovato qualche calo di frame nelle situazioni più concitate ma niente che possa minare l’ottimo lavoro fatto. Lato pulizia delle texture invece a volte si possono trovare delle piccole imperfezioni. Anche le ombre a volte sono un po’ sgranate, soprattutto quando riflesse sulla protagonista.

Stiamo ovviamente cercando il pelo nell’uovo. Parlando di vere criticità vogliamo segnalare alcuni tremendi bug che ci hanno obbligati a ricominciare diverse run. Sicuramente sono problemi risolvibili con una o due patch (con le ultime correzioni ne abbiamo trovati ancora alcuni) ma che hanno compromesso cicli in cui potevamo risolvere la sezione. Solitamente succedeva utilizzando il Fabbricatore Casuale e, soltanto una volta, abbiamo subito un vero e proprio crash in seguito a un teletrasporto.

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Alien + Lovecraft = Returnal.

A livello stilistico il titolo in questione è un vero gioiello. Le ambientazioni riprendono a piene mani l’horror visivo del capolavoro di Ridley Scott, così come elementi quali le uova, mentre a livello narrativo e di bestiario gli incubi di Lovecraft. Per dare un maggiore carattere e restare fedeli al loro stile, le creature mostreranno tentacoli fluorescenti che vanno a impreziosire l’impatto luminoso delle battaglie.

Le tecnologie xenomorfe sono vere e proprie ciliegine su una torta perfettamente equilibrata. Edifici imponenti in ambienti post-apocalittici dove gli elementi naturali e artificiali creano un mix perfetto. Artisticamente Returnal è un vero gioiello che fonde insieme tantissimi elementi della fantascienza anni ’80, non solo per l’ispirazione ad Alien ma anche a livello sonoro e musicale.

DualSense, Audio 3D e conclusioni.

Dopo Astro’s Playroom possiamo dire, senza alcun dubbio, che ci troviamo di fronte al miglior titolo Ps5 a livello di utilizzo dei nuovi sistemi. Non solo la velocità tra le varie aree grazie all’SSD. Il Ray Tracing era ottimo anche in Spider-Man: Miles Morales in egual misura. La fusione tra DualSense e Tempest Engine (Audio 3D che abbiamo testato con le nuove cuffie Sony), è veramente qualcosa di sublime. Ogni movimento e sensazione viene riportata al giocatore così come la vede a schermo. Anche i suoni hanno un’ottima spazialità che permette di percepire i pericoli anche alle spalle.

Ottime le soluzioni che Housemarque ha adottato a livello di meccaniche. La possibilità di saltare un bioma (ambientazione) già concluso tramite dei potenziamenti sbloccati dai boss è ottimo per eliminare parte della ripetitività. Siamo enormemente a favore di un salvataggio di stato in corso di una run. Questo perché ogni ciclo può portare via anche 2 ore di gioco e non tutti hanno la possibilità di poter stare così tanto tempo a giocare. Come già visto in The Binding of Isaac, la possibilità di ripartire dove lasciato non compromette la meccanica di fondo.

Risolti i bug e inserita la possibilità di riprendere una run a metà, Returnal può benissimo essere considerato un nuovo tassello essenziale del genere roguelite. Un gioco divertente che riesce ad avere una propria identità in un genere che sta riscuotendo un enorme successo grazie a titoli come il già citato The Binding of Isaac e Hades.

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