I 20 migliori Boss della saga Souls, da Demon’s Souls a Dark Souls 3

Abbiamo deciso di parlarvi dei 20 migliori Boss mai apparsi nella saga SoulsBorne, partendo da Demon's Souls per arrivare fino a Bloodborne

boss, SoulsBorne

La serie di videogiochi della saga SoulsBorne della From Software è sicuramente tra le più apprezzate e longeve della storia contemporanea dei videogiochi. Iniziata nel 2009 con Demon’s Souls e terminata nel 2016 con Dark Souls III, questa serie di giochi ha creato un modo unico di vedere il mondo dei combattimenti all’arma bianca, sopratutto grazie ai Boss.

Si tratta di nemici unici, potenti, maestosi, difficili che incarnano il significato più profondo di quello che la From Software ha deciso di creare. Abbiamo deciso dunque di parlarvi dei 20 che, a nostro avviso, sono i migliori mai creati in questo franchise.

I Boss della saga SoulsBorne: I criteri

Abbiamo preso in considerazione tutti i Boss apparsi sia nella versione Vanilla che nei vari DLC di ogni titolo appartenente a questa saga. Abbiamo tuttavia deciso di trattare in modo diverso Sekiro: Shadows Die Twice e Bloodborne.

Se da una parte il primo è arrivato sul mercato nel 2019, quindi 3 anni dopo la chiusura della saga dei Souls, spostando l’attenzione su un altro tipo di mondo di gioco, Bloodborne è temporalmente inserito tra il secondo e il terzo capitolo di Dark Souls.

Le avventure a Yharnam dunque si trovano esattamente nel mezzo del processo creativo della From Software influenzando anche i lavori futuri.

Abbiamo dunque deciso di inserire i Boss di Bloodborne in questa lista in quanto facenti parte di una parentesi univoca della storia Souls e di lasciare fuori Sekiro: Shadows Die Twice che, a parer nostro, ha inaugurato una nuova era della vita della From Software.

Fatta questa rapida, ma doverosa premessa, possiamo iniziare.

20) Cavaliere dello Specchio, Dark Souls 2

Luogotenente del re di Drangleic Vendrick, questo guerriero testa le qualità del giocatore che tenta di superare il  Passaggio del Re. Sono molteplici i motivi che ci hanno portato ad inserire questo Boss in questa classifica, sebbene all’ultimo posto.

Innanzitutto il design. L’armatura del Cavaliere dello Specchio è una delle più ispirate dell’intero gioco, con un bellissimo elmo bifronte, sormontato da quella che appare essere una corona di spine, in un chiaro riferimento alla Religione Cristiana.

Il suo Scudo, imponente e massiccio, è in grado di evocare dallo specchio che ha davanti, diversi nemici che rendono la battaglia ostica e interessante. L’arena dove lo affrontiamo, in cima a una delle torri del Castello di Drangleic, sotto una pioggia scrosciante, genera un’atmosfera che raramente questo secondo capitolo di Dark Souls ha raggiunto.

Buono anche il moveset del Cavaliere. Non eccessivamente vario né scarno, con un doppio movimento della spada infusa col fulmine che obbliga alla concentrazione massima il giocatore. Una battaglia tre le più interessanti dell’intero titolo. Ventesimo posto meritato.

19) Cavaliere della Torre, Demon’s Souls

Un Boss all’apparenza normale. Un semplice cavaliere gigante; tuttavia in questo custode della torre del Re c’è molto di più. Egli è infatti uno dei cavalieri della Tavola Rotonda di Boletaria, Alfred, divenuto un enorme condottiero. L’entrata stessa nell’arena quando ci si para difronte la mastodontica figura di questo temibile nemico, ha un impatto visivo notevole.

In più questo secondo Boss dell’Arcipietra getta le basi per una meccanica che sarebbe stata usata anni dopo in Bloodborne. Attorno all’arena infatti sono appostati diversi balestrieri, pronti a darci fastidio mentre combattiamo il Cavaliere.

Starà al giocatore decidere se ignorarli o andare ad eliminarli, in una Bossfight che così facendo ricorda moltissimo quella de Il Rinato di Bloodborne.

La Bossfight di per sé è abbastanza semplice. Bisogna colpire alle gambe il Cavaliere fino a farlo cadere, in maniera simile a quanto si vedrà poi col Golem di Ferro in Dark Souls.

La stupenda armatura indossata dal nostro nemico e la splendida arena, insieme al fatto che, come visto, ha gettato le base per dinamiche la From Software non avrebbe mai più abbandonato, ci ha impedito di lasciare fuori Il Cavaliere della Torre da questa classifica.

18) Il Martire Logarius, Bloodborne

L’ultimo Baluardo a difesa della nascosta dimora di Annalise, regina immortale dei Vilesangue, Mastro Logarius ha deciso di immolare la sua stessa vita per impedire a chiunque di avvicinarsi alla temibile sovrana del Castello di Cainhurst.

La BossFight contro Logarius è una delle più complicate dell’intero gioco. Il moveset del nostro rivale è vario, potente, preciso. Il suo controllo sulla Tinta del Sangue lo rende un nemico temibile, tra i più iconici del gioco.

Per combatterlo dobbiamo arrivare fin sul tetto del Castello, sotto la nave incessante e in mezzo alle spade dei nemici uccisi da Logarius prima del nostro arrivo, col rischio perenne di cadere.

Il design del nostro rivale è meraviglioso: oramai completamente scheletrico, egli indossa un abito consunto e la Corona delle Illusioni, unico mezzo per scovare l’entrata della dimora di Annalise.

Impugna un Kris in una mano e una falce in un’altra, con la quale evoca terribili teschi arcani. La cut scene con la quale lo vediamo alzarsi dal suo trono ed impugnare l’arma, sebbene molto breve, è tra le più belle dell’intero gioco. Uno dei punti più alti raggiunti in Bloodborne

Temi il sangue antico!

17) Mangiauomini, Demon’s Souls

Su, sulla cima della famigerata Torre di Latria, dopo un tortuoso cammino in una delle zone più belle e difficili del gioco, ecco pararsi davanti a noi i Mangiuomini, uno dei boss più temuti dell’intero titolo.

Si tratta di due creature alate con la coda di serpente, simili a quei Gargoyle che nel corso della saga avremo incontrato svariate volte. Il combattimento si svolge su uno stretto corridoio dal quale, precipitare a seguito degli imperiosi colpi dei nostri avversari sarà davvero questione di un attimo.

Il pattern dei Mangiauomini è vario e imprevedibile; dotati di diverse mosse e di movimenti repentini ed improvvisi, questi boss tengono sul film il giocatore per tutto il combattimento; tensione che cresce ancor di più nei momenti in cui le creature volano via per poi attaccarci dall’alto senza avvisaglia.

Il design delle creature è scarno e semplice; questo non fa altro che aumentare la sensazione di inquietudine che tutta Latria ha contribuito a costruire e che in questa Bossfight esplode fragorosamente.

Tutto il combattimento è accerchiato dall’oscurità, accompagnato da una musica lenta e quasi impalpabile. Tutti questi dettagli che rendono questo momento uno dei più alti dell’intero titolo oltre a essere uno di quelli che darà il via a tutte le meraviglie future della saga Souls.

16) Cacciatore Oscuro, Dark Souls 2

Questo è un Boss nascosto del gioco, affrontabile solo dopo aver terminato la quest secondaria dei Pellegrini dell’Oscurità ed ha uno dei design più belli del titolo. Ispirato palesemente all’Angelo della Morte, questo protettore del Baratro Oscuro possiede 4 braccia, di cui due perennemente incrociate sul petto.

Non ha un volto ma ha a disposizione una maestosa coppia di ali che gli permettono di muoversi nell’arena levitando. È in grado di sparire per qualche secondo, sdoppiarsi ed evocare magie oscure o di fuoco.

In assoluto una delle bossfight più complesse dell’intera saga, combattuta contro un nemico in grado di sferrare violenti attacco che possono farci perdere gran parte della nostra energia vitale e all’interno di un’arena buia e spoglia. Colori che contrastano con bianco luminoso di cui il nostro rivale è vestito, facendolo risaltare in tutta la sua possanza.

L’idea di creare un patto, diviso in 3 diversi dungeon, sparsi e nascosti per tutta Drangleic, al termine del quale poter affrontare un maetoso boss opzionale è una delle idee più innovative di questo Dark Souls 2. Un vero peccato che non sia stato riproposto nei giochi successivi.

15) Gael, il Cavaliere Schiavo, Dark Souls 3

Nemico finale del DLC Ringed City, Gael è una di quelle Boss Fight in grado di lasciar sbigottiti ad un primo sguardo. Il combattimento si svolge in un’arena infinita, in un deserto sconfinato, nel quale dovremmo affrontare il nostro avversario anche su terreni impervi e dislevellati.

Gael ha un design semplice ma comunque curato e notevolmente d’impatto. Indossa infatti un’armatura, ha il volto coperto dal cappuccio dal quale fuoriesce solamente una lunga barba bianca. Sulle spalle è poggiato un lungo mantello che è in grado di utilizzare come arma.

Il moveset di questo Boss è forse uno dei migliori del gioco. In grado di utilizzare una quantità incredibile di armi e mosse diverse, Gael richiede una massima concentrazione se non si vuole capitolare immediatamente.

Può infatti colpirci con la sua poderosa spada, che maneggia con maestria e potenza, concatenando combo di 3 4 colpi che possono uccidere un nemico disattento. Può inoltre utilizzare una balestra, colpire col mantello ed evocare fulmini dalla metà della battaglia in poi.

L’atmosfera della parte finale della battaglia, nella quale affrontiamo un temibile avversario, in un deserto inghiottito dalla notte ed illuminato dai fulmini che Gael è in grado di generare è uno dei momenti più alti che i ragazzi della From abbiano mai tirato fuori se si parla di BossFight. Vedere per credere.

14) Principe Demone, Dark Souls 3

Anche questo inserito nel DLC Ringed City, il Principe Demone è uno di quei momenti che rimangono impressi a chiunque lo superi indenne. Si tratta di un mastodontico drago, in grado di sputare fuoco, raggi laser, colpire con ali, coda e chi più ne ha, più ne metta. Tuttavia sarebbe solo un semplice enorme drago, se non fosse per quel che succede prima di lui.

Il Principe Demone infatti rinasce dalle carcasse di altre due creature che dobbiamo combattere prima di lui, il Demone Agonizzante e il Demone degli Abissi. Questi sono due temibili avversari all’apparenza molto simili ma in realtà diversi nel modo di combattere e nei danni in grado di inferire al malcapitato di turno. Uno infatti utilizzerà danni di fuoco, l’altro velenosi.

In base a quale di questi due nemici decidiamo di far fuori prima, il Principe Demone avrà diverse armi a sua disposizione. Dunque la scelta della strategia da utilizzare è vitale.

Il punto più alto tuttavia è l’arena. Uno sconfinato ammasso di ruderi e di costruzioni distrutte che altro non sono che ciò che rimane del Santuario del Legame del Fuoco, il luogo dove tutto iniziò nel primo Dark Souls. Nessun fan, scoperta questa cosa, vedrà più questa Bossfight con gli stessi occhi, garantito.

13) Ludwig il Dannato, Bloodborne

Di tutte le grottesche creature che possiamo incontrare nel nostro cammino a Yharnam, Ludwig, un tempo cacciatore della Chiesa della Cura, è forse la più disturbante. Totalmente inebriato dal sangue, egli si trova imprigionato nel DLC, The Old Hunter, in una gigantesca pozza di sangue, tramutato in un essere ripugnante.

A metà tra cavallo, lupo ed uomo, Ludwig possiede 4 zampe robuste ma asimmetriche, sul quale si erge un corpo esile sormontato da una gobba che mostra una bocca piena di denti e occhi. Accanto quel che rimane del visto del cacciatore, scorticato e oramai scheletrico.

Durante la Bossfight Ludiwg utilizzerà un ampio ventaglio di mosse che, se sommati ai movimenti rapidissimi di cui è capace, rende il combattimento duro e faticoso. A circa metà vita, dopo una rapida Cutscene Ludwig imbraccia la sua amata spada La sua guida al chiaro di luna usando le sue stesse parole.

Si tratta di un enorme spadone, infuso di una magia che gli ha permesso di incanalare il potere del cosmo, cosa che ha contribuito alla sua follia e dunque alla formazione degli occhi sulla sua gobba.Quest’arma è un chiaro omaggio fatto allo Spadone della Luna, una delle armi alle quali i fan della saga sono più affezionati essendo presente in tutti capitoli.

Il dover uccidere la testa tranciata di Ludwig ancora senziente e parlante, al termine della Bossfight, per poter ottenere la spada, è solamente il degno finale di uno dei momenti più alti e allo stesso tempo inquietanti dell’intero gioco.

12) Seath il Senzascaglie, Dark Souls

Nei recessi più profondi della Caverna di Cristallo, ai piedi degli Archivi del Duca, si trova Seath, il Drago Pallido Senza Scaglie, traditore della sua razza. Egli infatti, geloso dei suoi simili dotati di possenti scaglie, rivelò a Gwin come trapassarle in modo da poterli uccidere.

In cambio Seath ottenne il titolo nobiliare di Duca e la possibilità di fare esperimenti sugli sfortunati cittadini di Lordran.

Esteticamente il Boss è splendido. Appare mastodontico nella sua colorazione albina che risplende grazie ai molteplici cristalli che compongono l’arena. Le sue enormi ali da fata e le sue molte zampe molto simili alla coda, regalano a Seath un design che lo rende unico e inimitabile. Questo ci spiega le motivazioni che lo hanno portato a tradire i suoi fratelli, così diversi da lui.

Affronteremo Seath due volte. Nella prima dovremo obbligatoriamente morire a causa del cristallo, posto dietro le sue spalle e che lo rende immortale. Oggetto che dovremo distruggere all’inizio della seconda battaglia, quella nella quale potremo abbattere il rivale.

A Seath, come a molti altri boss esclusivamente del primo gioco, potremo tagliare la coda per ottenere un’arma potentissima. Si tratta dello Spadone della Luna, forse l’arma più iconica dell’intera saga.

Seath è uno dei pochi boss che è riuscito ad arrivare, seppur solo in forma di anima, anche in Dark Souls 2. A Drangleic infatti combatteremo contro Freja, l’amata del Duca, un gigantesco ragno bifronte che, se uccisa in NG+, ci donerà l’Anima del Drago Pallido oltre che la sua.

11) Aldia, Dark Souls 2

Studioso del Peccato Originale, appellativo che da il nome alla versione completa di Dark Souls 2, Aldia è il fratello di Re Vendrick. Fondò il regno di Drangleic insieme al Sovrano, salvo poi isolarsi nella sua Fortezza a studiare i segreti del Simbolo Oscuro e dei Non Morti.

A causa di alcune discute relativi agli studi di Aldia, Vendrick rinchiuse il fratello nel suo maniero. Lì, lo Studioso continuò i suoi studi sui Giganti, nel tentativo di ricreare un drago. Progetto che fallì, trasmutandolo nella terrificante creatura che ci troviamo di fronte al termine del gioco.

Aldia infatti ci appare come una creatura simile a un blob che sembra essere composta da fuoco, rami simili a quelli che componevano la Culla del Caos nel primo capitolo della saga e un occhio rosso brillante.

Lo Studioso è grottesco tentacolare e terrificante; in un design simile agli abomini con cui avremo a che fare poi in Bloodborne. La Bossfight è impegnativa in quanto dovremo combattere contro Aldia subito dopo aver battuto Nashandra, regina di Drangleic e ultimo nemico del gioco.

Il fratello del Re è in grado di attaccarci col fuoco e con i suoi possenti rami che possono anche sbucare direttamente dal terreno. Uno di quei combattimenti che obbligano il giocatore a prestare attenzione ad ogni movimento e che non può essere risolto semplicemente imparando a memoria un pattern di attacco e ripetere una determinata strategia.

Le nozioni di Lore che Aldia ci dà nei vari punti nei quali lo incontriamo valgono da soli l’intera run; vedere per credere.

10) Fiammeggiante, Demon’s Souls

Universalmente riconosciuto come il Boss più difficile di questo titolo, il Fiammeggiante, difensore del Tunnel di Stonefang, ha tantissimi motivi per essere presente in questa classifica. Innanzitutto il design; semplice ma d’impatto.

Si tratta infatti di una creatura umanoide totalmente ricoperta di fiamme che, nonostante le difficoltà grafiche che il gioco riscontrava sulla Playstation 3, è sempre riuscito a mettere tensione in chiunque lo guardasse.

Le suo movenze indemoniate, velocissime e frenetiche, non possono che rendere dura la vita al giocatore che controlla un protagonista dai movimenti legnosi e abbastanza lenti. I continui colpi del Fiammeggiante, in grado di scatenare potente onde d’urto di fuoco tengono il giocatore con la guardia perennemente alzata, onde evitare il Game Over.

Questo Boss ha inoltre il merito di aver introdotto una nuova meccanica che, da qui in poi, la From Software non avrebbe più abbandonato. Il Fiammeggiante infatti diventa sempre più forte e cattivo mano mano che la sua energia vitale scende.

Questo si traduce in una quantità di fiamme attorno al suo corpo sempre maggiori, cosa che obbliga il giocatore a subire danni anche solo avvicinandosi al rivale. Di sicuro la BossFoght che regala maggiore soddisfazione ai giocatori che riescono a superarla indenne di tutto il primo, storico capitolo della saga SoulsBorne.

9) Sif, Il Grande Lupo Grigio, Dark Souls

Nei giochi fantasy spesso si tenta di creare epicità creando nemici contorti, complessi, dai lineamenti innaturali. La From Software ha deciso di creare invece un Boss che raggiunga l’immortalità grazie alla sua incredibile semplicità.

Sif non è altro che un lupo grigio gigante che porta in bocca una possente spada. Niente di più. Eppure tutto in quella battaglia è perfetto. In primis l’arena. Potremo trovare Sif a proteggere la lapide di Artorias, di cui è stato fedele compagno per tutta la vita, posta al centro del cimiero nel cuore del Giardino Radiceoscura.

Dietro di essa il giocatore, al termine della battaglia potrà raccogliere l’anima di Ciaran, compagna di mille battaglie e grande amore di Artorias, morta lì, ai piedi della lapide del suo amato. Questo rappresenta uno dei pochi momenti nei quali il gioco si lascia andare a una punta di romanticismo.

Potremo, andando nel passato grazie al DLC, incontrare il lupo quando, solo da cucciolo, venne salvato proprio dal Cavaliere di Lord Gwin dalle oscure fauci dell’Abisso oltre ad incontrare la stessa Ciaran che ci chiederà disperata di poter avere l’anima del suo amato una volta che lo avremo sconfitto.

Intorno alla gigantesca lapide incastrate nel terreno vi sono decine di spade, appartenute probabilmente a coloro i quali avevano affrontato il potente lupo in passato. Sif custodisce l’anello di Artorias, strumento essenziale per proseguire nel gioco e venderà cara la pelle per privarsene.

La Bossfight non è particolarmente complicata, ma la possanza del lupo è comunque temibile. Tuttavia la cosa che rimane impressa nel cuore dei giocatori è l’ultima fase. Quando Sif ha quasi terminato la propria vita infatti inizia ad arrancare, si muove a fatica e non brandisce più bene la spada.

In volto gli si dipinge un espressione sofferente e il giocatore si sente nel torto a uccidere una creatura così bella che non ha alcuna colpa se non quella di essere fedele per sempre al suo compagno di viaggio. Un espediente a metà tra la narrazione e il gameplay che rende questa Bossfight uno dei momenti più indimenticabili del primo titolo.

8) Lady Maria della Torre dell’orologio astrale, Bloodborne

Una delle Bossfight più eleganti dell’intera run. Maria, allieva di Gehrman era discendente dei nobili di Cainhurts e lontana parente della loro Regina, Annalise. Dedicò tutta sé stessa nel seguire l’esempio del suo maestro per divenire un abile cacciatrice.

Forgiò lei stessa l’arma che impugna, la Rakuyo (Fortunato in giapponese), una spada a doppia lama che brandisce con una destrezza e una velocità inaudita. Venne inviata al Villaggio dei Pescatori, dove fu ritrovato il corpo senza vita di una Grande Essere incinta, Kos.

Questa creature iniziò ad esser venerata come una divinità e Maria si prese cura degli abitanti del villaggio che si stavano trasformando a causa dell’influsso di Madre Kos. Alla fine gettò la sua amata arma in un pozzo e morì, forse suicida, in cima alla Torre dell’Orologio Astrale, tenendo la sua anima confinata per sempre nell’Incubo del Cacciatore.

Gehrman, legatissimo a lei, decise di dare le sue sembianze ad una bambola, l’automa imprigionata insieme a lui nel Sogno del Cacciatore.

Dopo tutte queste premesse di lore la Bossfight non poteva che essere una delle più belle dell’intero gioco. Lady Maria è velocissima, agile, elegante. Padroneggia la sua Rakuyo in un modo che non vediamo spesso in un gioco nel quale la maggior parte dei nemici colpisce con potenza e poteri arcani, ma quasi mai con una tale destrezza.

I movimenti rapidissimi che spaziano nella grande sala della Torre dell’Orologio possono portare il giocatore ad una sconfitta così repentina da non accorgersene neanche. La From Software ha a cuore il personaggio di Lady Maria. Amore che è tremendamente visibile in questa splendida Bossfight.

7) Drago Nero Kalameet, Dark Souls

Ultimo degli Antichi Draghi, portatore di Calamità, terrore di Oolacile. La Bossfight con Kalameet trasuda maestosità da ogni poro. Il Possente Drago è infatti tra le creature più terribili della saga. Così spaventoso che anche Anor Londo, la Città degli Dei, temeva la sua furia.

Kalameet è così potente che non ci è possibile combatterlo senza che prima Gough, l’arciere gigante, pretoriano di Lord Gwin lo abbia colpito con una potente freccia per ferirgli un ala.

Nonostante la menomazione il drago è potentissimo. I suoi colpi sono mortiferi, il suo fuoco magico, letale. La From Software è riuscita nell’impresa di creare un nemico che metta tensione solo a guardarlo.

Quando ci appare per la prima volta all’inizio del DLC siamo terrorizzati all’idea di doverlo combattere. Un qualcosa di simile a quello tentato di replicare nel terzo Dark Souls con Midir, senza tuttavia riuscire a ricreare le stese atmosfere.

Kalameet, combattuto in una sconfinata vallata in mezzo alle acque di Oolacile è uno dei Boss migliori mai partoriti dalla From. Il mosevet vario e preciso, i movimenti potenti, l’intelligenza fuori scala per un nemico comandato dalla CPU; questo maestoso drago nero è uno dei motivi che hanno contribuito alla creazione del mito di Dark Souls.

6) Aldrich il Divoratore degli Dei, Dark Souls 3

Aldrich è uno dei personaggi più lovecraftiani mai visti in un gioco Souls. Terribile Chierico della Via Bianca, iniziò a divorare i Non Morti per aumentare i suoi poteri fino ad esploder e divenire una melma nera. Divenne così potente da creare un culto di seguaci che lo veneravano, tanto che assunse il titolo di Santo delle Profondità.

Solo dopo, risvegliatosi dal suono della campana, iniziò a minacciare la sua terra natia Irithyll. Per questo motivo gli venne conferito il trono di Signore della Cenere, in quanto veniva temuto per il suo enorme potere.

Giunto ad Anor Londo, il Gran Sacerdote Sulyvahn gli diede in pasto Gwyndolin, terzogenita di Lord Gwyn, rinchiusa nella sala principale del castello della Città. Qui Aldrich divenne il Divoratore degli Dei.

Il design è semplicemente fantastico. Aldrich, tornato ad avere fattezze umane, indossa la corona che fu di Gwyndolin, impugna la falce di Priscilla, chimera uomo drago, imprigionata nel Mondo dipinto di Ariamis e che il terribile Boss vide in sogno mentre divorava Gwyndolin.

Il suo corpo inoltre reca una sorta di coda sormontata da un manto oscuro corredato da teschi umani che ricorda quello di Nito, Lord del Primo Dark Souls.

La Bossfight è sicuramente una delle più impegnative. Aldrich è in grado di colpire con grande precisione usando delle magie a distanza, scoccando centinaia di frecce e attaccando con la sua possente falce.

A circa metà combattimento il suo corpo prende fuoco, potenziando ogni attacco, rendendolo pressoché letale in ogni frangente.

La musica che sentiamo echeggiare durante la battaglia è una delle chicche più interessanti dell’intero concept. Essendo lui il Divoratore degli Dei ed avendo caratteristiche proprie di molti Boss del primo gioco, la melodia che lo accompagna è un mix tra quella che sentiamo nel primo titolo rispettivamente nelle Bossfight di Gwyndolin e Nito.

5) Sir Alone, Dark Souls 2

Boss finale del DLC della Torre Nebbiosa, in Sir Alonne i ragazzi della From Software hanno voluto incanalare tutto l’onore tipico dei soldati giapponesi. Condottiero braccio destro del Vecchio Re Di Ferro, Alonne abbandonò il suo re dopo che questi era caduto nella depravazione.

Prima di andarsene, addestrò diversi uomini che brandendo una katana di acciaio nero difenderanno Forte Ferreo da chiunque voglia mettere in pericolo il loro re.

Il nostro avversario imbraccerà una possente katana e sarà in grado di brandirla con grande maestria ed abilità. La sua pletora di attacchi sarà varia e potente, utilizzando anche diversi buff magici per la sua arma; il tempo per curarsi sarà esiguo.

L’arena, un’immensa sala luminosa dai pavimenti specchiati e le ampie finestre cozzerà abbastanza con le ambientazioni cupe e oscure a cui il gioco ci ha spesso abituati, ricordando il combattimento con il Falso Re Allant di Demon’s Souls.

Questi dettagli, uniti allo stile di combattimento pulito e regale di Alonne daranno l’idea del sua presenza di spirito. Se saremo in grado di sconfiggerlo senza subire neanche un colpo, il nostro avversario, umiliato, si toglierà la vita col Seppuku, il suicidio rituale giapponese.

4) Re delle Tempeste, Demon’s Souls

Dopo tanti Boss la cui forza risiedeva in parte nella loro storia e nella Lore, ne arriva uno del quale non c’è molto da dire se non che possiede una delle atmosfere più belle mai create dalla From Software.

Arcidemone della Cripta delle Tempeste, questa gigantesca falena volteggia nel cielo plumbeo lanciando contro il giocatore decine e decine di falene più piccole in grado di colpire con potenti dardi.

L’arena è sconfinata, ispirata dalle Highland Scozzesi. Un enorme distesa rocciosa a strapiombo sul mare. Il cielo grigio, carico di pioggia crea una suggestiva ambientazione, esasperata da una delle musiche più ispirate mai sentite se si parla di Bossfight.

Per sconfiggere questo possente e maestoso boss dovremo fare ricorso ad una meccanica vista solo, molti anni dopo, in Dark Souls 3. Dovremo infatti trovare una spada conficcata nel terreno e col suo potere abbattere la falena.

Questa tecnica fu ripresa molti anni dopo per affrontare Yhorm il gigante nel capitolo conclusivo della saga. Nell’arena del potente nemico infatti troveremo un arma, la  Signore delle Tempeste per l’appunto che, con un attacco molte simile a quello visto in Demon’s Souls, abbatterà il gigante.

Un omaggio ad uno dei boss più suggestivi mai creati; nessun dubbio a riguardo.

3) Ornstein l’Ammazzadraghi e Smough il Giustiziere, Dark Souls

Tra le Bossfight più complicate del primo titolo, la battaglia contro Ornstein e Smough è oramai divenuta il simbolo del titolo. Esistono decine e decine di challenge fatte dai vari giocatori che li hanno sconfitti nei modi più improbabili.

Il motivo è presto detto; levando pochissime eccezioni, questa sarà una delle poche battaglie nelle quali saremo in inferiorità numerica e nella quale dovremo affrontare due nemici così forti.

Lento ma potente ed inesorabile Smough, agile e letale Ornstein. Insieme, in una battaglia combattuta nella stessa sala dove affronteremo in futuro Aldrich, con una musica di sottofondo da pelle d’oca, creano uno dei momenti più iconici dell’intero brand.

I due difendono la sala della Principessa del Sole che custodisce il segreto dell’Illusione di Gwyndolin. Ornstein, capo dei pretoriani di Lord Gwyn e terrore dei draghi, insieme al Giustiziere Smough che si nutre delle sue vittime, creano un baluardo così ostico da farci sentire l’importanza di quello che difendono.

La strategia con la quale affrontare la battaglie sarà vitale. Se infatti sconfiggeremo prima Ornstein, Smough schiaccerà il compagno col suo martello, assorbendone il potere del fulmine.

Se invece, al contrario uccideremo prima il Giustiziere, Ornstein, toccando il corpo senza vita del compagno diverrà gigante. In base a quale scelta faremo cambierà la ricompensa che riceveremo alla fine. Un momento impresso per sempre nella storia dei videogiochi, senza dubbio.

2) Padre Gascoigne, Bloodborne

Primo Boss obbligatorio del gioco, Padre Gascoigne concentra al suo interno tutto quello che è Bloodborne. Partendo dal suo design. Egli infatti è un ex cacciatore oramai inebriato dal sangue che ci renderà la vita durissima con i suoi attacchi veloci e potenti e le sue armi speciali, tipiche dei cacciatori.

A metà del combattimento egli cederà al sangue e si trasformerà in una temibile belva, potente, cattiva e furente. In un unico personaggio la From Software ha racchiuso le due tipologie di nemici che andremo ad incontrare nel gioco: umani e belve.

La battaglia, combattuta tra le lapidi della Tomba di Oedon è una delle più palpitanti e adrenaliniche dell’intero gioco. Tuttavia, se già tutto questo non fosse abbastanza, è la storia di Padre Gascoigne che lo rende un Boss semplicemente perfetto.

Egli è infatti protagonista di una delle quest più tristi del gioco e ci svela dettagli fondamentali per comprendere la trama. Nel nostro peregrinare a Yharnam incontreremo infatti la figlia del cacciatore, che ci chiederà di cercare sua madre, uscita nella notte di caccia in cerca del marito. La bimba ci consegnerà un carillon, all’interno del quale è incisa la melodia preferita da Gascoigne.

Azionando il manufatto durante la Bossfight, il cacciatore tentennerà tornando per un attimo in sé, dandoci una finestra per poterlo attaccare. Tuttavia la brama di sangue è oramai giunta al limite, tanto che Gascoigne ha anche dilaniato sua moglie Viola, il cui cadavere giacerà su un tetto nell’arena del Boss.

Bestie dappertutto. Presto o tardi anche tu diventerai come loro.
Che odore è quello? Il dolce sangue, oh, è come musica per me. Così intenso da far ammalare.

Queste linee di dialogo, pronunciate durante la Bossfight da Padre Gascoigne, danno perfettamente l’idea di cosa Bloodborne racconti.

1) Re Senza Nome, Dark Souls 3

Dulcis in fundo lui, il più amato e temuto avversario dell’intera trilogia. Il Re Senza Nome, primogenito di Lord Gwyn, bandito per essersi alleato con i Draghi è tutto ciò che un Boss dovrebbe essere .

Il combattimento si svolge al termine della Vetta dell’Arcidrago, un luogo mistico, protetto da un incantesimo. Ultima riserva dove è possibile trovare draghi vivi. Il Re Senza Nome nella prima parte del combattimento, in un’arena enorme e totalmente avvolta nella nebbia, cavalca la sua fida viverna, il Re delle Tempeste.

Cavalcandola il nostro avversario è in grado di inferirci colpi mortali sia attraverso la sua lancia in grado di controllare il fulmine che attraverso la bocca del suo fido compagno, in grado di sputare fuoco.

Una volta sconfitta la viverna, è il momento di combattere contro di lui. Vestito di un’armatura consunta e con una corona simile a un copricapo di un capotribù pellerossa, Il Re ci sfiderà in una battaglia epica. Forse la più bella e difficile dell’intero titolo.

In molti momenti il Re ricorderà Ornstein di cui si pensa possa essere stato maestro ed amico. Non a caso infatti l’arma e l’armatura dell’Ammazzadraghi si troveranno proprio sulla Vetta dell’Arcidrago.

Potente, rapido, elegante, letale. Con la sua lancia e i suoi fulmini il Re, il cui vero nome potrebbe essere GwynSen, ci metterà in difficoltà. Il suo incedere lento e regale alternato a movimenti repentini concatenati a combo devastanti.

Tutto questo è il Re Senza Nome. Il momento più alto mai raggiunto dai ragazzi della From Software.

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