Rage Against the Machine: i contestatori a Portland cantano Killing in the Name [VIDEO]

I RATM sempre presenti alle proteste in America, anche solo con la musica

Rage Against the Machine
Rage Against the Machine. Credits: Penner / Flickr

La musica dei Rage Against the Machine diventa, quasi trent’anni dopo, l’inno dei contestatori a Portland

Killing in the Name dei Rage Against the Machine è stata scelta come inno dalle numerose persone che in America stanno protestando in questi giorni. Le proteste sono dirette agli agenti federali che, per tutto il mese di luglio, hanno iniziato ad assumere a Portland, in Oregon, una sorta di controllo, evitando di identificarsi o presentare distintivi, e arrestando i manifestanti per poi portarli via a bordo di veicoli senza targa.

Una situazione a dir poco preoccupante, che vede questi agenti federali agire come una forza paramilitare de facto, libera nelle sue azioni sotto la tutela del Department of Homeland Security. La preoccupazione è una sola: che il fascismo sia infine arrivato negli Stati Uniti. Ovviamente queste proteste si inseriscono nel contesto ben più ampio e complesso di tutto ciò che è successo dopo la morte di George Floyd.

I cittadini quindi, giustamente, protestano e lo fanno a suon di musica. E quindi, appunto, chi meglio dei vecchi Rage Against the Machine, quando si tratta di contestare l’abuso di autorità? La band, storicamente schierata su posizioni anti-istituzionali e soprattutto anti-capitaliste e anti-fasciste, ha speso una carriera a contestare il sistemaamericano, le industrie che lo sostengono, le ipocrisie e le fallacie del capitalismo.

E la canzone più adatta alle proteste, scelta per l’occasione, è ovviamente Killing in the Name, il singolo più famoso del gruppo. Il famoso sfogo finale di Zach de La Rocha, “Fuck you, I won’t do what you tell me”, viene ripreso dai manifestanti nel video qui sopra, condiviso da un orgoglioso Tom Morello. Ogni protesta diventa tre volte più intensa ed efficace se sostenuta dalla musica, questo è certo.

Fonte: Loudwire

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