Limitless: è vero che usiamo solo il 20% del Cervello? Facciamo chiarezza

E' vera la credenza che usiamo solo il 20% delle nostre facoltà mentali? Come possiamo potenziare il cervello? Scopriamo insieme le teorie su cui si basa il film Limitless di Neil Burger

Limitless

“Io vedo tutto Carl… sono cinquanta mosse avanti.” citazione da Limitless

Uscito il 15 aprile del 2011, Limitless è un film diretto da Neil Burger, con protagonisti Bradley Cooper e Robert De Niro.

La storia è basata sul romanzo di Alan Glynn chiamato Territori oscuri (The Dark Fields) e racconta la storia di Eddie Morra (Bradley Cooper). Morra è un giovane scrittore in crisi che decide di provare un nuovo farmaco sperimentale.

Da quel momento la sua vita cambierà radicalmente. La pillola, chiamata NZT-48, aumenta le potenzialità del cervello umano in una maniera pressoché sconcertante. Eddie infatti ricorda tutto ciò che ha letto, riesce a scrivere un libro in poche ore e acquisisce capacità di apprendimento e di deduzione arrivando quasi a prevedere il futuro.

Eddie cercherà così di arrivare al successo, arrivando a collaborare persino con il nº 1 di Wall Street, Carl Van Loon (Robert De Niro).

I problemi però non tarderanno ad arrivare: la pillola in realtà è una droga potentissima che dà molta assuefazione e che ha pesanti effetti collaterali, fino ad arrivare in alcuni casi anche alla morte.

Dopo il successo del film, è stata girata anche una serie televisiva omonima, Limitless (2015-2016), che però non ebbe la fortuna sperata e venne cancellata dopo solo una stagione.

Jake McDorman, protagonista della serie televisiva Limitless (2015)

Nonostante Limitless sia un film di fantascienza, è ben radicata l’idea nell’immaginario collettivo che noi esseri umani usiamo veramente solo una parte del nostro cervello. Ma è proprio così? Cosa c’è di vero nella pellicola di Neil Burger? Possiamo veramente diventare più intelligenti grazie ad una pillola miracolosa?

In attesa di rivedere Limitless stasera alle 21:00 su Mediaset 20 HD, scopriamolo insieme.

Usiamo veramente solo il 20% del nostro cervello?

Anche se sarebbe bellissimo pensare di avere la possibilità di sbloccare alcune aree del nostro cervello, purtroppo la realtà è ben diversa. Infatti tutti gli studi parlano chiaro: noi utilizziamo interamente le nostre funzionalità cerebrali.

La leggenda metropolitana per cui gli esseri umani utilizzino solo il 20% (o al massimo il 20%) del potenziale celebrale nasce all’inizio del ‘900. Questa teoria potrebbe essere stata influenzata da un’errata interpretazione di alcuni scritti dello psicologo William James. Nel suo libro del 1908, The Energies of Men, James scrisse che:

“Stiamo facendo uso di solo una piccola parte delle nostre possibili risorse mentali e fisiche.”

Questo concetto verrà riportato, insieme ad altre teorie, nel libro di successo di Dale Carnegie del 1936. L’opera, intitolata How to Win Friends and Influence People, divenne un best seller ed è ancora alla base della teoria che ha ispirato film come Limitless, nonostante non abbia alcuna evidenza scientifica.

Secondo altre fonti, invece, sarebbe stato Albert Einstein in persona a promuovere questa tesi, anche se non c’è nessuna prova a riguardo.

Ancora oggi molte persone sono convinte di sottoutilizzare le proprie facoltà mentali. Secondo un recente sondaggio, promosso dalla Michael J. Fox Foundation for Parkinson’s Research, il 65% dell’intera popolazione statunitense crede ancora al mito per cui il cervello è sfruttato soltanto per una decima parte. E questo non solo negli Stati Uniti. Questa credenza fa leva sulla speranza che abbiamo tutti di poter fare qualsiasi cosa applicandoci di più o prendendo una pillola magica.

I 7 punti di Beyerstein per confutare la teoria di Limitless

Il neuroscienziato Barry Beyerstein ha chiaramente confutato questa falsa credenza dimostrando la sua tesi basata su 7 punti:

  • Alcune tecniche come la tomografia a emissione di positroni e la risonanza magnetica funzionale hanno rivelato che tutte le zone del cervello sono sempre attive, anche durante attività quotidiane. Persino durante il sonno! Anche le funzioni più semplici infatti richiedono l’utilizzo di almeno il 12% delle funzioni cerebrali, come il respiro o il rimanere in equilibrio.
  • Se il mito fosse vero, le persone che hanno subito danni al cervello a causa di incidenti o ictus non avrebbero alcun tipo di ripercussione. Al contrario, qualsiasi area dell’encefalo danneggiata, anche se minima, provoca gravi effetti sulle capacità cognitive e motorie dell’individuo.
  • Il nostro cervello, pur avendo una massa pari al 2% dell’intero corpo umano, utilizza il 20% di tutto il fabbisogno energetico (nei bambini sale al 50%, nei neonati addirittura al 60%). Se noi ne utilizzassimo solamente il 20%, la selezione naturale avrebbe da tempo eliminato la parte di cervello inutilizzata e avremmo un cervello molto più piccolo ed efficiente.
  • Il cervello è composto da molte zone ed ognuna di esse ha una sua precisa funzione e nessuna è mai completamente silenziosa o inattiva.
  • Se utilizzassimo solo una piccola parte delle nostre capacità cognitive, le tecnologie basate su misure microscopiche lo avrebbero facilmente scoperto.
  • Il cervello consuma circa 260 calorie al giorno e questo comporta il fatto che non possa attivare tutte le aree simultaneamente. Infatti attiva solamente quelle che sono necessarie in quel preciso momento, ma non significa che le altre non siano utilizzate. Questa tecnica è chiamata sparse coding.
  • Le cellule cerebrali non utilizzate tendono al deterioramento e una semplice autopsia rivelerebbe quindi il decadimento del 90% di esse, cosa assolutamente non vera.

Integratori miracolosi

Sembra inoltre che queste teorie sul ridotto utilizzo del cervello siano state diffuse anche per incrementare la vendita di integratori semi-naturali.

Queste sostanze potrebbero anche migliorare un minimo le nostre percezioni ma non aumenterebbero in nessun caso la nostra attività cerebrale e non sono di certe delle pillole miracolose come ci vorrebbero far credere.

Neuroenhancement o potenziamento cognitivo

Nonostante quindi la certezza che usiamo tutte le parti del nostro cervello, secondo alcuni esperti esistono delle tecniche e dei farmaci che migliorerebbero le nostre prestazioni cognitive. Chiamate anche smart drugs o nootropi, questi farmaci legali sono utilizzati solitamente per la cura di malattie degenerative come l’Alzheimer o il Parkinson. Se somministrate però a persone sane, ottengono un effetto di potenziamento, per lo più leggero e temporaneo.

Lo scopo di questi trattamenti è ampliare e intensificare le capacità della nostra mente come la memoria, la velocità, la concentrazione e l’efficienza, proprio come la NZT-48 del film Limitless.

Bradley-Cooper-Robert-De-Niro-Limitless
Bradley Cooper e Robert De Niro in Limitless

Uno dei maggiori sostenitori di questi farmaci è John Harris, filosofo e bioeticista inglese dell’Università di Manchester. Nel suo libro Enhancing evolution – the ethical case for making better people, Harris spiega come queste sostanze possano portare l’individuo ad auto-migliorarsi superando i limiti naturali imposti dalla natura.

Le smart drugs sarebbero quindi in grado di far ottenere una sorta di “intelligenza fluida”, ovvero la capacità di risolvere i problemi e di pensare in maniera creativa. Gli effetti collaterali a lungo termine, però, non sono ancora stati ben individuati e si sa solo che in alcuni casi possono provocare nausea, sbalzi d’umore, mal di testa e ansia.

La stimolazione transcranica

Oltre ai farmaci, il neuroenhancement può anche essere sviluppato attraverso strumenti diversi come la stimolazione transcranica elettrica o magnetica.

Alcuni di questi dispositivi sono alla base del funzionamento di alcuni devices indossabili e pensati per i giochi online che stimolano la corteccia prefrontale per aumentare le prestazioni video-ludiche.

Per quanto possa sembrare molto interessante l’idea di migliorare le proprie prestazioni grazie a un farmaco o ad un dispositivo, bisogna pensare però che si tratta comunque di trattamenti sintomatici. Anche perché, come la droga usata da Bradley Cooper in Limitless, l’effetto del farmaco prima o poi svanisce.

Implicazioni sociali ed etiche

Un ampio dibattito è in corso a livello internazionale sull’utilizzo di queste sostanze neuro-stimolanti. Il Comitato nazionale per la bioetica italiano (CNB) ne parla nel documento Neuroscienze e potenziamento cognitivo farmacologico: problemi bioetici.

Questi farmaci, infatti, potrebbero creare un divario sociale ed economico molto importante tra persone potenziate e non potenziate. Non tutti, infatti, avrebbero la possibilità di sottoporsi a questi trattamenti.

Inoltre è necessaria una regolamentazione ordinata del modo in cui queste sostanze vengono prescritte e una maggiore informazione riguardo ai rischi e alle conseguenze fisiche e sociali.

Michela Balconi, docente di Neuropsicologia e Neuroscienze Cognitive all’Università Cattolica di Milano, in un’intervista sull’Avvenire, ha sostenuto che:

“Tali tecniche possono produrre indubbi benefici potenziando le funzioni mentali o prevenendone il decadimento. Possono però costituire un’arma a doppio taglio. […] Può favorire differenziazioni tra individui (tra chi ha accesso a tali forme di potenziamento e chi no), tra contesti culturali (culture che ne approvano la pratica e culture che, al contrario, la rifiutano) e tra generazioni (in quale fase dello sviluppo o del decadimento dobbiamo intervenire?)”

Brain fitness

Esistono inoltre alcune tecniche che si possono attuare senza l’aiuto di pillole come la NZT-48 di Limitless né di dispositivi ultra costosi. Queste metodologie possono migliorare la nostra mente e far si che invecchi meno rapidamente di quello che vorremmo. Il brain fitness è una tecnica che serve a stimolare le funzionalità delle cellule neuronali e dei circuiti cognitivi.

Allenare il nostro cervello ad apprendere nuove nozioni o approfondire quelle già acquisite aiuta a mantenere le abilità cognitive acquisite. Questo serve anche a ritardare eventuali insorgenze di patologie come la demenza senile o l’Alzheimer.

In questo caso l’allenamento cerebrale non dipende dalla materia ma dalla passione: infatti lo stimolo del piacere è fondamentale perché aiuta la comprensione. Anche l’utilizzo della tecnologia come computer, tablet o smartphone aumentano le capacità cognitive soprattutto nelle persone più anziane.

Altri film sul potenziamento (o de-potenziamento) cognitivo

Limitless non è il solo film ad aver trattato l’argomento del potenziamento cognitivo.

Un altro film molto discusso in cui vi è la credenza che non utilizziamo il 90% del nostro cervello è Lucy. La pellicola, diretta dal grande Luc Besson con protagonista Scarlett Johansson, racconta di una ragazza che viene costretta a trasportare nel suo addome una droga sperimentale, il CPH4.

Dopo essere stata picchiata, però, la droga entra in circolo nel suo sistema e la ragazza sperimenta un aumento delle sue capacità celebrali: in questo modo acquisisce dei veri e propri superpoteri e nessuno sarà in grado di fermarla. Qualche anno fa si parlava di un possibile sequel, ne abbiamo parlato qui.

Un altro film ha trattato la tematica in maniera diametralmente opposta. E se esistesse una pillola che fa regredire il nostro cervello permettendo di usarne solo il 2%? Questa è la trama del film satirico Italiano Medio (2015) del comico italiano Maccio Capatonda (qui potete trovare una nostra recente intervista al grande comico abruzzese). Il film è una parodia di Limitless ed è una vera e propria critica alla cultura italica a volte troppo sempliciotta e con scarso livello culturale.

E voi cosa ne pensate del film Limitless e di queste teorie sul potenziamento cerebrale? Fatecelo sapere nei commenti!

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