Metodi attoriali | tecniche e breve storia

Una breve guida ai metodi attoriali più importanti del cinema. Da Stanislavskij e Brecht, fino ai giorni nostri.

Metodi attoriali: Jack Nicholson

Oggigiorno molti sognano di vivere la vita dell’attore. Case lussuose con piscine, macchine ad alta cilindrata e feste che durano tutta la notte. Pochi però conoscono i metodi attoriali utilizzati nel cinema e il lavoro che c’è dietro al successo di un attore cinematografico.

Con questo breve articolo vogliamo fare un piccolo excursus di quelli che sono i principali metodi attoriali.

N.B. Dopo una breve introduzioni sull’eredità della recitazione teatrale, affronteremo principalmente le tecniche di recitazione cinematografica; sia perché questo sito si occupa principalmente di audio-visivo, sia perché non basterebbe un solo articolo per affrontare un tema complesso e complicato come è quello della recitazione teatrale.

Da che esiste il teatro e, dunque, l’attore, il teatrante si è sempre posto il problema di come si debba recitare e di cosa sia la recitazione. Il lungo discorso teorico possiamo presumere nasca con la nascita del Teatro Greco. Immaginiamo che si sia poi modificato ed ampliato con le varie epoche per giungere fino a noi. Prima però di arrivare ad elencare i metodi di recitazione cinematografica moderni, non possiamo non fare un piccolo cenno ai due Maestri che hanno segnato un solco tra due metodi differenti di recitazione: Konstantin Sergeevič Stanislavskij (1863-1938) e Bertolt Brecht (1898-1956).

metodi attoriali: Stanislavskij
Konstantin Sergeevič Stanislavskij (1863-1938)

Il primo, russo, detestava gli attori innaturali, le pose artificiose, la recitazione enfatizzata e stereotipata. Esigeva la semplicità e la spontaneità. Con gli anni ha decodificato un metodo che, in estrema sintesi, si basa sull’approfondimento psicologico del personaggio e sulla ricerca di affinità tra il mondo interiore del personaggio e quello dell’attore che lo interpreta. Il metodo stanislavskiano pone alla base dell’arte dell’attore quella che comunemente è conosciuta come immedesimazione. I suoi studi e risultati sono oggi pubblicati in due volumi: Il lavoro dell’attore su sé stesso e Il lavoro dell’attore sul personaggio.

metodi attoriali: Bertolt Brecht
Bertolt Brecht (1898-1956)

Il secondo, tedesco, professava un teatro politico che era volto a “combattere la menzogna, l’ignoranza e a scrivere la realtà”. Anche la recitazione veniva vista attraverso questo credo, di conseguenza l’attore non interpretava il personaggio facendo rivivere le sue emozioni, ma era come se lo “accompagnasse” in scena; l’attore si affidava al testo e al contenuto di esso. L’attore brechtiano deve mantenere una distanza dal personaggio, non deve permettere allo spettatore di identificarsi e di essere coinvolto emotivamente. Al contrario, deve suscitare un atteggiamento critico e analitico rispetto ai fatti rappresentati. Questa particolare tecnica è conosciuta con il nome di straniamento.

Questi due diversi approcci non sono in realtà antitetici. Con il presente articolo vedremo come diverse approcci abbiano declinato questi due principi in diverse modalità mischiandole fra loro.

Metodo Michail Čechov

Nipote del famoso drammaturgo russo, Michail Cechov entrò a far parte del Teatro d’Arte di Mosca di Stanislavskij nel 1912 e proprio dal maestro russo veniva considerato come uno dei suoi studenti più brillanti. Ma il grande maestro russo rimproverava all’allievo di divertirsi troppo durante le sue interpretazioni. Una volta a lezione, Cechov dovette interpretare la scena di un figlio che si disperava per la morte del padre. Cechov recitò la parte in maniera sorprendente e risultò molto credibile. Stanislavskij era ammirato dal talento del suo giovane allievo e gli chiese a cosa avesse pensato per entrare così tanto nel ruolo. Cechov rispose che pensò a quando gli era morto il cane, facendo così infuriare il maestro russo.

Nel 1943 arriva ad Hollywood e qui alterna il suo lavoro di attore con quello di insegnante di recitazione. Il suo metodo è un approfondimento di quello stanislavskiano ma Cechov sposta la prospettiva attoriale: da “come mi sentirei?” a “come il personaggio si sentirebbe?” in quella determinata situazione. Inventa inoltre i gesti psicologici: gesti che l’attore compie, in cui tutto il corpo è partecipe, che esprimono una specifica immagine, archetipo, personaggio e che coinvolgono tutta l’interiorità dello stesso.

Quando la moglie è in vacanza, Marylin Monroe

Nel vasto mondo dei metodi attoriali, il suo approccio fu fondamentale. Basti pensare che furono suoi allievi attori e attrici come Marilyn Monroe, Paul Newman, Gary Cooper, Anthony Quinn e che Anthony Hopkins e Jack Nicholson, attori che hanno studiato il suo metodo ma che non l’hanno mai conosciuto, si sono dichiarati debitori nei confronti del suo insegnamento.

Actor’s Studio & Lee Strasberg

Fondato nel 1947 da Elia Kazan e diretto da Lee Strasberg dal 1951 fino alla sua morte, l’Actor’s Studio fu la scuola che formò gran parte degli attori americani che negli anni 50 entrarono a far parte del firmamento hollywoodiano. Stiamo parlando di cavalli di razza come Marlon Brando, James Dean e Gregory Peck. Nel 1932, la compagnia del Teatro d’Arte di Mosca, diretta da Stanislavskij, fece un tournée a New York. Richard Boleslavskij e Maria Uspenskaja, ex allievi del maestro russo, aprirono un laboratorio teatrale sempre a New York. Sia Kazan che Strasberg, rimasero folgorati da questo rivoluzionario metodo attoriale e decisero di attuarne una versione americana. Possiamo affermare che il metodo Strasberg è una versione psicoanalitica del metodo Stanislavskij. L’attore non deve imitare le emozioni e le sensazione del personaggio, ma deve rivivererle basandosi sulla propria memoria sensoriale e sulla propria memoria emotiva.

Un tram che si chiama desiderio, Marlon Brando
Un tram che si chiama Desiderio, Marlon Brando

Vari insegnanti si sono poi discostati da questa scuola scoprendo e fondando nuovi metodi attoriali. Per dovere di cronaca, dobbiamo per lo meno citare Stella Adler che non condivideva l’eccessiva focalizzazione sul concetto di memoria dell’Actor’s Studio, per concentrarsi maggiormente sul ruolo dell’immaginazione. Altra variante importante è il metodo inventato da Sanford Meisner. La sua tecnica si fonda sul “vivere realmente in circostanze immaginarie”: emozioni istintive ed improvvisazioni sono qui fondamentali.

Negli anni, altri docenti hanno inventato altri metodi attoriali: l’interpretazione di Felicity Huffman in Transamerica segue il metodo chiamato Practical Aesthetics, metodo sviluppato da William H. Macy e David Mamet. Questo metodo basa la centralità della recitazione sull’azione attoriale.

Transamerica, Felicity Huffman

Scuola Inglese

Non esiste una vera e propria scuola inglese in senso stretto. Esistono molte scuole di recitazione e molte accademie e quelli che sono i migliori attori del Regno Unito formano quella che può essere considerata la scuola inglese che, dunque, comprende diversi metodi attoriali. Di certo possiamo affermare che i più grandi attori inglesi (Orson Welles, Laurence Olivier, Anthony Hopkins, Ian Mckellen, Kenneth Branagh, Michael Caine) hanno solcato per lungo tempo il palcoscenico teatrale e si sono confrontati con diversi autori classici e contemporanei. Molti, se non tutti, si sono trovati a passare sul palcoscenico dell’Old Vic, Royal Opera House, West End, Palace Theatre.

Il silenzio degli Innocenti, Anthony Hopkins

In cosa consiste la recitazione inglese? Nella semplicità. Niente intonazioni e voci impostate ma una modo di dire le battute che scorre senza intoppi, fondato sul ritmo e sui silenzi. Una grande semplicità che richiede un grandissimo studio.

Scuola Italiana

Anche per quanto riguarda il nostro Paese, non possiamo dire che esiste una vera e propria scuola italiana, ma che esistono diversi metodi attoriali. Diverse infatti sono le scuole italiane di recitazione: dalla prestigiosa Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” al Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC), senza dimenticare le scuole per attori dei Teatri Stabili o Civica Scuola di Teatro “Paolo Grassi”.

Diversi sono gli attori che hanno incarnato i nostri vizi e le nostre virtù. Sopratutto nel primo dopoguerra, l’Italia è stata la culla di enormi talenti, tutti diversissimi tra loro. Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Anna Magnani, Marcello Mastroianni, Sofia Loren, Totò. Questo articolo potrebbe continuare per altre dieci pagine citando solo i loro nomi. Sia beninteso, anche oggi ci sono grandi attori in Italia; ma quelli furono grandi anni per il Cinema Italiano e gran parte di quel successo si deve anche agli attori che vi hanno recitato. Ugo Tognazzi, Monica Vitti, Nino Manfredi

I soliti ignoti

Per fare un po’ il punto della situazione, possiamo dire che la recitazione italiana, nella costruzione del personaggio, si caratterizza in un utilizzo della maschera, eredità che deriva dalla Commedia dell’Arte. A volte poi, il grande attore italiano diventa anche mattatore. Questo avviene quando l’attore converge su di sé l’attenzione perché dà sfoggio di bravura.

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