Le Storie della Scimmia: Orson Welles e “La guerra dei mondi”

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Se ci dicessero, oggi, che i mezzi d’informazione classici, un tempo, erano capaci di mobilitare intere popolazioni, in molti, probabilmente, ci crederebbero con delle riserve.

Le persone sono sempre meno influenzate dalla radio e dalla televisione e tendono a dedicarsi maggiormente ai mass media di “recente” invenzione. Ovviamente, Internet su tutti. Ma, quest’ultimo, pur tiranneggiando sui veicoli d’informazione classici, sembra star subendo, al pari di questi, il diffuso scetticismo che caratterizza la società contemporanea. Lampante, la sfiducia delle persone nei confronti delle notizie del web, spesso modellate ed autoconfezionate a piacimento del diffusore (basti pensare alle numerose e recenti leggi contro le fake news).

Eppure, un tempo, lo scetticismo era ancora relegato alle cosiddette sfere intellettuali; mentre non era ancora contemplato tra la maggioranza della popolazione terrestre, ancora immersa in una fase “umile” del suo sviluppo. Concentrata prevalentemente sul lavoro e sulla sopravvivenza, numerosi individui non avevano il tempo di discutere le scelte dell’autorità (come dimostrano le numerose dittature emerse in quegli anni), né tanto meno ponevano in discussione le parole che uscivano da quelle nuove e strabilianti “scatole magiche”. Si sa, della novità ci si innamora e si crede che non ci possa mentire.

L’assenza di scetticismo e di pensiero critico in molti strati della società di allora, potrebbe essere una spiegazione a ciò che successe il 30 ottobre 1938 negli Stati Uniti d’America. Ma attenzione: questa è solo una delle numerose ipotesi valide da prendere in considerazione. Le variabili si accompagnano sempre ad altre variabili, ed in fondo, forse, ha ragione il protagonista della nostra storia sostenendo che il tutto fu causato da un errore di valutazione.

«Cominciammo a renderci conto, mentre stavamo distruggendo il New Jersey, che avevamo sottovalutato l’estensione della vena di follia della nostra America»

Orson Welles

Quando la televisione ancora non c’era e la Radio era la verità (C. Lucarelli)

Il nostro protagonista si chiama Orson Welles, e anche grazie a quella notte di ottobre del lontano 1938, diverrà uno mito ed un’icona, la cui grandezza viene decantata ancora oggi.

Il futuro regista mosse i suoi primi passi, dopo il teatro, proprio nella radio. Tra i suoi programmi di successo, figura sicuramente il Mercury Theatre On the Air della CBS, ove il nostro “eroe” leggeva e reinterpretava per il pubblico americano i classici della letteratura internazionale. Il successo era palpabile e Welles insieme al suo amico scrittore Howard E. Koch decise, alle porte della notte di Halloween, di alzare il tiro. Quello che successe dopo è ormai nella leggenda.

La Guerra dei Mondi

Orson Welles

Il romanzo, scelto da Orson Welles per alzare il tiro, fu La guerra dei mondi di H. G. Wells, un classico della fantascienza. Scritto nel 1897, il romanzo narra di un invasione aliena nei cieli di Londra, che si concluderà con la sconfitta dei marziani per mano di un banalissimo virus influenzale.

Fin qui, direste, tutto bene. Ma l’intuizione di Orson Welles e Koch fu un’altra, ovvero quello di reinterpretare il famoso romanzo in chiave giornalistica. La guerra dei mondi da opera di fantasia passò a radiocronaca, per coinvolgere maggiormente il pubblico. Ma il coinvolgimento arriverà ad avere proporzioni bibliche.

Il tutto fu preparato con precisione certosina, i tempi erano tutto. Se avessero sbagliato l’attacco della trasmissione, buona parte dello spettacolo ne avrebbe risentito. Pertanto, Welles, aspettò, come una tigre tra le felci, il momento giusto per dare il via a quello strambo programma. Il momento giusto era rappresentato dal cambio di canale che molti radio ascoltatori erano soliti effettuare dopo la fine di un programma della NBC. Ma, sorpresa, sorpresa, invece di ritrovarsi ad ascoltare la classica lettura, sentirono un giornalista (un attore) parlare concitatamente di un evento incredibile, inimmaginabile.

«Signore e signori, vogliate scusarci per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle 7:40, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute ad intervalli regolari sul pianeta Marte. Le indagini spettroscopiche hanno stabilito che il gas in questione è idrogeno e si sta muovendo verso la Terra ad enorme velocità. (…)»

Malgrado i ripetuti avvertimenti prima e dopo la trasmissione, i radio ascoltatori drizzarono le orecchie come se stessero ascoltando un’edizione straordinaria del telegiornale. Il panico iniziò ad insinuarsi nei cuori del pubblico radiofonico. Ciò fu coadiuvato dal fatto che il programma di musica interrotto era dal vivo. Tutto fu costruito per essere il più realistico possibile.

Non sappiamo se la cosa fu completamente voluta o fu il destino a dare una spintarella a Orson Welles e i suoi colleghi. Alcune voci dei protagonisti dell’epoca dichiararono di avere il timore che il materiale fosse estremamente noioso e che fu confermato solo perché non c’era altro di pronto da offrire al pubblico. Altri protagonisti, invece, dichiararono che intimarono a Orson Welles di smettere, poiché la miccia di follia aveva avuto già la sua fiammella.

– Per Dio, interrompi questo coso! Là fuori la gente è impazzita!

– Interrompere? Perché? Devono avere paura, mi lasci continuare!

Probabilmente, non sapremo mai del tutto la verità. Certo è che la palla fu presa al balzo, appena ci fu conferma della piena attenzione del pubblico, lo spettacolo iniziò ad andare oltre le più incredibili aspettative.

Intervallando musica e bollettini, il racconto via via assunse dei contorni sempre più realistici. Ad ogni interruzione le notizie si facevano sempre più allarmanti e neppure l’intervista ad un astronomo poté tranquillizzare i radio ascoltatori. Anche perché l’astronomo era lo stesso Orson Welles e certamente non voleva che il pubblico si tranquillizzasse ma neanche che andasse completamente nel panico. A questo punto, la “creatura” scivolerà dalle mani dei propri creatori e diverrà di proprietà dell’immaginazione delle persone e della potenza comunicativa della radio.

Ormai, la miccia correva a consumarsi verso la carica di dinamite. Alla notizia della caduta di un meteorite a Grovers Mills (New Jersey) le cose precipitarono. Il già citato finto giornalista Carl Phillips seguì dal posto l’intera vicenda, aggiornando i radioascoltatori minuto per minuto. Una volta dinanzi al presunto meteorite, i presenti (sempre attori) assistettero ad un evento spaventoso. La roccia cosmica non era esattamente quello che sembrava.

«Un momento! Sta accadendo qualcosa! Signori e signore, è terrificante! L’estremità dell’oggetto comincia a muoversi! La sommità ha cominciato a ruotare come se fosse avvitata! La cosa deve essere vuota all’interno!»

In pochi minuti, i presenti si resero conto che il cilindro metallico non era affatto vuoto e da esso si affacciarono esseri tentacolati, armati di tutto tranne che da buone intenzioni. Il giovane Orson Welles, a questo punto, alzò l’asticella e fece partire una serie di urli concitati, allarmi lanciati dall’esercito e suoni di panico e ressa. Genio! la cosa funzionerà benissimo e la piccola cittadina di Grovers Mills verrà presa da un’ondata di panico senza precedenti. Iniziò a farsi spazio la notizia della presenza di un gas tossico, ovviamente gli attori tossirono.

La Guardia Nazionale avanzava verso gli invasori interplanetari per tentare il tutto per tutto, ma venne spazzata via in pochi minuti dalle armi ipertecnologiche dei marziani. Fu la fine, il mondo sembrò essere giunto alla sua totale distruzione.

« Signore e signori, devo riferirvi qualcosa di molto grave. Sembra incredibile, ma le osservazioni scientifiche e l’evidenza stessa dei fatti inducono a credere che gli strani esseri atterrati stanotte nella fattoria del New Jersey non siano che l’avanguardia di un’armata di invasione proveniente da Marte. La battaglia che ha avuto luogo stanotte a Grovers Mill si è conclusa con una delle più strabilianti disfatte subite da un esercito nei tempi moderni (…) »

Tra messaggi di aiuto dell’esercito, urla e panico generale, la trasmissione si concluse con la lettura da parte di Welles delle pagine finali del romanzo, in cui si descriveva la disfatta degli alieni per mano di un virus influenzale. Fu tutto inutile, il New Jersey era stato messo, ormai, a ferro e fuoco.

Orson Welles

Epilogo

Paradossalmente, gli ascoltatori presero l’assenza di conferme da parte del Governo come un tentativo di insabbiamento. La radio li aveva ipnotizzati. Lei e lei sola era la voce della verità. Peccato che nulla era vero. Tale atteggiamento fu generato anche dall’intervento radiofonico da parte di un finto ministro dell’interno che confermava la guerra dei mondi.

La trasmissione era ormai ad un passo dall’illegalità.

I cittadini americani, ormai annebbiati dal panico, bombardarono i centralini dell’autorità per chiedere conferme e spiegazioni. Un giornalista della stessa CBS, uno vero stavolta, cerco di rassicurare tutti dichiarando la natura fittizia della radiocronaca, ma non fu creduto e fu costretto a giurare al pubblico che stesse dicendo la verità. Ma la fantomatica teoria dell’insabbiamento si consolidava sempre di più nei cuori degli ascoltatori, in una sorta di scetticismo al contrario. La radio aveva soppiantato anche le dichiarazioni dei governanti. La logica non ebbe mai spazio in questa storia.

Infatti, le persone rifiutarono anche le spiegazioni plausibili: “perché allora nel programma non c’era la pubblicità?” contestarono in molti, e non si tranquillizarono neppure quando gli si fece notare che il programma di Orson Welles non aveva mai avuto pubblicità nel mezzo. Nessuno credette a tale spiegazione. Delirio puro. Una condizione di panico che si autoalimentava.

La suggestione cresceva a dismisura. Tantissimi americani giurarono di vedere strane luci nel cielo e quando, per una strana coincidenza, il generatore di una cittadina saltò, la follia sociale scoppiò in faccia agli Stati Uniti.

Un signore molto religioso in preda alla paura caricò la moglie in macchina per raggiungere il parroco per l’ultima benedizione. Fermatosi ad una stazione di servizio per fare benzina, rifiutò di pagare il commerciante, urlandogli:

– che te ne fai dei soldi, tanto moriremo tutti!

Per fortuna la situazione si calmò quando entrò in scena un personaggio molto importante: la realtà delle cose. Dinanzi all’evidenza tutti si calmarono, constatarono che nulla era successo e scommettiamo che si sentirono anche molto stupidi (in fondo la tattica di San Tommaso non era così sbagliata). Il bilancio finale fu che su sei milioni di ascoltatori, un milione e mezzo (pur sempre un’enormità) abboccarono all’amo messo in acqua da Orson Welles.

Nei giorni successivi, la trasmissione ebbe un eco enorme, la foto di Orson Welles era sulle pagine dei quotidiani di tutto il mondo. Anche Adolf Hitler, in uno dei suoi discorsi, citò il programma per far notare l’eccessiva credulità del popolo americano. Peccato, che l’ometto baffuto credeva nella magia nera e nell’occultismo. Ma come direbbe Carlo Lucarelli, questa è un’altra storia.

La fama di Orson Welles crebbe così tanto che quando nel 1941 annunciarono l’attacco alla base militare di Pear Harbour da parte dell’aeronautica giapponese, in molti credettero ad un altro scherzo del grande artista. Ma in quel caso, per fortuna,  la “signora realtà” entrò subito prepotente a “sculacciare” quelle menti fantasiose.

Orson Welles divenne una star senza rendersene conto, e un po’stralunato e allibito, infine dichiarò:

«Per quello che abbiamo fatto sarei dovuto finire in galera, ma al contrario, sono finito ad Hollywood»

E voi, che ne pensate? Oggi, potrebbe mai succedere una cosa del genere?

Qui potete trovare la prima puntata de Le Storie della Scimmia

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