Sono Solo Fantasmi, la Recensione del film di Christian De Sica

Nell'era del cinepanettone 2.0 Christian De Sica presenta la sua personale variazione dei Ghostbusters: Sono solo fantasmi. Una commedia partenopea, che strizza l'occhio al thriller soprannaturale, ma soprattutto alla memoria di papà Vittorio De Sica.

Sono solo fantasmi

Il Natale 2018 aveva visto un doppio grande ritorno: da un lato, la coppia Boldi-De Sica riunita nel cinepanettone Amici come prima. Sul versante opposto, Enrico Vanzina firmava il primo panettone di produzione Netflix: Natale a 5 Stelle. Ma, con Sono Solo Fantasmi, il momento dei revival, della nostalgia e delle reunion, sembrerebbe un trend già esaurito.

A ridosso del Natale 2019, sembra ormai lontana anni luce l’era degli incassi da record, della rivalità tra i Fratelli Vanzina e Neri Parenti: le due anime di questa bizzarra anomalia italiana, che per il film di Natale ha stabilito standard precisi.

La formula del cinepanettone incassa tanto e costa poco, già che si fonda sull’eterna variazione degli stessi miti: la iella, l’epico scontro tra ricchi e morti di fame, alta società e cafoni ruspanti, e poi procaci bone svestite, battute sugli escrementi, romanità e altre specialità regionali. E su tutto il sesso, sempre inseguito, sempre interrotto sul più bello.

Sono solo fantasmi
Sono solo fantasmi è al cinema dal prossimo 17 Novembre

Sono solo fantasmi, il nuovo film di Christian De Sica, tecnicamente non è un cinepanettone. Ma anche senza il Natale, ci sono il viaggio, la sfortuna, la scalogna: archetipi che garantiscono sempre sicuro successo.

De Sica ha appreso tutto quello che serve da questa formula incredibilmente rodata. Al punto che può permettersi perfino un film che si presenta come i Ghostbuters, ma è disseminato della memoria di Vittorio De Sica: papà di Christian ma anche del Neorealismo, oltre che artefice del passaggio dal neorealismo rosa alla vera commedia all’italiana.

Sono solo fantasmi è uno strano mash-up di antico e moderno, commedia degli equivoci e dramma partenopeo, illuminati dagli accenti horror-thriller, e una fotografia a dir poco stupefacente.

Sono solo fantasmi

Il contrasto tra i cliché partenopei e le inquadrature in stile CSI – Scena del Crimine è stridente, ma resta il fattore X di Sono solo fantasmi: il film più interessante che De Sica abbia diretto negli ultimi anni.

Thomas De Paola (Christian De Sica) conduce una vita da mago e illusionista in disgrazia: tra un licenziamento e l’altro, riguarda ossessivamente i vecchi video dei suoi successi anni ’80.

La sua carriera televisiva è finita in tragedia, così il suo matrimonio, ma forse la morte dell’anziano padre Vittorio De Paola (ovviamente è sempre Christian De Sica), potrebbe cadere come una manna dal cielo. Thomas raggiunge Napoli con suo fratello Carlo (Carlo Buccirosso), che ostenta ormai il gergo del ricco imprenditore milanese.

La prima sorpresa è l’apparizione di un fratellastro che non sapevano di avere: Ugo (Gianmarco Tognazzi), appena dimesso dall’ospedale psichiatrico. La seconda sorpresa è che quel vecchio, nobile padre ha dilapidato una fortuna, lasciando in eredità solo una collezione di debiti. Ma la terza, ultima sorpresa, è che proprio il povero fratello matto in realtà sa come risolvere tutti i guai.

Se Napoli è infestata dai fantasmi, i tre fratelli fonderanno la De Paola Paranormal Activities: Acchiappafantasmi per caso, per una serie di rocambolesche avventure.

Sono solo fantasmi fallisce proprio quando mira troppo in alto: ad esempio, alla malinconia e la profondità delle commedie firmate Carlo Verdone. Ma al nostro Thomas De Paola va il merito di aver interpretato un personaggio che ricorda tremendamente il caro vecchio Tony Brando: il cantante di Compagni di Scuola.

Il film manca nei tempi comici, cerca le atmosfere dell’horror, ma alla fine prende la via più facile, presentando la solita serie di volgarità. Del cinepattone non ci sono più le donne nude, ma restano i soliti siparietti: quelli che molti adorano, altri disdegnano, ma fanno vedere tanti biglietti.

Nonostante gli evidenti limiti del film, va comunque sottolineato come Christian e Brando De Sica abbiano saputo costruire una regia moderna, grazie al soggetto di Nicola Guaglianone e Menotti, al casting e l’aiuto-regia di Filippo Orobello, ma soprattutto al D.O.P. Andrea Arnone. E il risultato, quantomeno sul piano formale, è nettamente superiore alla media delle commedie prodotte in Italia.

Sarà finita l’era del cinepanettone girato coi piedi e montato con l’accetta? Basterà una confezione visiva pregevole a riscattare la pochezza dei contenuti? Ai posteri l’ardua sentenza.

Intanto, i fan di Christian De Sica non resteranno comunque delusi.

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