Cosa rimane del Cinepanettone nel 2019?

Mentre Amici Come Prima trascina e vince il Natale, il botteghino italiano ha chiuso l’ennesimo anno in negativo. E’ arrivato il momento di un’elegia del Cinepanettone

E dunque, Massimo Boldi e Christian De Sica sono tornati, e a settant’anni hanno realizzato ancora una volta il film italiano di maggior incasso natalizio. Questo è ciò che ci dicono gli 8,3 milioni raccolti in cinque settimane da Amici Come Prima. Risultato scontato, ma scontate non sono le considerazioni che porta con sé. Cosa rappresenta una cifra di questo tipo all’inizio del 2019? Cosa rappresenta, un film di questo tipo, all’inizio del 2019? Fin dalla sua nascita, il Cinepanettone è sempre stato il genere cinematografico più rappresentativo dei (non) mutamenti sociali dell’Italia post-Prima Repubblica, e pertanto l’unico al 100% originale generato dall’industria cinematografica nostrana nel periodo successivo alla sua decadenza. Nei suoi successi c’è la cartina tornasole di questi ultimi due decenni di cinema italiano; e forse, la spiegazione di cosa si è rotto. Amici Come Prima, meglio tardi che mai, è il film che ci chiede di fare dei bilanci

E’ cambiato tanto, è cambiato tutto, nel cinema italiano e nel suo pubblico. Christian De Sica sembra saperlo, e infatti il suo film, più che un Cinepanettone, ne pare il malinconico afterparty. Una dolce e lunare commedia contemporanea, che ha fatto sua la lezione dei quasi amici francesi, e celebra consapevolmente l’eredità di una mitologia. Un Old Man & The Gun con, al posto di Robert Redford, un intero genere. Il successo del film, neanche a dirlo, ha levato il classico coro di banalità: il Paese non cambia mai, l'”italiano medio” è sempre quello, Povera Italia e avanti così. Ovviamente il discorso è mille volte più complesso: il Paese è cambiato eccome, e gli italiani pure. E il Cinepanettone, ancora una volta, lo ha registrato.

Amici Come Prima, 2018

Sarebbe necessario capire una volta per tutte cos’è, questo Cinepanettone. Negli anni più o meno recenti, il vezzeggiativo critico è assurto ad eclettico anatema linguistico multiuso, un’etichetta di riconoscimento applicabile a piacimento. Non ci sono caratteristiche vincolanti, nella percezione popolare: “Cinepanettone” sta al film comico come “americanata” a quello action. Facili timbri, tormentoni per indicare qualcosa che non piace. E’ necessario allora fissare dei punti, e iniziare a fare qualche distinguo storico.
Un Cinepanettone è dunque 1) un prodotto Filmauro e 2) un prodotto natalizio, con 3) Christian De Sica e/o Massimo Boldi protagonisti e 4) diretto da Vanzina/Parenti/Oldoini. Si può discutere sui dettagli (cast e registi), ma la struttura non è sindacabile. Va da sé che arrivare a definire “Cinepanettone” lavori spuri come Poveri Ma Ricchi (Brizzi, Wildside) o Matrimonio al Sud (uscita a ottobre, Medusa) non aiuti nessuno. L’ultimo Cinepanettone “vero” è stato Vacanze di Natale a Cortina, 2011. L’ultimo Cinepanettone “puro”, è stato Natale a Miami, 2005. Due titoli su cui torneremo. Quello che è successo in mezzo sono rivedibili tentativi. Amici Come Prima, oggi, non è che il tardivo epilogo.

Il Mito (perché di mito si tratta) pone la nascita del Cinepanettone in un colloquio lavorativo del 1983. Studi Filamuro, Roma: Luigi e Aurelio De Laurentiis commissionano a Carlo ed Enrico Vanzina un sequel apocrifo di Sapore di Mare, uscito l’anno prima per Medusa e subito diventato un classico del cinema nostalgico-generazionale. Erano gli ultimi fuochi dell’exploitation all’italiana: un film andava bene, era naturale chiederne i figli bastardi. E la giovane Filmauro aveva bisogno di controbattere in fretta ai rivali milanesi. Vacanze di Natale fu la risposta dei leggendari fratelli.
Rispetto al prototipo estivo, il film dell’83 abbracciava la contemporaneità, metteva attori e comici tv sullo stesso livello, e fondeva la polemica con la cafonaggine borghese craxi-berlusconiana alla sua affettuosa celebrazione. Praticamente, un prototipo di laboratorio contenente il DNA di trenta e forse quarant’anni di cinema italiano (e dunque, d’Italia).

Vacanze di Natale, 1983

Ripercorrere la storia che da Vacanze di Natale ’83 porterà a Natale A Miami, e da lì fino a Vacanze di Natale a Cortina e all’estinzione del genere in questi anni recenti, richiederebbe un saggio intero. Brevemente, il format definitivo verrà trovato nel ’90, quando Christian De Sica e Massimo Boldi si affermarono mattatori: da lì in poi, la serie attraverserà una fase classica (neve, Natale, montagna), una “sociale” (Anni ’90), quella camp (SPQR, A Spasso nel Tempo) e quella televisiva (Paparazzi, Bodyguards), per codificare all’inizio del terzo millennio la formula d’oro a base di esotismo e avventure di coppia in giro per il mondo (formato ereditato dai vecchi Road to… con Bing Crosby e Bob Hope, e dagli Abbot & Costello Meet… dei ’40). Più o meno in questo periodo, su una recensione di Bodyguards (2000) apparsa su Il Foglio, compare per la prima volta la definizione “cinepanettone”.
E’ il 2002: Natale sul Nilo incassa 28 milioni di euro.

Il culto della nostalgia fa mangiare mezza Hollywood da dieci anni, e Amici Come Prima si regge sugli stessi identici meccanismi. Ciò che ha riportato la gente in sala è stata la voglia di ritrovare il tempo perduto, scoprire cosa ci separa da quel Natale 2005 in cui Boldi e De Sica sciolsero la coppia al culmine del successo, e in sala andò Natale a Miami (il capitolo più American Pie della serie, nonché uno degli incassi maggiori).
Allora, come è noto, la voglia di Boldi di reinventarsi nonno da sitcom sulla scia di Lino Banfi lo spinse a tradire De Laurentiis con Medusa/Mediaset. Il Natale 2006 fu vissuto come un derby: Olè (Boldi, Vanzina, Salemme) da una parte; Natale a New York (De Sica, Parenti, e praticamente l’intera Nazionale del cinema comico italiano anni ’00) dall’altra. Il risultato fece epoca: 23 milioni a 8 per la Filmauro, una cifra stordente che avrebbe segnato il proseguimento del progetto Cinepanettone, seppur in versione monca, per altri cinque anni di successi. Christian De Sica proseguì dunque da solo, elesse Massimo Ghini a comprimario e replicò con successo la formula fino al fatidico 2011.

Natale a Rio, 2008

All’inizio dell’attuale decennio, il Cinepanettone era improvvisamente diventato un meme. Un meme negativo, ovvio. I fattori responsabili di questa dannazione mediatica restano invisibili, come spesso capita. Una leggendaria quanto clamorosamente miope tirata di Boris identificherà storicamente proprio il Cinepanettone come Male Oscuro del cinema italiano – paradossalmente proprio nel momento in cui la formula andava a morire, lasciando posto al nulla.
In capo ad un paio d’anni, quello stesso pubblico che fino a poco prima riempiva le sale (vergognandosi un po’), cominciò a negare, e a rinnegare: sembrava che nessuno li avesse mai visti, questi Cinepanettoni, al punto che non si capiva come avessero fatto a sostenersi per trent’anni. Gli 11 milioni di incasso di Vacanze di Natale a Cortina (seguito del già deludente Sudafrica dell’anno prima) indicarono in maniera definitiva che i tempi erano cambiati. E in Filmauro non si perse tempo a dichiarare defunto il format, come se in fondo lo sapessero loro per primi che non era più aria.

La questione relativa alla scomparsa del Cinepanettone affonda ancora una volta nella simbiosi tra Cinema e società italiana alla matrice di questi stessi film.
In primis, all’inizio del decennio duemiladieci cominciano a mancare i soldi. L’era del benessere è bella e finita, e il Cinepanettone, a torto o a ragione, è identificato come il volto preciso dell’Italia libertaria, televisiva e cafona dell’ormai decadente Cavaliere. Un’Italia che nel mondo post-2008, non esiste più.
Con il nuovo decennio il sentire pubblico parla di rottamazione, cambiamenti, ottimismo renziano e primi vaffa day sovranisti. Sono anni in cui i grandi brand del cinema italiano cambiano: Benvenuti al Sud/Nord, gli Immaturi di Genovese, i film con Paola Cortellesi (autentico genere a sé stante), l’esatto opposto di quei vecchi film su ricchi erotomani e dementi.
Nel corso del decennio, la casa di De Laurentiis proverà ad invertire il trend cambiano d’abito al non più presentabile Cinepanettone classico, con risultati via via sempre più deludenti (la saga Colpi di…, il passaggio di timone a Lillo & Greg). Ma è tutta l’industria a non passarsela bene. I biglietti non si vendono, i successi diventano sempre più rari e imprevedibili. La realtà è una sola: la scomparsa dei Cinepanettoni non solo non ha salvato il “cinema italiano di qualità”, ma non ha favorito nessuno. Nulla è spuntato capace di rimpiazzarlo, e poco alla volta anche tutto il resto è scomparso. Il dinosauro più grosso è stato solo il primo ad estinguersi.

Un Natale Stupefacente, 2014

I film italiani non li guarda più nessuno. E’ un dato Anica con cui bisogna fare i conti. I 124 milioni raccolti dalle produzioni locali in questo 2018 segnano un leggerissimo + sul 2017, ma rispetto ai 164 milioni di dieci anni fa (senza calcolare il caro biglietti) è chiaro che qualcosa si è perso.
Se si ha il buon senso di escludere dal discorso la variabile impazzita Zalone (ormai assurto a figura pagano-messianica), diventa necessario discutere la scomparsa di una precisa categoria di blockbuster italiano. Identifichiamola per semplicità con i film a incasso maggiore di 8 milioni: nel 2010, furono 7. Nel 2012, 5. Tra il 2016 e il 2017, solo 3. Numeri che vanno in parallelo con il crollo degli introiti complessivi, di cui le produzioni italiane erano solite costituire il 28-29% (negli ultimi anni siamo nell’ordine del 20).
Parlare di una generica “crisi del cinema” è troppo comodo: in questi giorni la Germania ha chiuso l’anno con incassi per 832 milioni di euro; la Francia, circa 1.3 miliardi: quasi il triplo dei 555 milioni complessivi del 2018 italiano, a parità di abitanti e moneta. E pensare che entrambi i paesi europei reputano i propri numeri deludenti, attribuendo la colpa al mese dei Mondiali.

Rispetto ai nostri vicini franco-tedeschi, va detto, noi italiani abbiamo dimostrato una fretta tutta particolare nell’abbandonare la sala al suo destino. E’ stata una decisione culturale, né più né meno: a parità di scelta, gli italiani hanno rinunciato ad andare al cinema.
Ma in quest’ottica di disamoramento non si possono cancellare le colpe del’industria: per trent’anni le voci che invocavano un necessario ritorno ai generi sono state derise, o smentite dal box-office. “Il pubblico italiano vuole ridere”, si diceva. E nel momento in cui questo assioma è venuto a cadere, un sistema intero si è trovato spiazzato. Perché ora che neanche le commedie incassano più, i bilanci crollano. E non c’è più appuntamento natalizio che faccia da polmone artificiale.

La Befana Vien di Notte, 2018

E qui torniamo ad Amici Come Prima, e ai suoi eroici e malinconici otto milioni al quinto weekend. No, non può riportarci al 2008, al 2002 o al 1983. E’ cambiato il pubblico, è cambiata l’Italia. E mentre i buoni dati di La Befana Vien di Notte e I Moschettieri del Re hanno dimsotrato come, per la prima volta da molto, troppo tempo, anche la commedia mainstream abbia riconosciuto la necessità di ibridarsi con altri generi (il fantasy e l’avventura) per non morire, rimane la frustrazione. Per anni si è giocato a dire che il Cinepanettone fosse la rovina del cinema italiano, e quando il cinema italiano si è rovinato da solo per mille altri motivi, siamo finiti a rimpiangerlo. Ancora di più se si considera come la formula d’oro (abitudine, ritualità, esperienza collettiva), che da sola teneva in piedi un sistema con un piede e mezzo nella fossa, era sostanzialmente la stessa che oggi fa la fortuna della Marvel di Kevin Feige.

Amici Come Prima non segnerà il ritorno del Cinepanettone. I cinephiles dormano sonni tranquilli. L’esperimento ha pagato, ma difficilmente sarà replicato. E’ servito prima di tutto a ricordarci di quanto questo cinema fosse importante. E quanto, di qualcosa dalla simile portata storica, continuiamo dopo anni ad avere disperatamente bisogno.