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Terminator: Destino Oscuro, la Recensione dell’ultimo capitolo della saga

Cambio di rotta per i temibili cyborg prodotti dalla Skynet. Terminator: Destino Oscuro segna il passaggio del testimone in rosa. Al cinema dal 31 ottobre.

Prima di iniziare a parlare di Terminator: Destino Oscuro, è necessario fare alcune specifiche. In primis, bisogna ricordare che questo sesto film della saga creata da James Cameron nel 1984, “rinnega” tutti gli eventi dal terzo film in poi. Si parte dunque dalla fine di Terminator 2, con la distruzione totale della Skynet. E la Terra ovviamente salva da qualsiasi olocausto nucleare per mano delle macchine.

Raccontare ciò che accade in questo film risulta tuttavia complicato giacché il film inizia già con un colpo di scena a dir poco notevole, tanto quanto lo è la CGI che ricrea perfettamente sia Arnold Schwarzenegger che Linda Hamilton da giovani. Quindi, un salto temporale ci porta ai giorni nostri dove in quel del Messico piombano dal cielo Grace ed il Rev-9. Rispettivamente la bellissima e androgina Mackenzie Davis e Gabriel Luna.

Il Rev-9 è un nuovo, potente cyborg che vuole uccidere Daniella. Il perché? Non lo sveleremo. Tuttavia, la giovane ragazza messicana va assolutamente protetta, ad ogni costo. Non aggiungeremo altro onde evitare fastidiosissimi spoiler. Basti sapere che, da come si evince sia dal trailer che dalla locandina, torneranno sia Schwarzy che Sarah Connor.

James Cameron ha deciso di riprendere in mano una delle saghe più iconiche degli anni ’80, svecchiandola e riproponendo ovviamente l’attore che ha reso Terminator un vero e proprio cult della fantascienza d’azione: Arnold Schwarzenegger. Per farlo, ha incaricato un regista che ha dimostrato di saperci fare con l’action come Tim Miller, già direttore di Deadpool insieme a David Leitch, altro nome da tenere d’occhio nell’ambito action.

Terminator Destino Oscuro e la distruzione del passato

Alla sceneggiatura troviamo David Goyer, il quale vede tra i suoi copioni firmati film buoni come i primi due Blade e film molto meno buoni come il terzo capitolo di Blade e sfortunatamente molti altri. Tuttavia, possiamo supporre che l’impronta di Cameron nelle vesti di produttore riesce a limitare i danni (comunque presenti) dello script. Come dichiarato dallo stesso Cameron, Terminator: Destino Oscuro vuole essere un film di rottura col passato, una sorta di passaggio di testimone per un rilancio di un iconico franchise.

A dir poco apprezzabile in tal senso, la ricerca di una storia che poggi le basi sulla decontrazione progressiva (e progressista, in questo caso) dell’immaginario Terminator. Molte le sequenze costruite con questo specifico intento che ovviamente non sveleremo. Terminator: Destino Oscuro è un film che negli intenti decide di spezzare il legame con il passato in favore di qualcosa di nuovo e attuale. Ecco quindi la scelta di un trittico di donne come protagoniste che vogliono passare il confine messicano per scappare. Politica e società contemporanea permeano la ricerca di novità di Terminator: Destino Oscuro.

Terminator: Destino Oscuro, la Recensione

Tuttavia, alcune brutture legate tanto ai soliti spiegoni tipici del cinema a stelle e strisce di oggi quanto a momenti chiave decisamente troppo forzati, contaminano gli ottimi intenti sopracitati. Sarebbe stato molto facile lanciarsi a capofitto in una comfort zone fatta di nostalgia e richiami al passato. Non è questo il caso. Il coraggio di voler dare una ventata di novità va senz’altro premiato, anche a costo di girarsi dall’altra parte quando ce n’è bisogno.

Così come accaduto a Star Wars: Episodio VIII, anche qui ci troviamo di fronte alla scelta di dire addio al passato e prendere la propria strada. Ma dove aveva fallito Rian Johnson, ecco che il talento di Miller sale in cattedra, riuscendo a confezionare sequenze d’azione a dir poco adrenaliniche. Si chiude dunque un cerchio e se ne apre un altro, del tutto al femminile. Con buona pace di chi vorrebbe questi film a totale appannaggio del testosterone.

Lorenzo Pietroletti
Classe '89, laureato al DAMS di Roma e con una passione per tutto ciò che riguardi cinema, letteratura, musica e filosofia che provo a mettere nero su bianco ogni volta che posso. Provo a rendere la critica cinematografica accessibile a tutti, anche al "lattaio dell'Ohio".

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