Yesterday: un inno d’amore dal passato – Strofe & Pentagrammi

Un capolavoro che ha ancora oggi pochi eguali.

Yesterday

Un brano indelebile della storia contemporanea.

Senza troppi indugi, Yesterday è una delle canzoni più belle di sempre. Un piccolo gioiello immortale, che ancora oggi rimane un punto di riferimento. Non sarà un caso se è la canzone che ha generato il maggior numero di cover, detenendo un vero e proprio Guinness World Record. Un brano capace di affascinare centinaia di artisti, tra i quali è obbligatorio menzionare Ennio Morricone. Il nostrano premio Oscar ne inserì infatti una meravigliosa parafrasi in C’era una volta in America, indimenticabile capolavoro di Sergio Leone e colonna sonora tra le più amate del Maestro.

Complice la limpidezza e l’eleganza che ne caratterizza la scrittura, Yesterday ha quindi esercitato un’enorme influenza sulla cultura contemporanea. Da singolo anomalo all’interno della produzione dei Beatles a icona imperitura della band. Il brano fu interamente scritto da Paul McCartney, che da solo ha anche provveduto ad inciderlo. Quella che ormai è leggenda vorrebbe che la melodia di Yesterday apparve in sogno al frontman dei Beatles, che ne fece una vera e propria ossessione. Il resto, più che leggenda, sono pagine di Storia.

Yesterday, all my troubles seemed so far away.

Un idillio lontano, un amore perduto. “Ieri” che diventa un ricordo smarrito in un passato sfuggente, “una volta”. Così lontano, in quel so far rafforzato da away, impossibile da rendere in italiano. Inizia con questo incipit Yesterday, costringendo a guardarsi all’indietro, a ciò che si è perduto e a fare i conti col presente. Ogni distico, in rima baciata, contiene infatti una rievocazione del passato e un’amara constatazione del presente, alternando sapientemente i tempi verbali.

All my troubles seemed so far away/
Now it looks as though they’re here to stay
.

I miei guai erano così lontani/
Ora sembra che siano qui per restare.

E così anche quando ammette di non essere più l’uomo che era una volta, e che ora c’è un’ombra che incombe su di lui, o quando l’amore era un semplice gioco, e ora avrebbe bisogno di un posto in cui nascondersi. Questo rifugio è talvolta proprio il passato:

Oh, I believe in Yesterday

Oh, io credo nel passato

Che però sa diventare una dolorosa rimembranza quando, inatteso, trafigge la memoria:

Oh, Yesterday came suddenly

Oh, il passato è arrivato all’improvviso

Yesterday

Il ritornello svela il motivo di tanta malinconica nostalgia.

Why she had to go? I don’t know, she wouldn’t say/
I said something wrong, now I long for yesterday

Perché è dovuta andare via? Non lo so, non l’ha voluto dire/
Avrò detto qualcosa di sbagliato, ora anelo al “Ieri”

Un inspiegabile abbandono. Mentre continua a chiedersi perché sia andata via, cerca una risposta tra la bruciante consapevolezza e l’auto-commiserazione di una consolazione: in fondo, forse neanche Lei sapeva perché lo stava lasciando. Ma l’amore era un gioco, e risposte a queste domande così difficili si perdono nel vago e indefinito che culla il protagonista nel ricordo.

Ad accompagnarlo nel suo naufragar, oltre alla sola chitarra, un quartetto d’archi. Una soluzione di estrema raffinatezza nella discografia dei Beatles, che lasciarono McCartney protagonista di un arrangiamento totalmente unplugged. L’assenza di hammond, di chitarre elettriche e delle percussioni talvolta sbilenche di Ringo Starr è riempita solo da una chitarra acustica e dal quartetto. Così, dopo aver presentato la struttura armonica del brano, gli archi fanno il loro ingresso su Suddenly/I’m not half the man I used to be, sostenendo la voce di McCartney fino alla fine.

Un’aggiunta attenta ed equilibrata.

Amplificando il semplice accompagnamento per ottavi della chitarra, il quartetto sottolinea alcuni incisi della voce senza stravolgere l’accordalità del pezzo, sempre uguale ma non per questo ridondante. Certo è che se già la melodia di McCartney era un’opera d’arte, alcuni interventi perlinei del quartetto la elevano a capolavoro.

Il movimento a parti late dell’ultima strofa amplifica il senso di indefinito di questa ballad, con il primo violino che canta un la nel registro sovra-acuto, distanziandosi dal resto della texture. Il protagonista dell’arrangiamento è però il violoncello, specie nel ritornello. È lui infatti a sottolineare il moto contrario del basso con la voce in Something wrong, nonché a concedersi l’unica licenza dallo schema armonico.

  • Yesterday
  • Yesterday

Sarà che per la sua semplicità e struggente bellezza che la canzone si è prestata a tante rivisitazioni. O forse perché capace di raccontare quella che in fondo è la storia di ogni amore perduto, pieno di domande mai poste e silenzi. Così ciascuno può aggiungere qualcosa a questo racconto archetipico, creando la sua personalissima Yesterday raccontando la sua storia. Allora è la sua universalità a renderla unica: un inno d’amore che trascende tutte le dimensioni del tempo.

https://open.spotify.com/track/3BQHpFgAp4l80e1XslIjNI?si=Ti01ZB_oQUGXOHqWKiCC5g

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