5 film da vedere su Netflix – Maggio 2019

film da vedere su Netflix

Netflix è una piattaforma che viene costantemente sottovalutata da parte del pubblico e molto spesso senza alcun tipo di fondamento. Il catalogo infatti, non solo presenta diversi titoli meritevoli, ma anche grandissimi film che son entrati per merito nella storia del cinema. Opere assolutamente da non perdere e lavori che non possono sfuggire ai veri appassionati della settima arte. Una lista di creazioni in grado di spaziare attraverso i generi, gli stili e i target, fornendo sempre il giusto prodotto al pubblico di riferimento. Ecco quindi, 5 film da vedere su Netflix:

1) Taxi Driver – Martin Scorsese (1976)

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Travis Bickle è il prodotto di una società corrotta, ridotta al degrado ed aggrovigliata su i suoi stessi problemi. Un ex marine alienato, segnato da gravi problemi di insonnia, contraddistinto da un forte disprezzo per l’ecosistema in cui vive. Taxi Driver è questo; un film sulla solitudine, che si fa manifesto di una realtà che fagocita ogni cosa, destrutturandola nella propria essenza. Martin Scorsese dipinge così, attraverso inquadrature notturne e spesso esteticamente sporche, una città segnata da violenza, droga e prostituzione. Uno scenario desolato, vero volto di un’America deflagrata, totalmente incapace di gestire i problemi di cui è afflitta.

Elementi urbani e sociali, che non si sposano con l’etica di Travis Bickle, che come fantasma alla ricerca di uno scopo, vaga per la città maledicendo ogni anfratto ed agglomerato urbano. La guerra non solo lo ha privato del sonno, di un futuro, ma lo ha anche trasformato in un uomo violento, sempre pronto ad imporre la propria morale sul mondo che lo circonda. Un paranoide, schizofrenico, che ogni notte si sigilla all’interno del suo taxi, della sua piccola e concreta realtà, per interfaccia con la città e ciò che lo circonda. Un individuo che, per la stessa natura del suo lavoro, è costretto sempre a guardare davanti a sé, e mai alle spalle, se non grazie al suo specchietto retrovisore.

Un riflesso che non solo rappresenta la scissione mentale del protagonista, ma che mostra anche la nevrosi che ormai lo contraddistingue. Scatti oculari saettandoti implacabili nei confronti di un mondo che ormai lo rifiuta, che lo ha abbandonato a sé stesso.

2) Psycho – Alfred Hitchcock (1960)

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La figura genitoriale della madre all’interno di Psycho, diviene per Norman Bates, un’entità nella quale rimodellarsi, sopravvivere e relazionarsi con il mondo esterno.

Un elemento insostituibile nella sua vita, che indirettamente va a delineare un profilo psicologico patologico, che però non viene mai messo interamente alla luce dal regista. Una scelta narrativa interessante, che omette i vari perché della natura maniacale “dell’antagonista”, lasciando però intravedere una forte ispirazione alla filosofia di Sigmund Freud sul rapporto madre-figlio. Lo psicanalista danese durante la sua carriera, giunse a definire la relazione che intercorre tra un bambino e la sua mamma di natura secondaria, ovvero; deputata a soddisfare tutte quelle necessità che gli psicanalisti definiscono primari: bisogni alimentari, di pulizia, sessuali ed aggressivi. La madre rappresenta quindi l’oggetto su cui il figlio può scaricare le tensioni provenienti dall’accumulo d’energia dei bisogni primari non soddisfatti.

Alfred Hitchcock affascinato da questa psicologia perversa, sceglie così di delineare attraverso queste nozioni ed all’omonimo romanzo, un serial-killer imperturbabile, affascinante ed instabile. Un personaggio fortemente combattuto tra le pulsioni sessuali che avverte e il sentimento affettivo che prova per sua madre. Una lotta interna, che infine degenera in un conflitto tra bisogni primari e secondari, tra quella volontà di potersi affermare come entità singola ed indipendente e quel bisogno di una figura sacra ed eterna, che possa infondere sicurezza. Norman Bates perde la propria identità in questi schemi esistenziali e cognitivi, portando alla massima estremizzazione il concetto del doppio, già presente nel film fin dai primi minuti. Un tema che ricorrere, proprio come quello della madre, non solo nella struttura narrativa dell’opera, ma anche in tutte le sue componenti visive.

Esiste un cinema prima e dopo Psycho.

Un’opera che grazie alla sua potenza visiva e narrativa è stata capace di rivoluzionare radicalmente non solo il genere di cui fa parte, ma anche tutta la settima arte in generale. Un film strepitoso, in grado di portare lo spettatore a patteggiare prima con una ladra ed infine con un assassino, in un continuo ribaltamento di emozioni e situazioni. La forza del film di Alfred Hitchcock sta anche in questo, nel suo saper cambiare direzione in più di un’occasione, attraverso twist geniali e mirati, sempre congeniali e mai scontati. Una scelta narrativa che continua a rimodellare il film in tutti i suoi aspetti, mutandolo nel genere, nel ritmo e nelle sue altre componenti, destabilizzando così lo spettatore. Un viaggio imprevedibile e malsano nella psiche dell’essere umano, dove i veri orrori giungono sempre dal passato, in un modo o nell’altro.

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3) The World’s End – Edgar Wright (2013)

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Edgar Wright, dopo aver preso di mira il genere poliziesco e quello orrorifico, torna sul grande schermo con l’ultimo capitolo della trilogia del cornetto, dissacrando così anche la fantascienza e tutti i suoi stilemi. Divertente, fresco e a tratti davvero geniale, The World’s End è un’opera con ritmo, capace di intrattenere e soprattutto di far ridere. Lontano dall’essere prevedibile e banale, il film del regista britannico dimostra come la regia e il montaggio possano rivelarsi elementi fondamentali per la buona riuscita di un’opera, soprattutto se curati e resi in maniera ottimale come nel prodotto in questione. Sequenze ritmate, ben equilibrate e con la giusta dose di azione e commedia, fanno di quest’opera un punto di riferimento nel panorama moderno.

L’ultimo capitolo della trilogia del cornetto giunge così per dare una ventata d’aria fresca, costruendo una critica alla società moderna, ormai popolate da persone depensanti e sfaticate. L’uomo all’interno del film, viene paragonato ad un parassita, ad un’essere complessivamente negativo, destinato a distruggere non solo la sua piccola realtà, ma anche il mondo in cui vive. Un’animale ancora troppo poco evoluto per poter apprezzare quello che ha e per capire come svilupparlo al meglio. Un individuo che seppur pieno di difetti, risulta meritevole di una seconda occasione. The World’s End è un piccolo gioiello, che tutti gli amanti della fantascienza e della commedia, dovrebbero vedere almeno una volta nella vita.

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