Quella volta che Al Bano denunciò Michael Jackson per plagio

Al Bano

E’ successo davvero: nel 1992 il re del pop venne accusato di plagio da Al Bano Carrisi.

Il caso dell’Ucraina non è il primo di portata internazionale in cui il nostro Al Bano viene coinvolto, e la vicenda di cui stiamo per parlarvi ha del tragicomico. Tutto ebbe inizio quando il piccolo Yari, nato dall’unione tra Al Bano e Romina Power, ascoltò alla radio il brano “Will You Be There” di nientepopodimeno che Michael Jackson. Il piccolo riscontrò una “fortissima” somiglianza con la canzone “I cigni di Balaka”, presente nell’album “Libertà!”, che i suoi genitori incisero nel 1987.

Il brano di Jacko, invece, venne pubblicato il 26 novembre del 1991 all’interno dell’album “Dangerous”, che vanta 32 milioni di copie vendute in tutto il globo.

Al Bano decise di denunciare immediatamente il re del pop

Nel 1994, la Pretura civile di Roma ritirò il disco dal mercato italiano; addirittura la Sony, che ne possedeva i diritti pubblicò una nuova edizione del disco senza la canzone incriminata.

Tre anni dopo Micheal Jackson venne chiamato presso il Tribunale di Roma.  In seguito all’interrogatorio sostenuto quel giorno, venne revocato l’ordine di sequestro di Dangerous in assenza allo stato degli atti, di una prova attendibile e convincente che Jackson abbia avuto conoscenza del brano musicale realizzato da Al Bano”.
Nella prima udienza venne addirittura convocato il maestro Ennio Morricone per chiarire se vi fosse plagio o meno.

Come se non bastasse, pochi mesi dopo, il Tribunale di Milano stabilì che non vi erano i presupposti per un vero e proprio plagio: infatti entrambi i brani erano privi di originalità, essendo ispirati a vecchi calssici blues privi di diritti d’autore come “Just another day wasted away” e “Bless You For Being An Angel“.

Quali furono le conseguenze per il povero Al Bano?

Il risarcimento, ovviamente: Al Bano fu condannato a pagare tutte le spese processuali. Ma l’epicità di questa storia non aveva intenzione di concludersi con un nulla di fatto; infatti, nel maggio del 1999, il Pretore Penale di Roma diede ragione ad Al Bano, dopo che i periti riscontrarono la presenza di ben 37 note consecutive identiche nei ritornelli dei due brani. Dunque il plagio sussisteva e Jackson fu condannato a pagare quattro milioni di lire di multa per plagio. Non fu, invece, accolta la richiesta di cinque miliardi di lire inoltrata da Al Bano per i danni subiti.

Ma non finisce qui: nel novembre dello stesso anno la Corte di Appello di Milano confermò la sentenza del 1999, quella che proclamava l’insussistenza di plagio dovuta alla non originalità dei brani in questione. La vicenda, quindi, si concluse con il fatto che gli artisti, a loro reciproca insaputa, avevano realizzati i propri brani in base alle proprie personali conoscenze musicali.

La canzone da cui entrambi pare abbiano attinto

Al Bano alla fine fu costretto a pagare tutte le spese processuali, avendo lui stesso dato inizio alla vicenda.

La causa dai connotati infiniti avrebbe dovuto concludersi in Cassazione. Fortunatamente, un accordo tra i due artisti portò alla definitiva chiusura della questione.

Il patto prevedeva la realizzazione di un concerto a favore dei bambini maltrattati nel mondo (mai eseguito, viste le accuse di pedofilia piovute su Jackson) . Nel 2001, infine, si concluse anche il procedimento penale di Roma con il ribaltamento della sentenza del 1999 e la definitiva assoluzione di Jackson dal reato di plagio.

Perché Michael Jackson, l’uomo che ha comprato i diritti di tutte le canzoni dei Beatles, avrebbe dovuto rubare un brano ad Al Bano?

Questa è la domanda. Il volpone di Cellino San Marco avrà provato, data la somiglianza tra le due canzoni, a farsi un po’ di pubblicità nel mondo. In più, l’accordo finale l’avrebbe calcare i palchi al fianco del re del pop.

Jackson a riguardo disse solo che: “Prima di questa accusa non avevo mai sentito la canzone del maestro Al Bano. Mai l’avevo incontrato in alcun modo.”

Alla fine delle peripezie giuridiche, Al Bano dichiarò di non aver mai creduto che Jackson sia volutamente ispirato alla sua canzone, ma che probabilmente qualche altro individuo a lui vicino gli abbia passato quella traccia spacciandola per inedita. Questo nonostante la sua musica non fosse mai stata pubblicata negli Stati Uniti.

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