Monster: la vera storia della prostituta serial killer Aileen Wournos

Stasera su Sky Cinema Cult il film Monster, sulla storia vera di Aileen Wournos, canale 310.

Stasera alle 22.35 Monster su Cult

Monster (2003) racconta la vera storia di Aileen Wournos, la prostituta che i media americani definirono «primo serial killer donna», etichettandola come «mostro».

Il film, scritto e diretto da un’esordiente Patty Jenkins, è stato molto apprezzato dalla critica e dal pubblico. Per il critico cinematografico Roger Ebert Monster è stato il miglior film dell’anno, soprattutto grazie alla performance di Charlize Theron; considerata dal critico «uno dei più grandi spettacoli della storia del cinema». Nel 2009 lo stesso Ebert lo ha definito il terzo miglior film del decennio. Una pellicola audace e potenzialmente pericolosa per la materia scottante che la Jenkins, pur schierandosi apertamente a fianco della Wuornos, non tenta di giustificare o spiegare. Con un apparente distacco, la regista ha cercato di raccontare la triste vita di Aileen Wournos, finita con la pena capitale il 9 ottobre 2002.

Il successo del film si deve anche alla potente interpretazione di Charlize Theron, per la quale pare che non fosse neanche retribuita…

Storia vera Aileen Wuornos

L’attrice infatti, da sempre attiva nella lotta per i diritti delle donne e dei gay, avrebbe accettato di ricevere solo 30 sterline per il ruolo. Per interpretare la serial killer Aileen Wournos, Charlize Theron ha preso quindici chili, indossato protesi ai denti e deturpato il proprio viso con ore e ore di trucco. L’impegno, non solo fisico, messo dall’attrice per raccontare la vera storia della Wournos, le ha fatto vincere un Premio Oscar, un Golden Globe, un Orso d’Argento ed altri importanti riconoscimenti come miglior attrice protagonista.

Nonostante l’attenzione della regista e dell’attrice protagonista, l’Aileen Wournos del grande schermo, è leggermente diversa da quella vera…

Per ricostruire la vera storia di Aileen, Patty Jenkins si è servita delle lettere inviate dalla donna durante i 12 anni trascorsi nella prigione di stato di Raiford, in Florida. Con il suo stile scarno ed essenziale, Monster lascia grande spazio alla storia d’amore tra Aileen e Selby Moore, personaggio ricalcato su Tyria Moore, fidanzata di Aileen nella vita reale. Il film però tralascia quasi completamente i dettagli dell’infanzia violenta e tormentata di Aileen. Mancanza dovuta forse alla paura di giustificare gli omicidi compiuti con i traumi infantili subiti.

Bisognerebbe dunque chiedersi: cosa c’è dietro i sette omicidi compiuti da Aileen Wournos?

Aileen nasce nel 1956 e viene abbandonata a poco più di un anno di vita dalla giovane madre Diane. Non conosce il padre Leo Pittman: arrestato per violenza sessuale su minori, non uscirà mai dal carcere, togliendosi la vita in cella. Aileen e il fratello, vengono così affidati ai nonni (alcolisti) e crescono convinti che Diane, la madre, sia la loro sorella maggiore. Gli insegnanti di Aileen raccontano di una bambina malnutrita, il cui corpo porta evidenti segni di violente percosse. A quattordici anni Aileen resta incinta, secondo alcuni a causa del suo comportamento già promiscuo, secondo altri per un rapporto incestuoso con il fratello, ma, più verosimilmente, per uno stupro compiuto da un amico di famiglia. Il figlio di Aileen nasce sano e viene dato in adozione. Nel 1970 la nonna muore di cirrosi epatica ed il nonno la caccia di casa. La giovane vive per strada e per guadagnarsi da vivere inizia a prostituirsi. A questo periodo risale il primo arresto per guida in stato di ebbrezza e disturbo della quiete pubblica. Nel 1976 il nonno si suicida ed il fratello muore per un cancro all’esofago fulminante.

Nel 1986 Aileen conosce in un locale omosessuale la ventiquattrenne Tyria Moore.

Le due iniziano a frequentarsi assiduamente e vanno a convivere. Per mantenere entrambe, Aileen continua a prostituirsi fino a quando, il 30 novembre 1989, compie il primo omicidio. Il cadavere di Richard Mallory, un cliente che forse l’aveva maltratta, viene ritrovato a dicembre. Seguono gli omicidi di David Spears, Charles Caskadonn, Eugene Burness, Dick Humphreys e Walter Jeno Antonio (poliziotto in pensione). Finalmente la polizia stilò un profilo e ricostruì il modus operandi del serial killer: si ipotizza che si possa trattare di una prostituta che uccide i suoi clienti. La svolta delle indagini si ebbe quando Aileen depositò a un banco dei pegni una videocamera appartenuta a una delle vittime. Su di essa gli agenti trovarono le sue impronte digitali, le stesse ritrovate su alcune scene del crimine.

Mancano prove sufficienti alla risoluzione definitiva del caso, così la polizia arresta Aileen e Tyria ad un raduno di motociclisti con il pretesto del porto d’armi abusivo. Tyria, messa alle strette, confessa ai poliziotti tutti gli omicidi di Aileen. Per ottenere una confessione della donna, i poliziotti chiesero a Tyria di parlare con Aileen al telefono. Durante la conversazione, consapevole di essere intercettata, Aileen si assunse le responsabilità di tutti i crimini, scagionando la fidanzata dalle accuse. La difesa invocò la legittima difesa, riconducendo gli omicidi alle violenze subite dalla prostituta. Ma, nel febbraio 1992 Aileen Wuornos sarà condannata per sei volte alla pena capitale. Da questo momento in poi non vedrà mai più Tyria Moore. Morirà per iniezione letale il 9 Ottobre 2002, dopo dodici anni di carcere.

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