Bohemian Rhapsody e le curiosità sulla vita di Freddie Mercury

Alcune curiosità che vi accompagneranno al biopic dell'anno: Bohemian Rhapsody!

Bohemian Rhapsody

LOVE OF MY LIFE

Se c’è stato un Phoebe, nella vita dei Queen e di Freddie hanno circolato anche un gran numero di squali. Nell’album A night at the opera (1976) oltre a Bohemian Rhapsody c’è anche Death on Two Legs. La dedica è per un certo manager che li ha danneggiati (e derubati) dal 1972 al 1975. Se la band non avesse affrontato enormi sacrifici, la storia finiva con l’Lp Sheer Heart Attack.

Del 1976 è anche il singolo Love of my life. La protagonista (interpretata nel biopic da Lucy Boynton) è Mary Austin: prima fidanzata di Freddie, moglie mancata ma eterna, inseparabile amica. Nel film non poteva mancare poi Jim Hutton (Aaron McCusker):il compagno che ha vissuto con Freddie gli ultimi anni di vita, morto a sua volta di Aids nel 2000.

BISMILLAH, NO!

La canzone dal titolo Bohemian Rhapsody resta il simbolo della vita e l’estro di Freddie Mercury. Per altro, dopo oltre 40 anni, quel singolo conserva diversi primati. Tra cui: Bohemian Rhapsody è tecnicamente il primo Videoclip della Storia.

I Queen erano spesso ospiti di Top of The Pops. Notoriamente, odiavano suonare in playback. Per una band inglese, arrivare a quel programma era già il massimo. Ma i ragazzi amavano esagerare: da qui l’intuizione di costruire una vera e propria sceneggiatura, destinata alla promozione televisiva.

La struttura del video (come del brano) appartiene interamente all’immaginario di Freddie Mercury. Perfino il nuovo logo della band (il Queen Crest) è disegnato con le sue mani.

Il sigillo regale inaugura una nuova era. I titoli A night at the opera /A day at the races sono un omaggio al cinema di Groucho Marx. La fenice del logo (purtroppo) dovrà ispirare nel 1991 la fondazione del Mercury Phoenix Trust.

Quelli di Bohemian Rhapsody sono anche gli anni della liberazione sessuale di Freddie Mercury. Il coming-out di un giovane sfacciatamente bi-sessuale era già inaccettabile per una certa idea di decoro britannico (l’omosessualità in Inghilterra è reato penale fino al 1968). Per la tradizione Pharsi, la faccenda si complica ancora. Oggi noteremo giusto un piccolo dettaglio: Freddie Mercury, nelle ultime performance di Live Aid 85, Wembley 86 e Magic Tour, conosceva nel dettaglio la sua condanna a morte.

Bohemian Rhapsody

SPREAD YOUR WINGS (AND FLY AWAY)

“But it’s been no bed of roses, no pleasure cruise” (“Non è stato tutto rose e fiori, non era una crociera di piacere”) è un verso del 1977, per un brano che diventa istantaneamente un inno: We are the Champions.

Il film Bohemian Rhapsody, scritto da Antony Mc Carten, arriva nel quarantesimo anniversario dell’album Jazz (con un certo humour, Jazz e Live Killers sono la risposta dei Queen al Punk inglese).

Ovviamente, il film di Bryan Singer è uno dei mille biopic possibili. Che in compenso ha un punto di forza: il progetto si fonda su un impressionante lavoro di ricostruzione storica. Basta citare i costumi firmati da Julian Day: milioni di fan, devoti e innamorati di Mercury li troveranno stupefacenti.

Per ingannare l’attesa di Bohemian Rhapsody, il biopic più atteso del momento, vi consigliamo questo documentario diviso in due parti: Queen: Days Of Our Lives (2011). Spoiler alert: potrebbe suscitare sentimenti, emozione e lacrime.