15:17 Attacco al Treno – La recensione in anteprima

Anthony Sadler, Spencer Stone e Alek Skarlatos riescono a sventare l'attacco terroristico al treno Thalys Amsterdam-Parigi, Clint Eastwood racconta dell'impresa dei tre in "15:17 Attacco al Treno"

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Attacco al Treno Eastwood
Screenplay dal film.

15:17, Attacco al Treno. 21 agosto 2015, un treno alta velocità Thalys partito da Amsterdam e diretto a Parigi viene preso d’assalto da un terrorista marocchino.

Armato fino ai denti è in procinto di compiere una sanguinosa strage terroristica; a fermarlo tre militari americani, amici che in un periodo di ferie hanno deciso di girare l’Europa. Anthony Sadler, Spencer Stone e Alek Skarlatos riescono, disarmati, a immobilizzare il terrorista e soccorrere i feriti.

A partire da questo episodio della vita reale, Clint Eastwood decide di riprendere la cinepresa dopo l’avvenura con Tom Hanks (Sully) e di raccontare la storia dei tre ragazzi-eroi. Il film, prodotto da Warner Bros, è una grande parentesi sulla vita dei tre protagonisti con la passione per la vita militare. Il momento dell’attacco al treno, infatti, è marginale rispetto allo svolgimento della trama. 

Attacco al treno, un biopic mancato

Eastwood vuol tornare indietro per indagare il passato di Sadler, Stone e Skarlatos nel tentativo di ideare uno storytelling vincente sulla “formazione di un eroe”. Idea che va di pari passo con una narrazione tipicamente statunitense nella quale amicizia, ambizioni e fede religiosa vengono a mescolarsi per imprimere il tipico brand americano al film.

Dopo aver mostrato le varie difficoltà e le insidie che la vita da militare riserva ai nuovi arrivati, la telecamera si sposta in Europa dove i tre ragazzi intraprendono il loro viaggio “zaino in spalla”. È chiaro che Eastwood non sia pienamente a suo agio a riprendere sul vecchio continente, ma è altrettanto chiara la volontà di riprendere la vacanza dei tre come se fosse un video amatoriale. Uno come tanti girato da uno smartphone o da una Go Pro, che immortala ricordi istantanei per i social o per gli amici.

L’azzardo riuscito dei tre protagonisti che interpretano loro stessi

Operazione pienamente riuscita, com’è riuscito l’inserimento dei tre interpreti di loro stessi. È chiaro che dare le chiavi di un film a tre attori alla prima esperienza che, difficoltà nella difficoltà, devono risultare naturali, è un progetto ambizioso. Ma non mancato da Eastwood; effetto collaterale per lo spettatore, però, è quello di rimanere confuso nel gioco che nasce tra finzione e realtà.

Eastwood Attacco al Treno
Clint Eastwood durante le riprese a Venezia.

Rimane, comunque, la sincerità e la mancanza di pretese dei tre che raccontano la propria storia alla telecamera; ma soprattutto sono protagonisti assoluti di un lungo viaggio (passeranno per Roma, Venezia, Berlino, Amsterdam) che, a dire della trama, ha cambiato radicalmente la loro vita.

Attacco al Treno, le sequenze girate a 300 chilometri orari

È risaputo che Eastwood sia un amante della realtà per la sua filmografia: molte delle scene, infatti, sono state girate nei luoghi visitati dai tre militari. Tranne la breve sequenza in Afghanistan, girata nel deserto della California per ovvi motivi, ed alcune sequenze romane, è quasi tutto originale.

È originale soprattutto l’ambientazione del treno, coda del film che occupa l’ultimo quarto. Per le riprese è stato messo a disposizione un vero treno Thalys e anche gli spazi per girare le sequenze in stazione ad Amsterdam. Rimane però questo, probabilmente, il dato più impressionante: un solo tentativo per girare le scene a 300 km/h.

“Alcuni avrebbero allestito una rotta sicura e costruito un treno su un teatro di posa – dice la produttrice Rivera – ma non Clint Eastwood. Voleva le cose reali e quindi abbiamo fatto l’intero percorso a ritroso, partendo da Parigi e dirigendoci verso Amsterdam con tappa a Bruxelles”.

Eastwood propone una lezione “tutta americana”

D’altronde, in virtù della situazione particolare, sono stati sacrificati molti “particolari”: non esiste spessore recitativo nelle scene più concitate e le riprese sono molto compresse, tanto da costringere lo spettatore ad uno sforzo di immaginazione per seguire lo svolgimento dei fatti.

I tre protagonisti con il regista americano.

Tutta la costruzione filmica è fatta, dunque, per ruotare intorno ai tre protagonisti. Vi si piega anche la rappresentazione delle capitali europee, viste da turista americano in cerca di selfie e di dolce vita. Un’operazione tecnicamente riuscita e anche interessante, ma circondata da un impianto moralistico che rischia di sembrare artificioso ed abusato. Almeno per uno spettatore europeo.

Il Trailer di Attacco al Treno

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