Arthur – Intervista alla web series campione del mondo

0
854

La pluripremiata web series prodotta in Svizzera da Inmagine SA in collaborazione con la RSI (Radiotelevisione Svizzera), ha conquistato il titolo come migliore serie alla Web Series World Cup 2016. La Scimmia ha avuto modo di incontrare il protagonista, Arthur, interpretato da un ottimo Ettore Nicoletti e il produttore Alberto Meroni durante una conferenza dedicata alla serie; approfondendo così alcuni aspetti legati a questo grande successo. La serie, in breve, racconta di Arthur, un quarantenne che come molti suoi coetanei sente il bisogno di fare un bilancio della sua vita, cercando di migliorarla abbandonando qualche vizio di troppo. Perché Arthur non è solo il vicino di casa perfetto, tranquillo ed ordinato, ma anche un serial killer che vuole smettere di uccidere. Si ripete tutti i giorni che deve smettere, ma le tentazioni sono tante, soprattutto visto il suo astio nei confronti di una società che è costretto a patire tutti i giorni. Un personaggio contraddistinto da un humor nero che contagia tutta la serie e risulta essere molto coinvolgente.  La vera particolarità, oltre al tema, è data soprattutto dalla sua durata: 10 puntate da 5 minuti circa, per un totale di 53 minuti. Una serie tanto breve quanto intensa e ben riuscita. Gran parte del merito va dato all’interpretazione di Nicoletti, in grado di mostrare un killer simpatico e per cui è molto facile provare empatia; ma viene da chiedersi come si sia preparato per interpretare questo ruolo.

Beh ma i killer sono simpatici” dice Nicoletti, “se no non farebbero quel mestiere. Ho intrapreso un percorso di training, infatti la popolazione a Cesena, la mia città, è diminuita (ride, ndr). Ho lavorato molto anche con il regista Nick Rusconi per sottolineare l’aspetto della dipendenza, colorandola con tanta ironia. Penso che bisogni affrontare ogni aspetto della vita con humor, e così anche il vizio del protagonista. Non voglio rivelare tutto perché poi il personaggio sarebbe ripetibile, mentre di Arthur deve essercene solo uno… io (risate, ndr)”.

E se ce n’è uno solo è anche perché Nicoletti ci ha messo un po’ della sua personalità.

Ettore Nicoletti: “Sicuramente la mia eccentricità è un aspetto che ho cercato di mantenere nel personaggio, mentre la mia apertura verso la gente è stata molto limata essendo Arthur molto chiuso. Inoltre affrontando Arthur la morte in modo molto più ironico e luminoso rispetto al normale, ho trovato molto utile far emergere il bambino che è in me; la affronta con un senso di scoperta molto ingenuo“.

Le difficoltà incontrate nella rappresentazione del personaggio non sono però le uniche in cui ci si è imbattuti durante la produzione della serie, nonostante alla fine abbia raggiunto un successo totale. “In tutto il periodo delle riprese molti hanno dovuto ricoprire un doppio ruolo” racconta Alberto Meroni, produttore e fondatore di Inmagine SA, “anche per motivi legati un po’ al budget. L’idea è fare il meglio che si può con quello che si ha a disposizione, i nostri mezzi ci davano la possibilità di portarlo a termine in questo modo ed è andata molto bene così“.

Le web series sono classicamente composte da episodi con una durata breve, ma nel caso di Arthur questo aspetto è ancora più marcato. Da dove nasce la scelta di creare una web series con episodi così tanto brevi?

Alberto Meroni: “Il nostro obiettivo era quello di intrattenere il pubblico non solo sugli schermi portatili, ma anche nei momenti più impensabili. L’idea è di occupare quei brevi momenti di pausa in una giornata non navigando sui social con il cellulare, ma seguendo una serie. In 5 brevi minuti mentre si è sul bus, ad esempio, si può continuare la propria serie e riflettere sul tema che la rende speciale; ovvero chi siamo veramente e se possiamo cambiare quello che siamo“. Ciononostante la serie offre delle immagini di alto livello qualitativo, dimostrando che anche con dei mezzi ridotti si possa creare un buon esempio di linguaggio cinematografico e narrativo. In questo senso, vista la durata delle puntate, entra in gioco un montaggio rapido e preciso ed una fotografia assolutamente apprezzabile per un prodotto distribuito online. 

Un aspetto interessante e in parte artefice del successo di Arthur è dato dal suo essere anche un serial game. Durante ogni episodio ci sono infatti degli indizi che lo spettatore deve trovare per svelare la vera natura di un personaggio misterioso all’interno della serie; chi ci fosse riuscito avrebbe partecipato ad un’estrazione di un ricco premio. “L’idea del gioco ha sicuramente contribuito ad aumentare l’attenzione e il successo della serie” ha spiegato Meroni, “è molto complicato nel mondo comunicativo odierno lanciare un progetto così caratteristico e attirare l’attenzione; l’idea del gioco ha stuzzicato il pubblico avvicinandolo ad Arthur, ma è poi rimasto per quello che la serie offriva“.

La gamification della serie funziona molto bene proprio perché questo personaggio misterioso funge da ponte tra i due mondi. La linea narrativa di Arthur e il gioco a cui partecipiamo diventano un’unica cosa proprio dal momento che la nostra voglia di scoprire chi sia il personaggio misterioso ci accompagna nella visione della serie. Un progetto totalmente interattivo, in grado di farci sentire quasi partecipi nello sviluppo della trama e a coinvolgerci negli eventi. Per sapere come funzionassero le dinamiche del gioco basta guardare il video qui di seguito.

Un gioco interattivo che è stato capace di ispirare lo svolgimento della serie e anche il pubblico nella ricerca degli indizi, ma quali sono le maggiori ispirazioni della serie?

Alberto Meroni: “In questo caso rispondo un po’ a nome del regista. Partiamo col dire che ci si ispira sempre a qualcosa che ci è piaciuto, ma qui più che ispirarsi a dei personaggi preesistenti si è deciso di usare degli stereotipi che ci permettessero di identificare velocemente un personaggio. In un formato così breve non si ha il tempo di approfondire ogni personaggio e diventa funzionale utilizzare degli stereotipi che ci aiutino nella loro comprensione. Ad esempio Atticus (il bibliotecario nano, ndr) non vuole essere una copia del personaggio di Twin Peaks, come alcuni credevano, ma riprendere determinati stereotipi capaci di riportarci a diversi personaggi e ad inquadrarli molto più velocemente“.

Una serie che indaga i desideri che almeno una volta hanno sfiorato la mente di tutti noi. Chi non ha mai pensato di zittire definitivamente l’odioso cagnolino dei vicini, sempre abbaiante, o voler veder sparire una presenza scomoda sul posto di lavoro. Arthur è un po’ come tutti noi, solo che quegli estremi rimedi che per noi rimangono delle semplici idee, lui li trasforma in concrete realtà. Una serie molto simpatica che riflette su cosa significhi essere se stessi, con la consapevolezza che il destino può essere mutevole, ma che la nostra natura è difficile cambiarla.

(La serie è visibile su youtube al seguente link).

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here