The Beatles: quando i fondamentalisti religiosi bruciavano i loro dischi [VIDEO]

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Credits: HDBeatles / YouTube
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La volta in cui i Beatles vennero boicottati dalle organizzazioni religiose (e minacciati dal Ku Klux Klan)

Il successo dei Beatles negli anni ’60, un fenomeno senza precedenti, porta con sé momenti incredibili e per certi versi ancora oggi inimmaginabili. La mitologia che circonda il quartetto è fatta di eventi di enorme risonanza che spesso, come in questo caso, commentano anche involontariamente mutamenti e conflitti di una società e di una civiltà che sta cambiando in fretta.

Il caso è quello degli Stati Uniti di metà decennio, piagati dall’incedere della guerra in Vietnam e ancora sconvolti dall’assassinio del presidente Kennedy. I nuovi giovani cominciano a contestare le sicurezze dei genitori e a cercare un’altra “way of life”, tra droghe leggere, scoperta della sessualità e naturalmente rock and roll.

Ad andarci di mezzo, di fronte ai nuovi valori di consumo prodotti dall’industria mass-mediatica in crescita, c’è tra le vecchie istituzioni anche quella religiosa. I giovani non credono più, non vanno più in chiesa, non seguono precetti e dogmi della dottrina e indulgono anzi in vizi velati di peccato.

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Chiaramente in questo senso spaventano i capelloni, le chitarre distorte e i ritornelli urlati di questa nuova musica che per molti, come sarà per Charlie Manson, sa molto di apocalisse. Ecco perché gli animi sono certamente già esagitati quando, il 29 luglio 1966, un magazine riporta negli Stati Uniti le parole che John Lennon ha pronunciato nel corso di un’intervista di qualche mese prima.

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E sono queste: “La cristianità se ne andrà via. Svanirà e si rimpicciolirà. Non c’è bisogno di discuterne; ho ragione e sarà dimostrato. [Noi Beatles] siamo più popolari di Gesù adesso; non so chi durerà di più – il rock and roll o la cristianità. Gesù andava bene ma i suoi discepoli sono ottusi e ordinari. Sono loro che la stravolgono [la religione] ciò che per me la rovina”.

Due cose da dire subito. Uno: Lennon sta soltanto, candidamente, registrando il crescente successo di fenomeni multimediali e moderni come quello della musica rock a fronte dell’incapacità di aggiornarsi del messaggio religioso. E quindi, due: non intende asserire affatto che i Beatles siano migliori di Gesù o della chiesa. Ma solo indicare un dato di fatto: sono più famosi.

“Non so chi durerà di più – il rock and roll o la cristianità”

Un fatto poi difficilmente verificabile come tale nel 1966, quando effettivamente la fede cristiana è ancora presa assolutamente sul serio dalla maggioranza della popolazione. E lo prova quello che avviene subito dopo: un numero crescente di stazioni radio, specialmente nel sud degli Stati Uniti, si rifiutano di suonare la loro musica e incitano alla rivolta contro l’immagine dei quattro musicisti.

Le cose vanno presto fuori controllo: si scatenano veri e propri “linciaggi” in occasione dei quali vengono raccolti e bruciati quintali di materiale a tema Beatles, album ed LP in primis. Sulle prime, si cerca di prenderla alla leggera. Brian Epstein dice: “Se bruciano i dischi dei Beatles, devono prima comperarli”.

Ma le proteste non si placano e band e manager decidono di correre ai ripari. In agosto Lennon porge le sue scuse durante una conferenza stampa a Chicago. Dice: “Immagino che se avessi detto che la televisione è più popolare di Gesù, l’avrei passata liscia. Mi spiace di aver aperto bocca. Non sono anti-Dio, anti-Cristo, o anti-religione. Non stavo dicendo che siamo più grandi o migliori”.

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Ma non è finita. Le organizzazioni di estrema destra, che ovviamente sono contro i Beatles e tutto ciò che rappresentano, non si danno per vinte. Il 19 agosto 1966 i quattro si esibiscono a Memphis, nel cuore del sud religioso, e il Ku Klux Klan picchetta il concerto. Un membro del Klan sostiene che dovrà essere compito dell’organizzazione “impedire” che i Beatles si esibiscano.

Mentre si tiene un grandioso sermone/parata come una sorta di contro-concerto, anche Robert Shelton, il capo del Klan, condanna i Beatles in quanto supporter dei diritti civili e “comunisti”. Il massimo della paura si vive quando uno spettatore getta un petardo sul palco durante l’esibizione: i quattro si convincono per un attimo di essere sotto tiro.

Le proteste rientrano ma il caso rimane come una ferita aperta, conducendo i quattro alla sospensione dell’attività dal vivo ma anche a posizioni sempre più critiche nei confronti della destra conservatrice. Posizioni con il tempo sposate sempre più convintamente, non a caso, proprio da John Lennon.

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Avatar di Andrea Campana
Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.