Guillermo Del Toro: tutti i Film dal peggiore al migliore

Guillermo Del Toro è uno dei registi contemporanei più apprezzati al mondo. Ecco la nostra classifica di tutti i suoi film.

Guillermo Del Toro
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Fare una classifica dei migliori film di un grande regista comporta sempre scelte ardue. Specie quando si affronta un cineasta come Guillermo Del Toro, che ha sviluppato la sua estetica fantasiosa, ma a tratti anche estremamente dura e malinconica, attraverso moltissime opere cinematografiche, sparse ormai in quasi 30 anni di carriera (Leggi qui del suo libro di appunti nel quale molte idee filmiche prendono vita). Abbiamo cercato di essere il più obiettivi possibili, stilando la classifica che state per leggere sulla base delle impressioni di molti membri della redazione

I Film di Guillermo Del Toro: i criteri

Privilegiare alcuni film rispetto ad altri non è stato facile, anche perché, specialmente alle prime posizioni, il livello delle opere èdavvero altissimo. Per stilare una classifica che sia coerente col nostro pensiero abbiamo deciso di dare maggior risalto ai film che meglio esprimono la visione del cinema e del mondo del regista messicano. Opere che hanno saputo influire sul linguaggio filmico contemporaneo. Fatta questa doverosa premessa, possiamo buttarci a capofitto nel magico, fatato mondo di Guillermo Del Toro.

10° Mimic, 1997

In quest’opera Del Toro deve fare i conti con un film decisamente più “americano” rispetto al suo linguaggio. L’opera si svolge infatti a New York e, diversamente dai suoi primi lavori, è recitata in lingua inglese, rispondendo essenzialmente ai canoni dell’horror d’oltre oceano.

La trama si basa sulla lotta che un piccolo manipoli di scienziati deve ingaggiare contro la minaccia rappresentata da degli enormi scarafaggi, geneticamente modificati, che loro stessi hanno contribuito a creare. La trama potrebbe essere percepita come anonima, ma il regista messicano ci mette molto del suo, portando a casa un film che risulta divertente e ben realizzato.

Il design delle creature, che in alcune scene assumono un aspetto quasi antropomorfo, insieme ai sapienti giochi di luci e ombre creati da Del Toro, riescono a mettere non poca ansia nello spettatore. Ad esempio, nelle scene che si svolgono nella metropolitana d New York, dove gli scarafaggi si sono rintanati, lo spettatore, al pari dei protagonisti, non riesce mai a percepire da dove queste creature, letali e mortifere, arriveranno.

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La caratterizzazione dei personaggi, specie quello del bambino, tipica figura fanciullesca del cinema di Del Toro, contribuisce a indurre angoscia negli spettatori, che si trovano in costante ansia per la salvezza dei protagonisti. La chiusura del film esula molto dai finali agrodolci ai quali ci ha abituato il cineasta messicano, ed è forse la caratteristica più debole di Mimic.

Non perché sia realizzato in malo modo, anzi. La nota stonata è proprio nella distanza tra quanto visto nella sequenza finale di questo film e gli elementi che vedremo nella successiva filmografia di Del Toro, oltre che nella sua opera prima, che analizzeremo dopo, Cronos.

9° Crimson Peak, 2015

In questo film Del Toro esprime tutto il suo amore per il gotico. Le ambientazioni, i costumi e soprattutto una fotografia memorabile nobilitano una trama decisamente scontata e banale, determinando un film comunque riuscito. Il cast di ottimo livello viene diretto alla perfezione nella dinamiche di una storia che si muove sui binari classici del ghost movie. Il cineasta messicano punta molto sull’estetica e sulla potenza visiva, lasciando un po’ da parte le componenti metaforiche e il sotto testo politico e sociale che contraddistinguono i suoi film di inizio carriera.

La predominanza del colore rosso, le cui sfumature dominano ogni inquadratura, in costante contrasto con la luminosità dei bianchi, i movimenti di macchina sempre dolci e lenti, che esasperano la profondità di campo, sono le caratteristiche di un film fondato sull’estetica, ma che risulta essere onesto con lo spettatore. Come vedremo anche in seguito con Pacific Rim, Del Toro vuole solo raccontare una storia che possa intrattenere e divertire, appagando la vista in ogni singola inquadratura. In Crimson Peak, il messicano dunque mette insieme tutte le atmosfere viste nelle sue opere migliori per creare quello che è a tutti gli effetti un omaggio al gotico, di cui è così perdutamente innamorato.

Il sovrannaturale, come spesso abbiamo visto nella sua cinematografia, è quasi un pretesto per raccontare una storia estremamente terrena ma che si colleghi ad un universo fantastico. Difatti le entità che aleggiano in questo film, con sequenze tipiche dell’horror classico, fanno da sfondo ad una storia estremamente umana. Il finale, punto di forza del film, ha una tale potenza visiva da lasciare incantati anche se non sorprende per l’originalità dell’intreccio.

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8° Blade II, 2002

blade 2, Del Toro

In quest’opera Del Toro incontra un genere col quale presto si sposerà in uno splendido sodalizio: il cinecomic. Il film riprende le avventure di Blade, vampiro diurno e cacciatore di esseri della sua stessa razza. Il regista messicano abbandona la pacatezza dei suoi primi lavori e sforna un lungometraggio dal ritmo velocissimo, nevrotico, quasi senza pause, ricco di sequenza d’azione girate quasi fosse un videoclip, tale la prepotenza che le musiche rock hanno nell’esperienza audiovisiva.

Le creature che Blade affronta in questo film sono forse il punto più alto dell’intera opera. Non si tratta infatti di classici vampiri, con i quali il Diurno è costretto ad allearsi suo malgrado, ma piuttosto di “mietitori”, creature letali e terrificanti. Il design di questi esseri, le loro movenze agili e quasi animalesche, aggiungono una componente horror, che Del Toro miscela perfettamente all’azione pure e cruda, regalando un film che non molla mai la presa sullo spettatore.

La struttura narrativa dell’opera si basa sul rapporto di collaborazione forzata tra Blade e i vampiri che, per quanto lo odino, sono costretti a fare squadra con lui, per eliminare una minaccia comune. I dialoghi taglienti tra Blade e i vampiri come Reinhardt, ruolo che Del Toro affida al suo attore ferticcio, Ron Perlman, sono il collante che tiene insieme tutto il film, così che lo spettatore possa riprendere fiato tra una sequenza smaccatamente action e l’altra. Questo Blade II è forse il capitolo meglio riuscito dell’intera saga, e molto del merito va ricercato proprio in Del Toro. Il regista trasla il suo amore per il gotico e le storie paranormali all’interno di un cinecomic veloce e frenetico, creando un connubio solido, divertente e che appaga lo spettatore.