Guillermo Del Toro: tutti i Film dal peggiore al migliore

Guillermo Del Toro è uno dei registi contemporanei più apprezzati al mondo. Ecco la nostra classifica di tutti i suoi film.

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3° La fiera delle illusioni – Nightmare Alley, 2021

nightmare alley

Dopo 10 film in carriera e un premio Oscar in bacheca, Del Toro decide di dare una svolta netta alla sua carriera. Nel 2021 infatti decide di girare il suo primo senza alcun elemento fantastico e contraddistinto da un’atmosfera noir che non sembrerebbe essere nelle sue corde. Invece il cineasta messicano con questo adattamento del romanzo del 1946 di William Lindsay Gresham riesce a sorprendere tutti tirando fuori una prova di enorme maturità.

Tutta la storia ruota attorno a Stanton (Bradley Cooper), un giostraio che con il fascino e con un carisma decisamente fuori dal comune riesce a ritagliarsi un ruolo importante nella società. Partendo infatti da semplice aiuto nel circo di Clem, il nostro protagonista arriverà a mettere in scena uno spettacolo di mentalismo tutto suo insieme alla donna della sua vita, Molly. Questo gli porterà fama e ricchezza. Tuttavia l’avidità insita nell’essere umano lo porterà, pian piano, a distruggere la vita che così faticosamente aveva creato.

Del Toro per raccontare questa storia così potente utilizza tutta la sua maestria. Da inquadrature studiate per suscitare sdegno, pietà e talvolta rabbia nello spettatore, a momenti dal così alto livello tecnico da rimanere impressi negli occhi di chi guarda. I colori utilizzati, i costumi e la fotografia lavorano tutti per catapultare la narrazione nel secondo dopo guerra. Ogni singolo elemento che vediamo su schermo sembra essere uscito direttamente da quegli anni e anche gli attori ne sono totalmente consapevoli.

Del Toro guida infatti il suo cast senza sbavature e in modo preciso e ordinato. Ognuno dei protagonisti sa perfettamente in che epoca si trova e come era usanza comportarsi per venire incontro a tutte le necessità dell’epoca.

Davvero rimarchevoli, infine, i pochi ma potenti momenti horror del film. Dalla presentazione dell'”uomo-bestia”, alla farsa di Stan e Molly finale. Sebbene si tratti di un noir realistico, il cineasta messicano ama mettere in scena momenti potenzialmente orrorifici. E quelle poche sequenze del film che glielo permettono sono girate con maestri e superbia.

Un lavoro al quale Guillermo Del Toro teneva particolarmente. Una storia che amava alla follia. Tutto tremendamente visibile in ogni momento. Semplicemente immancabile.

2° Hellboy: The Golden Army, 2008

HellBoy 2, Del Toro

Nel 2008 Del Toro riassume tutto ciò che aveva mostrato nei precedenti film e li racchiude in uno dei migliori cinecomic mai visti. La caratterizzazione dei protagonisti, iniziata nel primo film della saga, si espande, mostrandoci la parte umana del diavolo destinato a distruggere l’umanità e dei suoi quantomeno bizzarri compagni. Il rapporto con l’amata Liz e col compagno Abe, anche lui alle prese con problemi di cuore, creano il sotto testo dolce e delicato tipico dei film del cineasta messicano che riesce, anche in un film in cui l’azione la fa da padrona, a rimarcare il messaggio che ha guidato la sua intera filmografia: la lotta contro la discriminazione del diverso.

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In quest’opera questo messaggio è evidente, in quanto Red, nonostante in più occasioni salvi decine di persone da morte certa, viene ritenuto una minaccia, in quanto creatura demoniaca. Il confronto col villain del film, il principe elfico Nuada si gioca principalmente su questo. Se da una parte il nostro protagonista accetta di farsi comandare da esseri infinitamente più deboli di lui in nome di un’etica di vita che prova a seguire, dall’altra Nuada, vuole regnare sul mondo, in quanto ritiene essere superiore. Il fatto che il principe abbia una sorella gemella, Nuala, che invece ha un pensiero inverso rispetto a lui, crea solo nello spettatore una lotta interiore. Non si può infatti non rendersi conto di quanto Nuada, nella sua ceca brama di potere, abbia un fondo di motivazioni comprensibili. Cosa che rende questo villain apprezzabile e rimarchevole.

Dal punto di vista visivo Del Toro in questo film dà il meglio di sé. Hellboy: The Golden Army lo ha divertito e si vede in ogni inquadratura. Le creature che appaiono nel film, partendo dalle “fatine dei denti”, fino ad arrivare agli strani figuri del Mercato dei Troll hanno tutti i tratti tipici, visti nella carriera del cineasta messicano. Le sequenze di maggior pathos, la morte dell’Elementale prima e l’incontro con la Morte poi, entrambi con design ispiratissimi, al pari di quella splendida di Johann Krauss, raggiungono picchi di maestria inarrivabili per moltissimi altri film dello stesso genere. I combattimenti, specie quello splendido finale, sono girati tutti in maniera veloce, frizzante ma sempre estremamente chiara e puntuale. Questo lascia lo spettatore libero di godersi ogni dettaglio inserito dal regista sullo schermo. Un capolavoro assoluto del genere, nessun dubbio a riguardo.

1° Il Labirinto del Fauno, 2006

dj il labirinto del fauno
Il Labirinto del Fauno

Questo è senza dubbio il film della vita di Guillermo Del Toro. Il regista messicano riunisce in una sola, splendida opera, tutto il suo cinema. Tanto che, affinché venisse creato esattamente come voleva lui, non scese a nessun compromesso. La produzione temeva il messaggio antifranchista e il tono di sinistra del film, oltre a pretendere attori che recitassero in lingua inglese. Del Toro tuttavia decise di rinunciare ai propri compensi professionali pur di creare Il Labirinto Del Fauno esattamente come lo aveva pensato.

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La trama, ambientate nella Spagna Franchista, gira intorno alla piccola protagonista, Ofelia, che si rifugia in un mondo immaginario nel quale viene introdotta dal Fauno che dà il nome al film. Questo luogo magico tuttavia si sovrappone alla realtà, non lasciando mai lo spettatore sicuro di sapere se quello che sta vedendo sia reale o frutto della fantasia della bimba.

Il film racchiude decine e decine di simboli metaforici che si collegano alle più svariate culture e mitologie. Dal Fauno, divinità della mitologia romana protettrice di campi e greggi, al terrificante Uomo Pallido, ispirato ad uno Yokai, mostro della mitologia giapponese, chiamato Tenome (letteralmente, occhi sulle mani), passando per la Mandragora e le fate, creature tipiche di decine di leggende che travalicano le culture.

Registicamente Del Toro, come spesso accade, sceglie movimenti di macchina dolci, seguendo i passi di Ofelia e tenendo la telecamera ad altezza bambino per mostrarci tutto il film dal punto di vista infantile, cosa già vista ne La Spina Del Diavolo. La fotografia risulta estremamente diversa in base alle situazioni della trama. Quando Ofelia si trova nel mondo fatato e magico nella quale è guidata dal Fauno i colori sono caldi, avvolgenti, con tonalità dell’ambra. Quando invece l’attenzione si sposta sul mondo reale, colpito dalla guerra, i colori divengono freddi e scuri, con una predominanza di blu, neri e grigi. Nella colonna sonora infine ricorre spesso il tema della Ninna Nanna che Mercedes canta ad Ofelia. Questo che ci immerge ancor di più nel mondo fatato che la bimba esplora.

Il Labirinto del Fauno è un film dolcissimo, nel quale però Del Toro rimarca la crudezza della guerra, lasciando spazio a momenti visivamente forti e dai tratti horririfici. Un’opera che nasce dai meandri più profondi dell’anima di una cineasta che, per sua stessa ammissione, ha visto guerra e sofferenza e che, cercando riparo nelle favole, trova il modo giusto per toccare i cuori di chiunque.

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