10 film d’esordio che hanno spianato la strada ai propri registi

Quelli che vi proponiamo in quest’articolo sono 10 film d’esordio che, in maniera più o meno rilevante, hanno rappresentato al meglio il primo approccio di un regista dietro la macchina da presa per un lungometraggio. Si è voluto inserire sia opere prime che hanno segnato una svolta importante nella storia del cinema sia altre magari meno storicamente rilevanti o perfettamente riuscite, ma comunque degne di interesse.
Inutile dire quanto questa lista non voglia assolutamente essere una classifica ( gli esordi interessanti nella storia della settima arte sono ovviamente e per fortuna ben più di 10), ma solo un prodotto dell’opinabile gusto dei suoi redattori (il sottoscritto ed Ettore Bocci).
L’ordine è rigorosamente cronologico.

Il monello di Charlie Chaplin (1921)

Quando parliamo de Il monello parliamo di uno degli archetipi cinematografici più potenti ed importanti di sempre: il primo lungometraggio di Chaplin (dopo numerosi corti e mediometraggi) ed il primo film comico che si slega dal meccanismo a gag estemporanee per raccontare una storia che è anche drammatica e sofferta (ridefinendo, di fatto, la concezione di commedia cinematografica con l’accezione che oggi tutti noi conosciamo). Una relazione, quella tra il vagabondo Charlot ed il trovatello abbandonato, che, per dirla con Ejzensteijn, riesce dal particolare ad astrarre il generale come solo i più grandi capolavori del cinema sanno fare; ogni immagine è la potente rappresentazione di un’idea, di un concetto o di una semplice situazione: il monello e Charlot che si apprestano a mangiare nella desolante abitazione di quest’ultimo non costituiscono una semplice scena di povertà ma assurgono alla raffigurazione DELLA povertà; le forze dell’ordine che strappano il bambino dalle braccia di Chaplin non rappresentano un mero distacco ma IL distacco forzato di un figlio dal genitore; l’abbraccio, nel ricongiungimento tra i due, è in tutto e per tutto l’apoteosi dell’amore paterno.

Quarto potere di Orson Welles (1941)

Un giornalista (William Alland), viene chiamato a indagare sulla morte del magnate americano Charles Foster Kane (Orson Welles). Nella sua ricerca incontrerà le persone più vicine a Kane, rimaste ancora in vita.
Ogni commento è superfluo, per uno dei più grandi (se non il più grande) film della storia del cinema. Troppe le cose che cambiarono il modo di concepire la regia: l’uso della profondità di campo; la narrazione libera e anti-cronologica; le inquadrature dal basso per esasperare la fisicità di Welles (dove peraltro veniva inquadrato anche il soffitto, cosa inusuale per l’epoca). Un film perfetto, il pubblico non era pronto.

(A cura di Ettore Bocci)