Super Mario Bros. 3 | Recensione del terzo gioco della saga

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Super Mario Bros. 3 è il gioco che setta molti standard nella saga di Mario

Nel 1988 la saga di Super Mario è ormai nel pieno della sua età d’oro. I primi due giochi, Super Mario Bros. e Super Mario Bros. 2, più i famosi extra dei “Lost Levels”, hanno reso il personaggio una icona del mondo videoludico e, grazie alla console Nintendo SNES, l’hanno fatto entrare in milioni di case, al fianco di beniamini di cartoni animati e fumetti.

Il successo è stratosferico e quando il terzo capitolo della serie, Super Mario Bros. 3, arriva nei negozi, il terreno è già pronto per un ulteriore riscontro positivo. Ovviamente, non bisogna pensare che si tratti di un risultato ottenuto solo sull’onda della popolarità del personaggio; anzi.

Il vero merito va ancora una volta allo sviluppatore (nonché creatore del personaggio) Shigeru Miyamoto, che nel suo lavoro viene ampiamente sostenuto da Nintendo con un’impostazione progressista e aperta. Ossia: Nintendo non ha paura di sperimentare idee nuove, testare i limiti del proprio gaming e realizzare giochi basati su sfide sempre più notevoli.

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Il risultato: Super Mario Bros. 3, appunto. Al momento della sua uscita, più o meno il miglior gioco platform 2D side-scrolling in circolazione. Perché? I motivi sono numerosi. Cominciamo dall’introduzione della famosa “mappa del mondo”, una versione estesa dei moderni hub di selezione del livello, simile anche alle mappe dei primi giochi di Final Fantasy ma, in questo, caso, molto più schematica.

Il percorso da seguire è fisso ma Mario può scegliere se affrontare o meno alcuni livelli per procedere: rudimenti di strategia, anche se in realtà cambia poco. In ogni caso, inizia un impostazione classica della sequenza di caratterizzazione dei mondi che Mario deve attraversare: “erba”, “deserto”, “acqua” e così via. L’ultimo è, naturalmente, il mondo di Bowser, re-introdotto come villain per eccellenza.

Un’altra novità sono i power-up ottenibili in vari stage bonus (così come anche le vite extra) e cumulabili, sì da poterli utilizzare alla bisogna a seconda delle difficoltà che il livello successivo presenta. E che difficoltà: labirinti sotterranei, sfide di salto tra le nuvole con schermata a scorrimento, nuotate sott’acqua tra nemici letali e percorsi intricatissimi tra tubi e fognature.

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Alla fine di ogni mondo ecco, al posto dei classici castelli (che sono invece solo stage intermedi) una nave da guerra volante, sempre diversa e guidata di volta in volta da uno dei differenti Bowserotti (Koopalings). Si tratta dei sette figli non-ufficiali di Bowser, qui introdotti per la prima volta, ciascuno con una propria tecnica di combattimento.

Il vero punto forte del gioco è il tipo di sfida variegata e costantemente impegnativa (ma sempre equilibrata) che ogni differente livello propone. Elementi sempre nuovi e interessanti (come per esempio il power-up che consente a Mario di tramutarsi in una statua) ricorrono costantemente a rendere l’esperienza di gioco sempre immancabilmente ricca, sfaccettata, coinvolgente.

Per il 1988, insomma, questo Super Mario Bros. 3 è certamente un titolo state-of-the-art, che stabilisce alla concretizzazione di un canone sempre più impostato ed accattivante. Il vero balzo di qualità arriverà solo con Super Mario World, nel 1990, e da lì come sappiamo sarà un crescendo di trionfi e capolavori. Questo non toglie, certo, che Super Mario Bros. 3 rimanga un classico immancabile anche a sé stante.

Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.