Maneskin – Beggin’: storia e significato della cover [VIDEO]

Perché la cover di Beggin' dei Maneskin è tanto importante, e perché sta facendo così discutere

Beggin'
Credits: Maneskin Official / YouTube
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Beggin’ è la cover dei Four Seasons con la quale i Maneskin hanno conquistato definitivamente le classifiche di ascolto internazionali

Ormai l’avrete sentita tutti almeno una volta. Anche cercando di evitarla, non potete: Beggin’, nella versione dei Maneskin, è dappertutto. Nei supermercati, nei bar, alla radio, in spiaggia. Più di Zitti e Buoni, il brano del loro trionfo a Sanremo e all’Eurovision; più di I Wanna Be Your Slave, la canzone del nuovissimo, scandaloso video.

Come molti (non tutti) sanno, si tratta di una cover. Niente di strano: come band sorta da X Factor, i Maneskin si sono cimentati dapprima con interpretazioni di brani altrui; anche se è vero che Chosen, il loro primo vero successo, era una composizione tutta loro. Beggin’, comunque, figura tra le cover suonate dai Maneskin durante la competizione televisiva.

Il successo della versione, come abbiamo visto, ha fatto storcere il naso a diversi ambienti, specialmente negli Stati Uniti. A differenza delle altre cover presentate nel loro primo EP (Let’s Get It Started, Somebody Told Me, You Need Me, I Don’t Need You), con Chosen’ si va infatti a toccare una corda particolare della tradizione americana.

I Maneskin suonano Beggin’ a X Factor, 2017

Partiamo dall’inizio. C’era una volta, negli Stati Uniti, un quartetto chiamato The Four Seasons. Anche se oggi non vengono particolarmente ricordati come nome importante del panorama musicale anni ’60, scommettiamo che facendovele risentire scoprirete di conoscere molte loro canzoni. Sherry, Big Girls Don’t Cry e Rag Doll sono tra i loro brani più famosi.

In quella decade i Four Seasons sono praticamente l’unica band americana, oltre ai Beach Boys, ad ottenere un successo concreto e duraturo. Questo grazie specialmente alla presenza e al carisma del frontman Frankie Valli, e all’abilità compositiva e pregna di idee del tastierista e chitarrista Bob Gaudio.

Proprio costui è l’autore di Beggin’, pubblicata come singolo nel 1967. Nello stesso periodo compone anche Can’t Take My Eyes Off You, uno dei brani più popolari dello scorso secolo, interpretato nel medesimo anno da Frankie Valli in veste solista. Parliamo di un autore di spessore, capace di sfornare hit a ripetizione e figura centrale di una intera concezione della musica pop in America.

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The Four Seasons – Beggin’, 1967

Il testo della canzone, come abbastanza tipico per l’epoca (ma avviene di continuo anche oggi, del resto), è una letterale implorazione d’amore. Il cantante, che sia Frankie Valli o Damiano David, si rivolge a quell’unica ragazza che non può avere e si dichiara disposto a fare di tutto, persino umiliarsi, per vincere il suo cuore.

Tira fuori la tua mano adorabile, baby
Ti imploro

Già questi due versi dicono tutto. Lo spasimante chiede la mano della lady (baby) per baciarla, come gesto di ossequio alla sua bellezza, espresso nella maniera più tradizionale possibile. Oppure, vuole letteralmente la sua mano per infilarvi un anello al dito: proposta di matrimonio.

Correvo in alto quand’ero re
Giocavo duro e veloce
Perché avevo tutto
[Ma] tu sei andata via, mi hai vinto allora
Ma prendendola alla leggera
Finirebbe

Uno schema molto classico, spesso ricorrente in molti film di Hollywood. Il “duro”, maschio amante instancabile e “sciupafemmine” (possiamo immaginarci Paul Newman, Robert Redford, Warren Beatty, a piacere) rimane colpito dall’unica donna che si nega alle sue attenzioni e che quindi, improvvisamente, diventa una sfida coinvolgente da vincere.

Ho bisogno che tu capisca
Che ci ho provato così tanto
Ad essere il tuo uomo
Il tipo di uomo che vuoi alla fine
Solo allora potrei iniziare a vivere ancora

L’uomo cerca di cambiare per conquistare la sua amata, ma non è abbastanza. Non può evitare che la sua natura prenda il sopravvento, eppure sente che, finché la sua ossessione non sarà soddifatta, non potrà “vivere” di nuovo. E chiede alla ragazza di cercare perlomeno di riconoscere i suoi sforzi.

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Ero un guscio vuoto
L’ombra della mia vita pende sopra di me
Un uomo distrutto senza un trono
Non sopportei nemmeno la danza del diavolo
Per vincere la mia anima

Torna la metafora del re, stavolta detronizzato, che guardando alla vita prima di conoscere la nuova fiamma non vedere che ombre e vacuità. Sente che l’unica cosa che potrebbe dargli felicità è la vittoria nella sfida che si è posto, la conquista dell’amore della donna che di lui non vuol sapere. Ovviamente, come si nota, tutto questo riguarda sempre e solo lui, non lei.

Sto combattendo tanto
Per tenere ciò che è mio
No, non ce la posso fare tutto da solo
Sto resistendo
Non posso indietreggiare
Ora che il primo premio è
Una sfumatura di nero

Il riferimento ad un primo premio (“big brass ring”) è lampante: per lui la ragazza da conquistare è appunto una posizione in cima a un podio, la vittoria in una gara. Quindi mente a sé stesso quando dice che “non ce la può fare da solo”. Dipende solo dal fatto che ha legato la solidità del suo orgoglio al trionfo in questa sfida.

Un testo non particolarmente acuto, né in effetti troppo “sano” nei contenuti. Il tipo di sfogo molto spontaneo espresso, però, cattura l’audience, sempre sensibile a vacui lamenti amorosi. La voce di Damiano, graffiante e ed emotiva, fa il resto nella versione che tutti ora conosciamo. Il successo è servito.

Maneskin – Beggin’, 2017
Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.