Horizon: Zero Dawn | Pregi e difetti di un ispirato Open World

Horizon: Zero Dawn
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I Guerrilla Games non sono certamente gli ultimi arrivati nel settore. Dopo anni focalizzati su una delle IP di punta Sony, la controbattuta all’Halo della concorrenza, era ora di cambiare. Killzone viene quindi accantonato dopo Shadow Fall (titolo di lancio Ps4) dando spazio a un progetto tutto nuovo. Chiunque si sarebbe aspettato un fps, un qualcosa che riportasse il team di sviluppo sulla strada che si erano costruiti negli anni. I Guerrilla Games invece decisero di sorprendere tutti, nuovo motore grafico e nuovo gioco. Nacque così Horizon: Zero Dawn.

Il loro secondo lavoro su PlayStation 4 cadeva a fagiolo con una strategia aziendale tutta nuova. L’uscita del gioco fu infatti leggermente posticipata per far sì che Horizon: Zero Dawn potesse essere limato per la nuova, ai tempi, PlayStation 4 Pro. Il gioco infatti veniva usato come materiale promozionale per la nuova console mid-gen. Era il titolo perfetto.

Da grandi poteri…

Ogni apparizione mostrava un lato migliore di sé. Graficamente maestoso e i video di gameplay sbalordirono tutti per la profondità. Il suo antenato più diretto era senza alcun dubbio The Witcher 3, vero e proprio game changer della scorsa generazione di console. Ovviamente lo sviluppo di Horizon: Zero Dawn iniziò ben prima, impossibile pensare che un gioco totalmente ispirato a un altro (nelle meccaniche generali) potesse uscire solamente due anni dopo. Sicuramente il titolo CD Projekt Red impattò sulla creatura dei Guerrilla Games e su molti altri giochi futuri, ma il concept era già bello che strutturato.

Ciò che colpì più di qualunque altra cosa, e che lo fa tutt’ora, è proprio il concept. L’ambientazione è parte fondante della trama ed essa è parte fondamentale dell’ambientazione. Le creature meccaniche combattute da un’eroina dalle origini tribali stuzzicò l’attenzione di tutti. La costruzione di una protagonista femminile che non risulti né una super donna né la classica bomba sexy fan service è sicuramente un ulteriore tassello positivo al puzzle. Proprio per questo motivo abbiamo inserito Aloy tra i migliori protagonisti nella storia dei videogiochi. L’aspettativa era quindi alle stelle.

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…derivano grandi responsabilità.

Così come l’amichevole Spider-Man di quartiere ci ha insegnato, da una sontuosa campagna pubblicitaria e un hype generator enorme ci si aspetta il gioco definitivo. Horizon: Zero Dawn ha quindi confermato o disatteso tali aspettative? La verità, come spesso accade, sta nel mezzo. Ci troviamo di fronte a un gioco tecnicamente sbalorditivo, sia la grafica che il gameplay sono finemente curati. Dietro l’angolo però c’è un inquilino poco desiderato, cioè The Legend of Zelda: Breath of the Wild. All’effettivo sono due titoli diversi con obiettivi ben diversi, ma l’uscita nello stesso periodo portò a confronti “obbligati”.

Il titolo Nintendo ha rivoluzionato il concetto di open world e la cosa impattò anche sul gioco Sony. In Horizon: Zero Dawn l’interazione ambientale è minima (non nulla però) e la progressione della protagonista decisamente lineare. Dal canto nostro però, torniamo a ripetere, i due giochi sono (seppur action open world) estremamente diversi. Le avventure di Aloy hanno un focus maggiore sulla trama e sul risolvere l’enigma delle bestie meccaniche. Oltre a questo il gameplay funziona bene ed è funzionale a tutto il gioco. Insomma, Horizon: Zero Dawn ha la propria identità sia stilistica che videoludica.

Guarda da questa parte!

Una delle maggiori criticità del gioco è sicuramente l’IA nemica. Attenzione però, il problema affligge principalmente i nemici umani mentre molto meno le macchine. Vero però anche che le azioni di una macchina sono decisamente più semplici da portare a schermo rispetto alle migliaia di reazioni che potrebbe avere un essere umano. Basta veramente poco però per eludere le azioni degli avversari e gli accampamenti risultano una sfida più noiosa che eccitante.

Discorso diverso invece per le Cacce. Queste side-quest (probabilmente le uniche insieme a poche altre presenti nel gioco) hanno un discreto grado di sfida e portano il giocatore, a volte, a doversi ingegnare per concluderle al meglio. Per carità, non stiamo parlando di nessun gioco presente in questa lista, però sono un ottimo riempitivo e divertono. Al di là della trama principale però non c’è troppo altro da fare. Questo potrebbe essere un limite come no, dipende principalmente da cosa cerca un giocatore. Sicuramente è una scelta migliore rispetto all’inserire centinaia di fastidiosissime side-quest come in Final Fantasy XV.

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Gran bella storia, ma…

La trama che gravita intorno ad Aloy è ben congegnata e risolve in modo onesto gli enigmi dell’ambientazione. Vero, è decisamente protagonista-centrica nella sua costruzione però questo non è per forza un difetto. Se la trama è buona la sceneggiatura invece scricchiola ogni tanto. Il problema principale è decisamente nel ritmo in cui la storia viene descritta e soprattutto come. Il tutto sembra diluito per portare più ore da giocare in mano al giocatore. Niente di troppo grave, a noi il gioco e la storia sono piaciuti, però un ritmo più calzante avrebbe reso il tutto più stimolante.

Il finale oltretutto è forse la parte più debole, sia come ritmo che come narrazione. Il tutto però si sorregge egregiamente sulle spalle del gioco nel complesso. Non abbiamo di fronte il capolavoro sperato, ma un gran gioco in grado di divertire per diverse ore. L’uso delle diverse armi fa sì che il gameplay sia piuttosto vario e non stanchi fino alle battute finali del gioco.

Restiamo quindi in trepidante attesa del sequiel Horizon: Forbidden West. Sicuramente in questi anni i Guerrilla Games avranno limato ulteriormente il già ottimo motore di gioco (il Decima Engine usato anche da Hideo Kojima in Death Stranding) oltre ad avere già una base di partenza ben collaudata. Se il buongiorno si vede dal mattino allora il prossimo gioco sarà un acquisto sicuro!

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