I 6 Migliori Film di Alejandro Jodorowsky da vedere assolutamente [LISTA]

La nostra guida alla scoperta del cinema di Alejandro Jodorowsky.

Alejandro Jodorowsky: i migliori film del grande regista cileno
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Alejandro Jodorowsky: drammaturgo, poeta, artista e cineasta cileno, non è un semplice regista. Affrontare un suo film significa rinunciare apertamente ad ogni logica, lasciandosi attorniare dal fascino di una messa in scena scarna ma profondamente evocativa, complessa e irrazionale, valicando continuamente il confine tra reale e surreale come raramente capita di vedere al cinema.

La sua intera filmografia è intrisa di poesia, realismo magico e misticismi, critica sociale, violenza e sangue. Storie avvolte dai tarocchi, falsi profeti, bestemmie ed ira. Nato a Tocopilla in Cile nel 1929, il regista Alejandro Jodorowsky è un artista poliedrico: scrittore, drammaturgo, poeta, mimo, guida spirituale e disegnatore di fumetti, tutti elementi che ne fanno una delle figure più importanti e influenti del cinema d’autore, sin dal suo ingresso sulla scena con il polemizzato debutto nel 1968 con il film surrealista: Il paese incantato (Fando y Lis).

I Migliori Film di Alejandro Jodorowsky

Il paese incantato (Fando y Lis, 1968)

Esordio anticonformista per Alejandro Jodorowsky, tratto da una pièce teatrale di Fernando Arrabal di cui lo stesso regista cileno curò la regia nel 1961.

Il film mostra sin da subito e chiaramente la sostanza del suo cinema: una storia minimale in un deserto ostile, road movie di due innamorati in viaggio verso la città perfetta, disseminando lungo il loro percorso inquietanti e bizzarri incontri che lo trasformano nel viaggio anarchico dell’essere dentro il proprio sé, nella ricerca della pace interiore. Intriso di un surrealismo che si avvicina molto alla poesia, il film apre a comparse talmente visionarie, suggestive e simboliche, che sembrano fuoriuscire da un quadro di Hieronymus Bosch.

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All’epoca della sua uscita il Messico gridò allo scandalo, sintomatico di quanto l’arte di Jodorowsky, passata e presente, con la sua forte impronta surrealista, la sovrabbondanza di simbolismi, i ritmi dilatati, assieme ad uno sviluppo della trama antinarrativo e non sempre legato da una ferrea logica, non sia un cinema accessibile a qualsiasi tipologia di spettatore.

La danza della realtà (La danza de la realidad) (2013)

Un ritorno in grande stile al cinema per Alejandro Jodorowsky dopo un’assenza di oltre 20 anni, che mette in scena la sua infanzia così come narrato nel suo libro dall’omonimo titolo, La danza de la realidad (2006). Un’infanzia, quella del regista cileno, che oltre la narrazione biografica si trasforma nelle simbologie e nei motivi che hanno caratterizzato la profonda e mai conclusa ricerca umana da parte del cineasta.

Un film che è un esercizio di autoriflessione, oltre ad una celebrazione all’ego smisurato dello stesso regista che si pone nudo innanzi allo specchio: il risultato è un tripudio per gli occhi e per il cuore, mostrato senza artefatti, scavando nella sua vita e e allo stesso tempo facendoci riflettere nella nostra.

La storia della sua infanzia viene narrata attraverso la lente filtrata dell’occhio sensibile di Alejandro Jodorowsky, essendo il film stesso un tentativo del regista di esorcizzare il suo passato e di sanare il rapporto con i propri genitori e gli eventi segnanti della sua giovinezza.

La danza della realtà è un film nostalgico, una poesia compassionevole che pur mantentendo gli elementi archetipici del cinema di Jodorowsky, si distanzia dalla sua filmografia che negli anni ha tentato di scioccare il suo pubblico, pregno di un ampio simbolismo ipnotizzante, additato come blasfemo e pericoloso.

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Poesia senza fine (Poesía sin fin, 2016

Poesia senza fine (Poesía Sin Fin) è il sequel de La danza della realtà del 2013. La seconda parte del racconto autobiografico della giovinezza di Jodorowsky a Santiago: i primi incontri con l’arte, l’amore e la poesia, terminati con il suo successivo viaggio a Parigi allo scopo di incontrare il poeta Andrè Breton e per salvarne assieme il surrealismo.

Ambientato a Santiago del Cile negli anni Quaranta e Cinquanta, segue l’adolescenza del regista, interpretato dal figlio cantautore Adán Jodorowsky, apparso in Santa Sangre (1989). Quest’ultimo prende la decisione di diventare un poeta dopo aver trovato una copia di un libro di Federico García Lorca, poeta e drammaturgo spagnolo.

Cosi ci vengono mostrati gli eventi che hanno caratterizzato la sua adolescenza fino all’età matura, costellati di personaggi pittoreschi e allegorie esplosive: la scoperta dell’amore e del sesso, della passione e dell’amicizia, e poi l’arte, il bere, e la fuga dalla propria famiglia.

Insieme a La danza della realtà, questo film è la celebrazione ed il testamento si di una favolosa esperienza artistica, ma soprattutto umana. Una visione complessiva dove niente è casuale e il tutto volge verso la verità, anche quando la realtà è mutata in sogno, in un racconto surreale nel quale il corpo è lo spirito, la forza di un regista che rimane tra i pochi artisti che quando parla di se stesso parla all’umanità.