Red Hot Chili Peppers – Can’t Stop: il vero significato del video [GUARDA]

Can't Stop è uno dei video indimenticabili della nostra giovinezza: ma qual era il suo significato, esattamente?

Red Hot Chili Peppers
John Frusciante nel video "Can't Stop" dei Red Hot Chili Peppers. Credits: Red Hot Chili Peppers / YouTube

Quello di Can’t Stop è di certo uno dei video più memorabili della carriera dei Red Hot Chili Peppers. Ma ce l’ha un senso? A quanto pare, sì.

La telecamera percorre l’interno di un lungo tubo giallo. Compare all’improvviso il faccione occhialuto di Anthony Kiedis. Lo sapete: è il video di Can’t Stop dei Red Hot Chili Peppers. Uno dei più assurdi, improbabili e anarchici della loro carriera. E si badi bene: parliamo di una band che di video bizzarri ne ha fatti a bizzeffe.

Can’t Stop è uno dei singoli di punta dell’album By the Way, pubblicato dalla band nel 2002. Un album spesso criticato, accusato di una “svolta” pop ma in realtà caratterizzato da musicalità variegate e interessanti esperimenti con vari generi. Can’t Stop tuttavia è la canzone che, nel disco, non tradisce la tradizione.

Un bel funk pesante tutto giocato attorno a un riff ripetuto all’infinito dall’immancabile John Frusciante, con un tempo sostenuto e un rap inarrestabile e tipicamente nonsense che scaturisce senza freni dalla bocca di Anthony Kiedis. La canzone è un enorme successo, tanto che per anni la band ne farà uso per aprire i propri live show.

Gran parte del successo del singolo si deve, tuttavia, alla larga diffusione (soprattutto su MTV) dell’accattivante video. Un video frenetico, scatenato, che vede protagonisti i quattro in situazioni al limite dell’assurdo ma sempre perfettamente in linea con l’energia irrefrenabile della canzone.

Red Hot Chili Peppers – Can’t Stop, 2003

“Can’t stop the spirits when they need you”

Accade praticamente di tutto. Flea si fa infilare penne e pennarelli nel naso e nelle orecchie. Anthony gioca con delle luci per la segnalazione marittima in una stanzetta piena di specchi. John suona in un panorama di lampade che si accendono e che si spengono. Chad si fa appendere un abito in bocca. Potremmo continuare.

E lo facciamo. Flea suona con in testa un’enorme maschera da ippopotamo viola. Anthony canta vestito da tenda da campeggio, o quella che sembra tale. John si “triplica” armonizzando con sé stesso all’interno di tre bidoni dell’immondizia. Chad fa roteare un bidone su un dito come un giocatore dell’NBA con la palla.

Spesso le immagini costruite sono flash di pochi secondi, a volte invece si tratta di “sculture” viventi che vengono riprese in più occasioni, a seconda di come i quattro musicisti interagiscono con gli oggetti a loro disposizione. Ed è proprio qui che sta nascosto il significato di questo mitico video.

Significato che viene del resto indirettamente svelato al termine del video stesso. Su di un cartello nero infatti si legge: “Inspired by the one-minute sculptures of Erwin Wurm”. Proprio da qui il regista del video, Mark Romanek, ha preso ispirazione per inserire la band nelle situazioni assurde che ben ci ricordiamo.

Red Hot Chili Peppers – Can’t Stop live @Slane Castle, 2003

“Go write your message on the pavement”

Erwin Wurm è un artista concettuale e scultore austriaco noto per la sua attività fin dagli anni ’80. Uno dei concetti più famosi sviluppati nella sua arte sono appunti le “one-minute sculptures”, cioè le “sculture di un minuto”. L’idea dietro queste opere è quella di mettere in discussione il concetto stesso di “scultura”.

In una one-minute sculture l’artista, o “esecutore” dell’opera, deve mettere in relazione sé stesso in maniera inusuale, preferibilmente comica, con degli oggetti di uso quotidiano. Il corpo del “modello” interagisce quindi con secchi, pentole, scatole, matite, barattoli e quant’altro.

L’idea è quella di una scultura temporanea, umoristica e di facile e breve realizzazione. Proprio questo, come si può chiaramente vedere, è l’assunto delle pose bizzarre studiate per i Red Hot Chili Peppers nel video di Can’t Stop. Usare la bocca come un appendiabiti, il naso per infilarci un pennarello e via dicendo.

Naturalmente il regista Romanek ha studiato il video per essere particolarmente fantasioso e con larghi mezzi a disposizione ha creato “sculture” ancora più assurde ed improbabili. Il caso è quello dell’immagine finale del video: Anthony Kiedis fermo “all’interno” di un muro di mattoni. Il risultato, lo sappiamo, è memorabile.

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