Boris | Recensione di un grandissimo cult

Boris, Francesco Pannofino è Renè ferretti
Francesco Pannofino è Renè Ferretti

Boris è una serie italiana, composta da tre stagioni, andata in onda su Fox dal 2007 al 2010. Nel 2011 la serie ha avuto un sequel cinematografico intitolato Boris-Il film, che vede sostanzialmente lo stesso cast dell’opera originale. La sigla è composta ed eseguita da Elio e le storie tese.

Boris: la trama

Boris è un pesciolino rosso, mascotte della troupe de Gli occhi del cuore 2 e unico vero amico di René Ferretti, il regista della fiction. Attraverso l’arrivo sul set dello stagista Alessandro, detto Seppia, avremo l’occasione di scoprire il tragicomico che si cela dietro Gli occhi del cuore, medical drama rinnovato per una seconda stagione nonostante i bassissimi ascolti. Personaggi come Duccio, Biascica, Stanis e Corinna non saranno altro che gli archetipi di un mondo molto italiano.

Cast

  • Francesco Pannofino: René Ferretti
  • Alessandro Tiberi: Alessandro
  • Caterina Guzzanti: Arianna Dell’Arti
  • Carolina Crescentini: Corinna Negri
  • Pietro Sermonti: Stanis La Rochelle
  • Eugenia Costantini: Cristina Avola Burkstaller
  • Karin Proia: Karin
  • Angelica Leo: Fabiana Hassler
  • Antonio Catania: Diego Lopez
  • Ninni Bruschetta: Duccio Patanè
  • Paolo Calabresi: Augusto Biascica
  • Alberto Di Stasio: Sergio Vannucci
  • Luca Amorosino: Alfredo
  • Ilaria Stivali: Gloria
  • Carlo De Ruggieri: Lorenzo
  • Roberta Fiorentini: Itala
  • Valerio Aprea: Sceneggiatore 1
  • Massimo De Lorenzo: Sceneggiatore 2
  • Andrea Sartoretti: Sceneggiatore 3

Sigla di Elio e le storie tese

Boris – Il Film

Nel 2011 vede la luce il lungometraggio dedicato alla serie. Il film si lega alle trame delle stagioni ma se ne discosta in trama e intenti chiudendo un percorso trionfale.

Trama Boris – Il Film

Il film abbandona il contesto televisivo per concentrarsi su quello del cinema. Renè, dopo aver sofferto una nuova cocente delusione con la fiction Il giovane Ratzinger, decide di ritirarsi a vita privata. La nuova occasione di riscatto arriverà grazie a Sergio, storico produttore e volto noto della serie, che proporrà al regista un film “alla Gomorra”: La Casta.

Trailer Boris – Il Film

Boris, recensione

Boris è appena tornato su Netflix. Non ci sono più scuse: il rewatch è obbligatorio. Ed è davvero singolare che una serie come Boris sia disponibile su una piattaforma streaming, pronta ad essere divorata in una singola maratona di binge watching. La sua produzione e distribuzione si diluì nell’arco di quattro anni, e prima di diventare il cult che è oggi, depositario di citazioni diventate linguaggio comune, le tre stagioni trascorsero quasi nell’indifferenza. La sua storia poteva essere, in fondo, quella di tanta televisione nostrana.

Quando però i cinefili si accorsero dell’enorme immaginario a cui Boris attingeva, fu consacrazione istantanea. Immaginario che a sua volta ha creato, attraverso la destrutturazione perpetua e totale della fiction all’italiana condotta con un’ironia che ha fatto la storia. Ironia che diventa autoironia attraverso un impianto meta-cinematografico che filtra motivi ed oscuri segreti delle produzioni televisive italiane portando esso stesso in scena una produzione televisiva italiana.

Lo sguardo silenzioso sul caos del set è quello del piccolo pesciolino rosso Boris, che non può che assistere sbigottito alla produzione de Gli occhi del cuore 2, seguito di una fallimentare fiction affidata nuovamente al rassegnato René Ferretti, interpretato da un Francesco Pannofino ormai leggendario. Attorno a lui gravitano caratteri e personaggi che portano in scena i tanti vizi, e le poche virtù, della televisione italiana.

Boris: una fiction molto italiana

D’altronde la critica alla serialità nostrana è tutt’altro che velata. Libeccio, produzione per cui Biascica tormenterà Sergio al fine di ottenere i famosi straordinari di aprile, non è altro che un riferimento alla fiction RAI Vento di ponente. Nel personaggio di Stanis La Rochelle questa satira si radicalizza in veri e propri mantra, ripetuti nel corso delle tre stagioni in decine e decine di variazioni. Però sei molto italiano, perdonami! Te lo posso dire? Sei molto italiano!

Autoironia (della sorte) ancora più sottile e beffarda; Pietro Sermonti, interprete del dottor Guido Zanin in Un medico in famiglia, diventa Stanis La Rochelle per Boris, e quindi Guido Corelli per Gli occhi del cuore. Microuniversi che si compenetrano e inglobano in un gioco di specchi e rimandi tipico di tanto metacinema, ma che non ha alcun altro paragone nell’intero panorama televisivo.

Insieme a Stanis tanti altri ruoli archetipici figurano sul set de Gli occhi del cuore. Ciò che però sorprende è che nonostante portino in scena vere e proprie maschere, la caratterizzazione è tutt’altro che macchiettistica. Personaggi come Mariano, interpretato da un Corrado Guzzanti al limite dell’istrionismo, sono modelli da manuale di scrittura.

Boris
Credo in te signoreeee, nato da Mariaaaa

Una fiction poco italiana

Questi caratteri a tutto tondo condividono la contraddizione tra la rassegnazione alla mediocrità e lo slancio dell’ambizione artistica. René non farà mai il suo Machiavelli, l’ego di Stanis è molto più grande dei piccoli ruoli che si trova ad interpretare. Duccio smarmella e apre tutto, ma alla fine sarà molto invidioso quando lo stagista Lorenzo confezionerà una splendida fotografia, e così via per tutti gli altri.

Motivo che è, in fondo, la struttura portante di tutta l’opera. Medical Dimension non è altro che Gli occhi del cuore sotto mentite spoglie, e la costruzione della terza stagione ci svela un dettaglio dopo l’altro come la nuova grande produzione regredisca al vecchio che avanza…perché la qualità c’ha rotto il cazzo. Lo spettro della mediocrità aleggia su qualsiasi tentativo di elevarsi dai paradigmi della serialità italiana: la rivelazione finale della terza stagione non è altro che, ancora, un’autoironica presa di coscienza.

Cercando di emanciparsi da questi stessi spettri su cui hanno costruito la comicità della serie, gli autori hanno rivolto i loro omaggi a ben altri repertori e modelli. Lars Von Trier, celebrato nel sesto episodio della prima stagione; i richiami a Twin Peaks e Mulholland Drive di David Lynch, e le dediche a Ettore Scola e Wim Wenders. Ma anche le numerose citazioni da Star Wars e persino La mia Africa di Sidney Pollack: un immaginario colto, praticamente inedito nella storia della nostra televisione. Tutto tenuto insieme da quella rapsodica locura, di cui proprio Mariano è custode e profeta.

Un’altra televisione è possibile (?)

Perché Medical Dimension si trasforma ne Gli occhi del cuore,perché la rete non vuole produrre Machiavelli, perché Nando Martellone ci fa sbellicare ogni volta che ripete l’idiotissima bbbbbucio de culo? La risposta è sempre Boris, l’altra possibilità in una storia, quella delle nostre serie tv, che a parte qualche rarissima e recente eccezione è davvero un grande carnevale di mediocrità. E nel fare ironia su queste serie, assumendone le sembianze, Boris ha rischiato di diventare una di loro. Oggi, alla prova del tempo, si conferma invece una delle opere più importanti della nostra televisione.

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