Quarantena cinefila | Metacinema: quando un film racconta se stesso, ecco alcuni grandi titoli da recuperare

Film che parlano espressamente del cinema, delle sue forme e dei suoi motivi fondanti

Ancora qualche appunto su Fellini: il metacinema di Scola e Virzì

Metacinema: Fellini e Mastroianni

Fellini tornerà a più riprese a fare dell’incanto del cinema un soggetto privilegiato. Sia negli splendidi film-documentari Block-notes di un regista o Intervista, sia ad esempio in film come La città delle donne. In quest’ultimo Mastroianni è di nuovo il tramite del regista per visitare un cinema fatto di visioni e suggestioni. Nell’immaginario cinematografico è talmente radicata questa atmosfera onirica che solo Fellini è capace di creare che è diventato egli stesso uno spunto su cui fare metacinema, non solo a livello citazionistico.

Ettore Scola, nel suo magnifico C’eravamo tanto amati, rimette su il set della celebre scena de La dolce vita. Fellini e Mastroianni sono fisicamente presenti nel film, interpretano loro stessi, e il bagno della fontana di Trevi diventa definitivamente un simbolo della nostra cultura. Più recentemente, Paolo Virzì con il suo Notti Magiche, ha fatto coincidere la fine della stagione dei grandi maestri con l’ultima scena de La voce della luna. Con una fotografia davvero iper-cinematografica, ricostruisce un set che sembra la piattaforma dell’astronave di 8 1/2: è invece il luogo in cui Fellini, questa volta presenza spiritica, sta completando il suo ultimo film.

Ancora Godard e i Coen, Paul Thomas Anderson e Robert Altman

In quegli anni anche Godard tornava esplicitamente alla verità eremitica del metacinema, con Passion, nel 1982. Un film fatto davvero di quadri, di un indirizzo estetico che rimanda chiaramente alla grande stagione pittorica di Goya. Un estetismo talmente preponderante da riecheggiare, declinato in tutt’altre forme visive e narrative, nell’Ave Cesare! dei fratelli Coen, del 2016.

Quest’ultimo attraverso coreografie registiche cesellate al millimetro ha reso un ritratto sfavillante della stagione d’oro della vecchia Hollywood. Per converso, è necessario citare anche chi ha ritratto i retroscena dell’altra Hollywood. Paul Thomas Anderson, con il suo Boogie Nights, ha realizzato un grandissimo, ma velato, biopic della pornostar leggendaria John Holmes. E nel farlo, ci ha regalato splendide sequenze di metacinema porno.

E se si parla di Paul Thomas Anderson, andare indietro e guardare ad una delle sue ispirazioni dichiarate è un passo breve. I racconti corali dell’esordio di Paul Thomas Anderson si ispirano infatti ai grandi affreschi di Robert Altman, e il suo I protagonisti del 1992 è un esempio ormai classico di metacinema. Il lungo pianosequenza iniziale in cui si parla di pianisequenza è tutto un programma.