L’Orso e L’Usignolo, un imperdibile fantasy ambientato tra i vampiri della tundra russa

L'Orso e L'Usignolo è un fantasy affogato nel folklore russo, tra vecchi demoni e vampiri, costretti a sottomettersi all'animo selvaggio di una protagonista indimenticabile

l'orso e l'usignolo cover

L’Orso e L’Usignolo, romanzo edito da Fanucci Editore e firmato da Katherine Arden, è il primo volume della trilogia La Notte dell’Inverno e ha il merito di trasportare il fantasy e il racconto folkloristico nel mezzo della tundra russa, in campagne affogate da neve, al confine con una foresta che sembra essere stata plasmata dall’immaginazione dei fratelli Grimm.

Composto di circa 300 pagine L’Orso e L’Usignolo si presenta anche come una sorta di bildungsroman, un romanzo di formazione incentrato su Vasilisa, affettuosamente chiamata Vasja: una protagonista che permette all’autrice di parlare di magia, libertà e pregiudizi.

L’Orso e L’Usignolo, la trama

È una fredda e cupa notte quando le grida di Marina squarciano il volto sonnolento delle tenebre: la donna, che ha nomea di essere uno spirito indomito e coraggioso, muore dando alla luce una bambina, Vasilisa, ultima di una famiglia che il capofamiglia, Petr, deve tirare su da solo alla morte dell’amata moglie.

Pur consapevole dei rischi della gravidanza, Marina voleva ad ogni costo avere una figlia che avesse lo spirito della madre: uno spirito fatto per credere alle leggende e dar loro credito quel tanto che basta per mantenere in equilibrio il volto cangiante di un mondo mutevole e pieno di misteri.

Quando Vasja — come la bambina viene affettuosamente chiamata — ha sette anni suo padre parte alla volta di Mosca per trovare una moglie per sé e un marito per la figlia maggiore: le aspettative dell’uomo vanno oltre ogni previsione. Sua figlia viene data in moglie al cugino del principe russo, mentre lui sposa la figlia del Gran Principe, Anna. Solo che la donna non è fatta per la tundra della Rus’: in quei luoghi ci sono demoni e spiriti che fanno agitare la donna dal cuore cristiano. E più di tutti le mette ansia la giovane Vasja, che parla con gli spiriti del fiume e del fuoco, cavalca come un uomo e non si fa nessun problema a seguire la sua indole libera.

Nel frattempo gli anni passano, Vasja diventa una ragazza che, pur non potendosi definire bella, riesce ad attirare l’attenzione di tutti quanti. Compreso quello del giovane prete arrivato da Mosca, Konstantin, che non riesce a sopportare il desiderio di lei. Ma il sant’uomo ha in realtà una missione: portare la parola di Dio in quel villaggio dimenticato dalla luce. Quello che non sa è che imponendo il timore di Dio renderà molto più debole la protezione degli dei pagani che albergano in quei luoghi e con i quali Vasja ha fatto amicizia.

Così facendo il prete si renderà responsabile della rinascita dell’Orso, una creatura fatta per divorare il mondo, in modo quasi letterale, e che può essere salvato solo dall’intervento di un’altra figura leggendaria, Morte, il dio dell’inverno. E tra questi poli la vita di Vasja sarà costantemente messa in pericolo.

Le favole del focolare

La sensazione che si ha immediatamente, nell’immergersi nella lettura de L’Orso e l’Usignolo, è quella di avere tra le mani un libro di favole: un tomo dalle pagine ingiallite e odorose, da sfogliare sotto il riverbero di un camino acceso a combattere il gelo pungente dell’inverno.

Non è un caso, infatti, che il romanzo della Arden si apri proprio con la vecchia balia, Dunja, che racconta vecchie leggende di demoni dagli occhi di ghiaccio e di ragazze in attesa nella neve. La storia de L’Orso e l’Usignolo comincia con una favola proprio perché con la fiaba condivide la natura, quell’incanto sospeso che parla di spiriti e mondi dimenticati sotto la spinta del progresso.

Ecco allora che al lettore viene chiesto un salto di fede, un abbandono quasi totale delle comodità e delle convinzioni moderne, lasciandosi prendere per mano in un valzer fatto di ruscelli gelidi e creature dai capelli grondati, di cavalli pieni di impeto e voci che sussurrano tra le fiamme. Si ha, dunque, come la sensazione di leggere un sogno ad occhi aperti, grazie ad uno stile di scrittura che pur essendo molto evocativo, riesce a non risultare mai pedante o fuori contesto.

Sebbene l’azione di questo primo volume sia ridotta all’osso e L’Orso e l’Usignolo finisca con l’apparire — almeno nella prima parte —  molto vicina ad una saga famigliare à la Ken Follett de I Pilastri della Terra, l’attenzione del lettore rimane sempre vigile, come se fosse caduto vittima di un incantesimo, un filtro d’amore che gli impedisce di distogliere lo sguardo.

L’Orso e l’Usignolo: una storia al femminile

Nonostante l’impronta famigliare, però, è indubbio che L’Orso e l’Usignolo è soprattutto la storia della sua protagonista: una protagonista che ha gli occhi verdi della natura selvaggia e capelli neri che sembrano in grado di imbrigliare e sottomettere le tenebre. Dal momento in cui viene al mondo, Vasja cattura tutta l’attenzione. È il nucleo intorno cui ruotano gli altri personaggi, il fulcro magnetico che richiama a sé tutti gli sguardi, compreso quello di chi legge.

Vasja è il classico strong character: un personaggio forte, che sfida le convenzioni del contesto sociale e culturale in cui cresce. Un personaggio che prova a “sottomettersi” a quello che altri decidono per lei, ma che non riesce mai a piegarsi del tutto, perché il suo animo non è fatto per perire nel destino abitudinario che gli uomini le vorrebbero dare. Una caratteristica che emerge con maggior forza con l’arrivo del prete Konstantin.

Sebbene giochi la parte dell’antagonista (ma non del villain), Konstain è un personaggio che l’autrice ha costruito alla perfezione: una creatura in cui coesiste vanità e ambizione, fede in Dio e desiderio carnale. Konstantin, che vorrebbe essere l’anima pia con cui Dio punisce i peccatori è in realtà in qualche modo costretto a stringere denti e pugni al cospetto di Vasja. Una creatura che sembra avere legami con la Esmeralda di Victor Hugo, il che naturalmente farebbe di Konstantine la versione russa di Claude Frollo in un omaggio a Notre Dame de Paris che sembra saltare fuori dalla pagina.

Ci troviamo dunque davanti una storia di affermazione e perdizione al tempo stesso: una storia che si costruisce piano, con una lentezza che sembra voler richiamare quella della vita stessa, che si costruisce attimo dopo attimo e che si infuoca in quei momenti cardine, quei plot twist che hanno il potere di cambiare il corso di un’esistenza in un battito di ciglia. E il plot twist di questo romanzo è rappresentato dal personaggio di Morotzko, quel personaggio che tutti attendono pur senza saperlo, pur senza rendersi conto di star contando i minuti che li separano da quell’incontro necessario.

Ma, ancora una volta, tutto si muove in funzione di Vasja: è lei il cuore de L’Orso e L’Usignolo, la strega di un romanzo fantasy in cui troveranno spazio non solo le creature del folklore russo, ma anche esseri che fanno parte dell’immaginario collettivo, come i vampiri. Il risultato è un tableau vivant pieno dei colori freddi della tundra russa, in cui sarà più che un piacere perdersi.

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