Junior Cally, rapper Sanremese accusato di misoginia

Un rapper nel mirino delle polemiche che girano attorno a Sanremo '20

Cally
Junior Cally nel video di "Magicabula"

Scoppia la polemica su Junior Cally, prossimo partecipante a Sanremo 2020

Nulla da fare, le controversie non si placano. La nave delle polemiche è partita, e non si fermerà tanto presto. Dopo Amadeus, il mirino dei detrattori del Festival di Sanremo di quest’anno si è spostato su Junior Cally. Giovane rapper molto noto nell’ambiente, Cally si esibirà a Sanremo per la prima volta quest’anno. Ma dati i contenuti di diversi suoi testi la sua presenza non è gradita, specie da parte di commentatrici di alto profilo come Laura Boldrini, Marianna Madia e Lucia Borgonzoni.

Ad essere attaccato in particolare è un pezzo del rapper risalente al 2017 e intitolato Strega. Uno stralcio del brano: “Lei si chiama Gioia ma beve e poi ingoia / Balla mezza nuda e dopo te la dà / Si chiama Gioia perché fa la troia / Sì, per la gioia di mamma e papà / Questa frate non sa cosa dice / Porca troia, quanto cazzo chiacchiera / L’ho ammazzata, gli ho strappato la borsa / C’ho rivestito la maschera“.

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Sull’ondata dell’indignazione anti-sessista che in questi giorni si sta indirizzando da più parti verso il Festival, non stupiscono tali reazioni. Lucia Borgonzoni della Lega dichiara: “Junior Cally sul palco di Sanremo è disgustoso. Uno che incita al femminicidio, allo stupro, alla violenza non può esibirsi tra i big del festival nazional-popolare più famoso del Paese davanti a un pubblico di famiglie, giovani e bambini. È indegno“.

Vero, questo tipo di espressioni non sono certo quelle più adatte ad un pubblico di famiglie come quello di Sanremo. E infatti, data la cornice, la canzone che il rapper presenterà tratterà molto difficilmente di stupri e violenza. In teoria, almeno.

Junior Cally – Strega, 2017

Una questione da sempre spinosa, e non inedita

Sorge però una questione piuttosto annosa: quella dei contenuti espliciti ed estremi della musica rap. Non si tratta ovviamente di un tema nuovo; tuttavia le reazioni al brano di Junior Cally indicano sbigottimento e sorpresa. Un rapper che canta frasi misogine e maschiliste? Chi l’avrebbe mai detto! La verità è che questo tipo di espressioni sono di casa nel rap fin dagli anni ’90; ma è ovvio che chi del genere ha sempre ascoltato solo Jovanotti non può saperlo.

Che l’utilizzo di tali modi di esprimersi sia giustificabile in virtù della rappresentazione fedele di un esasperato realismo, cioè ciò che il rap si fregia di fare, è sempre e ancora oggetto di discussione. Ma, che si possa o no accettare questo tipo di arte con tutto il suo carico “scabroso”, ciò che non è più plausibile nel 2020 è cascare dalle nuvole ascoltando il genere e trovandosi di fronte a contenuti violenti.

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Questo è anche un po’ il punto dello stesso Junior Cally. Il rapper infatti dice: “Due sono le cose: o si accetta l’arte del rap, e probabilmente l’arte in generale, che deve essere libera di esprimersi, e si ride delle polemiche. Oppure si faccia del Festival di Sanremo un’ipocrita vetrina del buonismo, lontana dalla realtà e succursale del Parlamento italiano”.

E prosegue, per tramite del suo manager: “Lungi da Junior Cally scomodare i grandi nomi del cinema, della letteratura e della storia dell’arte da Tarantino e Kubrick, da Gomorra a Caravaggio e scrittori come Nabokov e Bret Easton Ellis. L’arte può avere un linguaggio esplicito e il rap, da sempre, fa grande uso di elementi narrativi di finzione e immaginazione che non rappresentano il pensiero dell’artista. Nessuno penserebbe di attaccare Stanley Kubrick (o Stephen King) per le scene in cui Jack Nicholson rincorre Shelley Duvall in Shining, perché si tratta di fiction“.

Fonte: Open

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