Polemica Amadeus, lettera di 29 deputate: “Chieda scusa”

Non si ferma l'ondata di backlash nei confronti del noto conduttore

Sanremo 2020 : teatro ariston
Fronte del Teatro Ariston a Sanremo. Credits: Jose Antonio

La politica entra a gamba tesa nella diatriba Sanremo

Non si placano le reazioni seguite alle frasi controverse pronunciate da Amadeus in presentazione del Festival di Sanremo 2020. Già affrontate le accuse di sessismo, e già avendo fornito la sua replica, il presentatore continua però ad affrontare un incalzante backlash dagli ambienti più disparati. Dalla “collega” Myss Keta, che condurrà il dopofestival, al rapper Salmo, che declina l’invito a partecipare al Festival con un “non me la sento”. Ora, la polemica ha raggiunto il parlamento.

Ventinove deputate hanno infatti firmato insieme una lettera, indirizzandola alla commissione di vigilanza Rai, all’amministratore delegato Fabrizo Salini, al consiglio d’amministrazione e al sindacato italiano dei giornalisti Rai (USIGRai). Potete leggere la lettera per intero su Repubblica. Vi si afferma: “Risulta del tutto incomprensibile che […] il servizio televisivo pubblico promuova un modello diseducativo di donna bella e disposta a occupare ruoli di secondo piano per non fare ombra al proprio compagno famoso. E dispiace che, malgrado l’imbarazzo che immaginiamo – e speriamo – da loro stesse provato, le donne presenti alla conferenza stampa in qualità di co-conduttrici non abbiano preso le distanze, né durante né dopo”.

Il video della conferenza stampa di presentazione di Sanremo 2020

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La lettera fa riferimento anche al rapper Junior Cally, partecipante quest’anno. Cantante a sua volta accusato di proporre nella propria musica contenuti e testi di natura esplicitamente sessista. “Poiché tra i cantanti in gara è prevista la presenza del rapper per ragazzini Junior Cally, i cui testi […] sono pieni di violenza, sessismo e misoginia, appare evidente che la direzione artistica del Festival di Sanremo 2020 sia in palese contrasto con il contratto di servizio della Rai“.

Così prosegue la lettera, ricordando che i principi presenti nel suddetto contratto “prevedono di superare gli stereotipi di genere, al fine di promuovere la parità e di rispettare l’immagine e la dignità della donna anche secondo il principio di non discriminazione”. Tra le firmatarie della lettera figurano parlamentari di tutti i colori. Laura Boldrini (PD), Vita Martinciglio (M5S), Rossella Muroni (LEU), Maria Teresa Baldini (Fratelli d’Italia) e Lisa Noja (Italia Viva).

Fonte: La Repubblica

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