Joker, storia del folle di tutte le arti: L’uomo che ride, dalla letteratura al cinema

Joker è finalmente nelle sale. L'ispirazione in casa DC per la creazione del personaggio viene da lontano, dal film L'uomo che ride. Una storia lunga un secolo

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L'uomo che ride in confronto alla versione fumettistica e cinematografica del Joker

Joker, uno dei film più attesi dell’anno, è finalmente arrivato nelle sale italiane. La pellicola con protagonista un meraviglioso Joaquin Phoenix e che racconta la nascita di uno dei villain più iconici della storia del fumetto, dopo aver vinto il Leone d’oro a Venezia, è pronto a mettersi alla prova col giudizio del grande pubblico.

                      

                                  ATTENZIONE, SPOILER!

Joker, storia dell’evoluzione del personaggio

Joker è una delle icone del fumetto ad aver avuto più trasposizioni cinematografiche e televisive. Tra l’altro diversissime l’una dall’altra. Partendo da quella cartoonesca di Cesar Romero nel telefilm di Batman degli anni ’60 che aveva come protagonista Adam West, passando per il gangster Jack Napier, interpretato da Jack Nicholson, facente parte della trasposizione di Tim Burton dell’uomo pipistrello, fino ad arrivare alla sociopatia completa di Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro di Cristopher Nolan. Infine, come non citare il meraviglioso Joker (Mark Hamill) della serie Batman: The Animated Series e quello presente nel divertentissimo LEGO Batman.

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L’evoluzione del Joker

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Questo Joker di Todd Philipps è ancora diverso: è la conseguenza di una società malata che abbandona gli ultimi e li stritola fino a distruggerli o, come nel caso di Arthur Fleck, il protagonista della vicenda, ad impazzire. Quest’idea di caratterizzazione del clown di Gotham ha un punto di ispirazione ben preciso. Si tratta de L’uomo che ride, romanzo di Victor Hugo datato 1869 e trasposto cinematograficamente nel 1928 da Paul Leni.

L’uomo che ride, la trama della storia che ha ispirato il Joker

Il plot si svolge nel 1690 in Inghilterra, durante il periodo cromwelliano della storia britannica. In questo periodo re Giacomo II d’Inghilterra ha riconquistato il potere e condannato a morte tutti i seguaci di Oliver Cromwell. Tra di essi c’è Lord Clancharlie, di ritorno dall’esilio in Svizzera, che viene fatto perire per mano della dolorosissima vergine di Norimberga.

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Un frame de L’uomo che dire, l’opera che ha ispirato il Joker

Poco prima dell’esecuzione, il malcapitato viene informato della sorte del povero figlio, Gwynplaine, scomparso da anni.  Il ragazzo  è stato rapito da una banda di spietati criminali, i comprachicos, che l’hanno sfigurato aprendogli le labbra in modo tale che sembrino contratte in un sorriso eterno per poterlo, poi, rivendere ai circhi itineranti.

Arthur Fleck e Gwynplaine: due facce di una stessa medaglia

La storia di Gwynplaine è una di quelle che maggiormente hanno ispirato la nascita di Joker, inteso come personaggio fumettistico, nemesi di Batman. Innanzitutto per motivi di caratterizzazione fisica del personaggio: le cicatrici che il clown di Gotham porta sul volto sono un chiaro riferimento alla sorte toccata a L’uomo che ride di Victor Hugo. Oltre questo, ci sono caratteristiche emotive, come la sociopatia tipica di Joker, nemico di una società che repelle i diversi e li relega agli angoli della società.

Voi siete i grandi e i ricchi. Cosa pericolosa. Voi approfittate della notte.

Questa frase, tratta dal romanzo di Hugo è abbastanza esplicativa dell’animo di Gwynplaine che verrà poi ripreso per la caratterizzazione del più grande nemico di Batman.

                                               ATTENZIONE, SPOILER!

Joker di Joaquin Phoenix. Rivisitazione moderna di una storia antica

Cosa ha in comune questo Joker con la storia immortale di Victor Hugo?

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Arthur Fleck è un freak, un mostro, esattamente come Gwynplaine. Tuttavia è il modo di essere mostruosamente diverso che è cambiato. Arthur esteriormente è come gli altri, è la sua mente ad essere emarginante, la caratteristica che lo relega agli angoli remoti di Gotham, solo e disperato.

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Il morbo del riso incontrollato che colpisce Arthur Fleck

I tagli, visibili nel volto di Gwynplaine, sono divenuti in Happy (come viene chiamato inspiegabilmente dalla madre) una sindrome, quella del riso incontrollato che colpisce Arthur nei momenti meno opportuni. Lo sgomento che attiravano quegli orrendi tagli è stato sostituito dall’indifferenza della società verso coloro che hanno profonde difficoltà a vivere la realtà.

Gwynplaine, così come come Joker, sono stritolati dalla società e diventano degli anti eroi con un unico scopo: divenire dei simboli, delle guide che mostrino alla società le ipocrisie dei nobili, dei più ricchi.

Io sono un simbolo. O stupidi onnipotenti, aprite gli occhi. Io incarno tutto. Io rappresento l’umanità così come l’hanno fatta i suoi padroni.

Queste parole non sono di qualsivoglia numero di un fumetto avente come protagonista Joker, ma sono proprio di Gwynplaine che, davanti alla camera dei Lord, apre il vaso di Pandora di una società crudele verso i più deboli.

La stessa cosa accade nella pellicola vincitrice del Leone d’oro a Venezia. Nel film però, essa viene contestualizzata all’interno della società attuale, divenuta ormai violenta e sanguinaria.

Le parole di Gwynplaine, nella Gotham di Joker diventano spari, divengono morte. In entrambi i casi il risultato non cambia: aprire gli occhi della società.

Cosa che, nel film di Phillips, si trasforma in vera e propria guerriglia urbana.

Anche il celebre gesto, apparso nel trailer, di Arthur che si allarga le gengive per forzare il sorriso è un omaggio al film di Leni. Quel movimento infatti è lo stesso che che compie Barkilphedro, il giullare di corte, con lo scopo di suggerire al re di informare Lord Clancharlie prima di morire, del terribile fato occorso a Gwynplaine.

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Il gesto del giullare Barkilphedro, cosi simile a quello del Joker di Joaquin Phoenix

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L’uccisione di Murray Franklin. L’apoteosi della disperazione degli ultimi

In questa ultima sezione sono presenti spoiler per quel che riguarda il film Joker. Uomo avvisato…

Il culmine della trasformazione di Arthur Fleck nell’assassino Joker avviene nell’ultimo, meraviglioso, spezzone di film, nel quale Todd Philipps ci mostra in tutta la sua crudeltà, l’uccisione a sangue freddo di Murray Franklin.

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Nello show televisivo condotto dal personaggio interpretato da Robert de Niro e nel quale è invitato proprio Arthur Fleck avviene la catarsi. Dapprima Art è sorridente, vestito da clown e pare intenzionato a far ridere la gente. Poi lo sguardo cambia, confessa i suoi crimini passati e gli occhi di Phoenix divengono agghiaccianti.

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Lo sguardo agghiacciante di Joker prima di compiere il reato

Fissa Murray e, accusandolo di averlo chiamato solo per poterlo deridere in pubblico, lo addita come il paradigma di una società che tratta gli ultimi come spazzatura e li getta via in un angolo. Al termine di questo monologo da far accapponare la pelle Fleck spara.

Arthur diviene definitivamente Joker, in diretta nazionale.

Voi avete il potere, l’opulenza, la gioia, il Sole immobile al vostro zenit, l’autorità illimitata, il godimento esclusivo, l’immenso oblio degli altri. E sia. Ma sotto di voi c’è qualcosa. E anche sopra, forse.

Questo è un altro stralcio del discorso fatto da Gwynplaine. Joker e il ragazzo sfregiato di Hugo sono la stessa persona. Sono gli ultimi che si ribellano, che presentano il conto ai ricchi per loro crudeltà.

Gwynplaine  usa le parole, Arthur/Joker invece la pistola ma entrambi, tristemente, ridono.

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