Il miglior film del ventunesimo secolo secondo i registi internazionali

the wolf of wall street, votato miglior film del secolo da Paolo Sorrentino
the wolf of wall street, votato miglior film del secolo da Paolo Sorrentino

Qual è il miglior film del secolo? Alle porte del 2020, questa è una domanda che inizia ad avere un senso. Esattamente per questo motivo, tale quesito è stato posto dal Guardian ad alcuni importanti registi internazionali le cui risposte sono state, quantomeno, sorprendenti.

Barry Jenkins, il regista del film premio oscar del 2016 Moonlight, ha indicato come miglior pellicola del secolo Silent Light di Carlos Reygadas, vincitore del premio della giuria al 60° festival del cinema di Cannes.

Richard Linklater, il regista dell’acclamato Boyhood, ha invece scelto come miglior pellicola dal 2000 in poi, The Three of Life di Terrence Malick, uno dei film più apprezzati del 2011.

Kenneth Lonergan, regista famoso soprattutto per aver scritto la sceneggiatura di Gangs of New York di Martin Scorsese ha dato il suo voto invece a Parla con lei, film premio oscar nel 2003 diretto da Pedro Almodovar, recente Leone d’oro alla carriera all’ultimo festival del cinema di Venezia.

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Lucrecia Martel, la presidentessa della giuria dell’ultima premiere cinematografica della laguna, ha dato la sua preferenza a Familia sumergida, opera di Maria Halche, regista emergente dall’indubbio talento.

Steve McQueen, regista del film premio oscar nel 2014 12 anni schiavo, ha posto la sua immaginaria croce su Cafè Lumiere, film giapponese del 2003 diretto dal regista taiwanese Hou Hsiao-hsien.

Trey Parker e Matt Stone, gli estrosi registi di gran parte degli episodi di South Park, hanno invece dato indicato uno dei film più famosi di tutti: Mad Max Fury Road, di George Miller, del 2016, vincitore di ben 6 premi oscar.

Sarah Polley , più famosa come attrice che come regista a dire il vero, ha dato il secondo riconoscimento al talentuoso Terrence Malick, segnalando il suo nuovo lavoro, La vita nascosta.

Il nostro Paolo Sorrentino, forse il regista italiano più apprezzato all’esterno, ha dato la sua preferenza come miglior film del secolo a Martin Scorsese e al suo The Wolf of Wall Street.

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Michael Winterbottom, vincitore dell’orso d’oro al festival del cinema di Berlino del 2003 col film Cose di questo mondo, ha dato la sua preferenza al documentario Theo Who Lived di David Schisgall e incentrato sui problemi della Siria.

 Andrew Haigh, regista di alcuni episodi sella serie The OA, ha dato il suo voto a Uzak, pellicola del 2002 di Nuri Bilge Ceylan, vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria e del premio per la migliore interpretazione maschile al 56º Festival di Cannes. Hirokazu Kore’eda ha votato per Secret Sunshine di Lee Chang-Dong, Joanna Hogg per Margaret di Kennet Lonergan, uno degli altri registi a cui il Guardian ha posto il quesito.

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Joshua Oppenheimer, regista del documentario The Look of Silence e Paweł Pawlikowski, direttore dell’apprezzato Cold War, candidato a ben 3 premi oscar, non sono riusciti a dare una sola risposta, ma hanno elencato diverse pellicole come miglior film del secolo.

Il primo ha indicato tra gli altri Storie – Racconto incompleto di diversi viaggi di Michael Haneke del 2000 e Dogtooth di Yorgos Lanthimos del 2009 mentre il secondo La cienaga  di Lucrecia Martel del 2000 e La morte del signore Lazarescu di Cristi Puiu del 2005, oltre ad altri 4 titoli.

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Infine gli ultimi 2 registi ai quali il Guardian ha chiesto pareri sono stati Mike Leight e Laszlo Nemes.

Il primo, vincitore del premio della giuria ecumenica del festival di Cannes nel 2000 per Another Year, ha votato anche lui La morte del signore Lazarescu di Cristi Puiu del 2005, unico film insieme a Silent Light di Carlos Reygadas, indicato anche da Pawlikowski oltre che dal citato Barry Jenkins, ad ottenere due nomination.

Laszlo Nemes, regista del film Il tramonto, film in corsa per Leone d’oro nel 2018, ha scelto come miglior film del secolo, Meek’s Cutoff – Il sentiero di Meek di Kelly Reichardt del 2010.

E voi? Siete d’accordo con le scelte dei cineasti intervistati dal Guardian?

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