Quando la UK Singles Chart sabotò God Save The Queen dei Sex Pistols

Il 9 giugno 1977 God Save The Queen raggiunse solo la seconda posizione in classifica, a causa di un boicottaggio.

God Save The Queen è uno dei singoli più iconici e rappresentativi dei Sex Pistols. Un brano che racchiude sia l’attitudine punk della band, sia la loro abilità comunicativa: due componenti che li portarono ad essere uno dei fenomeni musicali più travolgenti di sempre. God Save The Queen fu pubblicato il 27 maggio 1977 durante il Giubileo d’argento (i 25 anni di regno) della regina Elisabetta II d’Inghilterra. Il titolo fu scelto proprio dal manager della band per creare più clamore possibile in concomitanza dell’anniversario. Nel brano, infatti, la critica è verso gli inglesi e la loro mentalità. Il refrain “god save the queen” è una ripresa ironica dell’inno nazionale e non c’è un attacco diretto alla sovrana. Il titolo originale sarebbe dovuto essere – nelle intenzioni di Johnny Rotten – No Future, la frase che viene ripetuta nell’outro del pezzo.

Credits www.covermesongs.com

Il Boicottaggio

I Sex Pistols cavalcarono la forte carica eversiva del brano, anche attraverso una cover che raffigurava la stessa regina. GSTQ vendette tantissime copie, oltre le 200 mila nella prima settimana, ma il 9 giugno risultò solamente seconda nella UK Singles Chart. Il brano arrivò comunque primo nella classifica non ufficiale della rivista New Music Express ed iniziò a circolare la voce che la BBC avesse voluto penalizzare la band. L’emittente televisiva, che gestiva la classifica musicale, ammise in seguito di aver bannato il singolo per il suo contenuto provocatorio ed offensivo. La prima posizione fu occupata da The First Cut Is The Deepest di Rod Stewart.

Come spesso accade in questi casi, il fatto di essere un brano scomodo ed indesiderato, tanto da essere boicottato dai media nazionali, fu una fortuna per la sua diffusione. God Save The Queen è diventato un vero è proprio inno del movimento punk e più in generale della ribellione giovanile, oltre i confini nazionali e anche a distanza di molti anni. Una preziosa lezione per tutti coloro che credono che i messaggi della musica possano essere fermati per mezzo della censura.

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