Michael J. Fox, la tragica storia di un’icona vivente

In occasione del compleanno di Michael J Fox ripercorriamo insieme le tappe della carriera dell'attore, fino alla diagnosi di parkinson

Michael J. Fox è forse uno dei volti più iconici di un certo tipo di cinema, quello a cavallo tra anni Ottanta e Novanta che ha avuto il merito di crescere una nuova generazione di cinefili. Il suo volto appare in cult-movie che hanno fatto la storia del cinema contemporaneo, imponendosi come una vera e propria leggenda della settima arte, al punto che anche se la sua carriera ha dovuto subire degli stop più o meno lunghi, sono davvero poche le persone che non sarebbero in grado di riconoscere Michael J. Fox.

Nato a Edmonton, in Canada, nel 1961, il giovane Michael Andrew Fox è costretto a spostarsi frequentemente in lungo e in largo in Canada a causa del lavoro del padre, poliziotto. Quando William Fox va in pensione e la famiglia si stabilisce a Vancouver, Michael che ha dieci anni, può cominciare a mettere le radici e cominciare a seguire il suo sogno. Debutta a soli dodici anni con una piccola parte ne L‘allegra banda di Nick dove interpreta Truck Logger, un personaggio che gli permetterà già in giovanissima età di rapportarsi alle sue doti istrioniche.

Mentre frequenta il liceo Burnaby Central Senior Secondary – che in seguito avrebbe dato il nome ad un teatro dello stesso attore – Michael Andrew Fox debutta nel mondo dello spettacolo, partecipando ad una nota serie canadese dal titolo Leo e Me. Un lavoro, questo, che lo spingerà a decidere di inseguire del tutto il sogno di diventare un attore e di trasferirsi a Los Angeles. Lascia così la scuola prima di diplomarsi e questo errore di gioventù lo perseguiterà a lungo. È comunque nella città degli angeli che, nel 1979, il giovane Michael J. Fox debutta nel cinema a stelle e strisce, con la pellicola Letters from Frank, dopo essere stato scoperto dal produttore Ronald Shedlo. L’intenzione dell’attore era quello di farsi conoscere dal grande pubblico con il suo nome di battesimo, ma quando si iscrisse alla Screen Actors Guild scoprì che era già esistito un Michael Fox nell’industria cinematografica. Per questo decise di cambiare nome: invece di usare la A del suo secondo nome, che avrebbe portato ad un significato letterale di “Michael, una volpe“, l’attore scelse la J. per omaggiare Michael John Pollard.

Il grande successo per Michael J. Fox arriva nel 1982, quando entra a far parte della serie Casa Keaton, dove interpretava Alex P. Keaton, divenuto famoso anche in Italia. Per sette anni l’attore rimarrà all’interno dello show che lo rese famoso, intervallando il suo impegno televisivo con quello sul grande schermo. In Casa Keaton conosce anche Tracy Pollon, con la quale si sposa nel 1988 e con la quale è ancora sposato.

Nel 1985 arriva la pellicola che, più di tutte, sancirà il successo di Michael J. Fox anche per gli anni a seguire: è l’anno di Ritorno al Futuro e di Marty McFly, costretto suo malgrado a viaggiare indietro nel tempo e a scoprire i giorni dell’adolescenza dei suoi genitori. Il film di Robert Zemeckis diventa un vero e proprio cult in pochissimo tempo, e ancora oggi è uno delle pellicole più amate del registe. Nello stesso anno Michael J. Fox interpreta Scott Howard in Voglia di Vincere, dove veste i panni di un lupo mannaro che gioca a basket. Negli anni successivi interpreta Il segreto del mio successo, Ritorno al Futuro II e si avventura anche nel genere drammatico, recitando al fianco di Sean Penn in Vittime di Guerra. La pellicola di Brian de Palma incentrato su un gruppo di soldati persi negli orrori della guerra del Vietnam diventa anche il palcoscenico di una brutta convivenza tra Michael J. Fox e Sean Penn. Leggenda vuole che, sebbene l’atmosfera sul set non fosse delle più piacevoli, alla fine della lavorazione Fox lasciò un biglietto a Penn in cui sottolineava che sebbene lavorare con lui non fosse stato un piacere, di sicuro era stato un onore. Un altro aneddoto racconta che, per i primi piani di Michael J. Fox e le sue scene più intense, Sean Penn non faceva che ripetergli che era solo un attore buono per la televisione e che non sarebbe mai stato nient’altro. Questo, secondo Brian de Palma, veniva fatto per far sì che le espressioni del giovane attore fossero il più reale e genuine possibili.

Tuttavia non è stato un grande ruolo a cambiare per sempre la vita e la carriera di Michael J. Fox, bensì una diagnosi medica. Nel 1991, mentre è occupato nelle riprese di Doc Hollywood, l’attore si accorge di un tremito costante alle mani, un tremore che non riesce in alcun modo a controllare. Scopre così di essere affetto da una grave forma di parkinson giovanile, diagnosi che Michael J. Fox confesserà solo anni più tardi, dopo aver preso parte a pellicole come Sospesi nel Tempo e Mars Attack! Diventa un volto della serie Spin City, ma nel 2000 è costretto a ritirarsi per l’aggravarsi della sua malattia: fino a quel momento aveva recitato nello show tenendo molto spesso la mano sinistra in tasca, per cercare di nascondere il più possibile i tremoti legati alla malattia. Gli impegni lavorativi si fanno più tardi e passano per la maggior parte dei casi attraverso la sala di doppiaggio, come nel caso di Atlantis – L’impero perduto, dove l’attore presta la voce a Milo.

Dall’indole pacata e gentile, Michael J. Fox rifiuta di essere una semplice vittima e non accetta di arrendersi alla malattia. Diventa allora un sostenitore degli studi sulle cellule staminali, nella speranza che in esse possa celarsi la soluzione medica e scientifica a molti mali neuro-degenerativi come il parkinson. Crea la Michael J. Fox Foundation per la Ricerca sul Parkinson e, da allora, non si è mai nascosto dalla sua malattia. Nel corso degli anni ha raccontato i momenti più bui della sua diagnosi anche attraverso il blog presente sul sito ufficiale della sua fondazione fino a raccontare della sua tragica storia nel suo libro autobiografico Lucky Man.
Michael J. Fox ha avuto la tempra di raccontare gli aspetti forse meno conosciuti della malattia: non solo il tremore quasi incessante o la rigidità conseguente. Ma anche la graduale perdita di espressività nei lineamenti facciali, che sembra una vera e propria condanna per chi ha impostato tutta la propria carriera proprio sulla capacità di esprimere sentimenti e stati d’animo tramite la mimica facciale.

Nonostante tutto questo, comunque, Michael J. Fox non ha disdegnato piccoli lavori, soprattutto in ambito televisivo. Ha interpretato il dottor Kevin Casey in Scrubs ed è stato una guest ricorrente nella serie The Good Wife dove il suo personaggio, Louis Canning, condivideva alcuni disturbi con il suo interprete, come la discinesia tardiva (movimenti involontari dovuti a determinati farmaci) e l’acatisia (sindrome psicomotoria che porta a provare stato di ansia, irrequietezza e agitazione). Nel 2013 un leggero miglioramento delle sue condizioni di salute gli permette di prendere parte alla serie per ABC The Michael J. Fox Show, dove viene raccontata in modo romanzata parte della sua storia.

Ad emergere sempre è comunque la forza d’animo con cui l’attore si è contrapposto all’incedere della sua malattia, al punto che quando la stampa gli chiedeva se si fosse mai domandato perché fosse toccato proprio a lui, Michael J. Fox ha risposto: e perché non sarebbe dovuto toccare a me? La sua prosaicità la si vede anche nell’impegno che mette nel cercare di continuare a lavorare per quanto gli è possibile, secondo il dogma da lui stesso enunciato per cui il dolore è solo una cosa temporanea, mentre i film durano per sempre. Nel corso di un’intervista ha anche detto che prima di avere il parkinson era un uomo che viveva con il piede sull’acceleratore, ad un passo dal diventare un alcolizzato. Scoprire di essere malato e di dover vivere un passo alla volta ha fatto sì che l’attore si riavvicinasse anche alla sua famiglia.

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