La vita supera il cinema: l’epica storia di Steven Bradbury

Spesso la vita supera di gran lunga il cinema. Oggi, vi raccontiamo una storia che vi lascerà a bocca aperta: Steven Bradbury e la caduta degli dèi.

steven bradbury

Facendo questo lavoro, ogni tanto ci capita di constatare che la vita, spesso, supera qualsiasi immaginazione e che neppure il cinema può pensare di eguagliarla. Un po’ come capitò con Banksy che fece autodistruggere a distanza una delle sue opere più famose durante un’asta (per gli smemorati, ecco il resoconto). Storie incredibili che lasciano a bocca aperta, che ci fanno tentennare, che ci portano a chiederci: “ma forse, invece di andare a pagare un biglietto non è meglio mettersi con una sedia ed una birra ghiacciata sul marciapiede?”.

La vita è sorprendente, ma accettate il consiglio: andate al cinema, che per le storie assurde ci pensiamo noi ad informarvi, care scimmiette.

Steven Bradbury e la caduta degli dèi…sul ghiaccio

Olimpiadi invernali di Salt Lake City, 2002. Tra i numerosi sport vernini proposti dalla competizione spicca la gara di Short Track, gara di pattinaggio sul ghiaccio basata sulla velocità. Tra i concorrenti c’è Steven Bradbury, un australiano (non proprio famosi per la neve) che sembra capitato lì per puro caso. Dopo aver vinto la sua batteria, il nostro eroe si trova ai quarti di finale e sembra davvero che la sua avventura olimpica si fermerà a questo giro del tabellone. Peccato che la dea della fortuna non la pensasse affatto così e decide di prendere tra le sue calde tette il nostro Steven.

Ai quarti, una squalifica inaspettata di Marc Gagnon gli apre le porte delle semifinali e fin qui tutto bene, direte, ma il mito di Bradbury non ha ancora completato la sua genesi. Alle semifinali le cadute disastrose degli “dèi” dello Short Track lo portano a disputare una finale che nemmeno nei suoi sogni avrebbe potuto gareggiare, lo avrebbe rifiutato anche il suo subconscio. Eppure, Steven, con l’atteggiamento di chi ha saltato la fila alle poste e ne approfitta, prende l’occasione al volo e si mette in postazione di partenza. Parte talmente male, che anche i pattini sembrano non avere talento. Non andiamo oltre, le parole non possono contenere l’imprevedibilità e la bellezza della vita. Godetevi le immagini.

Trionfo, lacrime, sgomento e gioia per tutti gli eterni perdenti del mondo (tra cui noi). Una vittoria talmente assurda da essere diventato un luogo comune. In Australia c’è un modo di dire: doing a Bradbury (fare un Bradbury), ad indicare una vittoria inaspettata, clamorosa, senza senso.

Grazie, Steven. Senza di te, ci sarebbe rimasta solo la Grecia campione d’Europa nel 2004.

Con la speranza che, prima o poi, ci facciano un film, vi lasciamo con le parole del nostro eroe:

«Non ero certamente il più veloce, ma non penso di aver vinto la medaglia col minuto e mezzo della gara. L’ho vinta dopo un decennio di calvario». (Steven Bradbury)

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