La Vera Storia di Zodiac, il serial killer che terrorizzò la California

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Zodiac (stasera su Iris alle 21) di David Fincher (e più tardi a mezzanotte un’altro filmone), è un thriller del 2007 che racconta la sconvolgente vicenda che scatenò il panico nella California degli anni Sessanta.

Basato sui libro di Robert Graysmith, Zodiac Unmasked: the Identity of America’s Most Elusive Serial Killer, Zodiac ripercorre infatti il mistero insoluto che avvolge il cosiddetto serial Killer dello Zodiaco, colpevole dell’assassinio di 5 persone fra il 1968 e il 1969 nella California del nord.

Fu lo stesso assassino a coniare il termine in una serie di lettere inviate alla stampa fino al 1974, contenenti quattro messaggi cifrati, tre dei quali non vennero mai risolti.

In quello che non abbiamo esitato a definire il migliore thriller del 21esimo secolo, Fincher ci immerge in una caccia all’assassino senza precedenti. Nel film, colui che tinse di rosso San Francisco agendo apparentemente in maniera illogica, rimane una invisibile e misteriosa presenza sullo sfondo. Cerchiamo allora di ripercorrere la vicenda.

Gli omicidi avvennero rispettivamente a Benicia, Vallejo, al Lago Berryessa e a san Franscisco. Le vittime furono tre donne e quattro uomini tra i 16 e i 29 anni, sebbene due di loro riuscirono a sopravvivere. Al killer dello Zodiaco sono ascritti anche altri assassini, circa 37, ma la mancanza di prove certe ha sempre reso impossibile la risoluzione del caso.

Le vittime di Zodiac

Le prime vittime di Zodiac furono Betty Lou e David Faraday, che avevano allora rispettivamente 16 e 17 anni. La coppia, la sera del 20 dicembre 1968 fu sorpresa dal killer in una piazzola in cui si erano appartati in macchina. Dopo aver sparato un colpo in testa al giovane con una semi automatica calibro 22, il killer ne riservò altri cinque alla schiena alla ragazza che stava tentando di fuggire. Da subito gli inquirenti si trovarono in difficoltà nelle indagini: nessun apparente motivo, testimone o traccia.

Il 4 luglio del 1969 un’altra coppia fu vittima di Zodiac. Erano Darlene Ferrin e Michael Dagenau, di 22 e 19 anni, anche loro appostati in un parcheggio. Una macchina si avvicinò una prima volta, salvo poi tornare, parcheggiando dietro la loro vettura, dopo pochi minuti. L’assassino sparò in volto al ragazzo, e poi al collo e al torace, prima di uccidere Darlene. Miracolosamente, Michael sopravvisse alla 9mm che lo colpì ben quattro volte. Secondo il suo racconto era stato un bianco sulla trentina, alto circa un metro e settantacinque, tarchiato e dai capelli scuri alla guida di una Chevrolet Corvair ad aggredirli.

La sfida di Zodiac alle autorità

Quella notte Zodiac fece la sua prima chiamata alla polizia, per rivendicare l’omicidio appena compiuto ed il precedente. Era l’inizio di un pericoloso e perverso gioco tra il killer e le autorità.

Ad agosto l’omicida fece recapitare 3 lettere ad altrettanti quotidiani (il Times Herald, il Francisco Examiner ed il San Francisco Chronicle), dove affermava la propria responsabilità negli omicidi, con tanto di dettagli delle vittime, e includeva su ciascuna un terzo di un crittogramma, per un totale di 408 caratteri (24 righe e 17 colonne). Il killer chiedeva che le sezioni del crittogramma fossero stampate sulle prime pagine dei quotidiani, pena, l’uccisione di una dozzina di persone quello stesso weekend. I giornali eseguirono e pubblicarono quanto ricevuto. La risoluzione del crittogramma, a detta dello stesso assassino, celerebbe il mistero della sua identità. Tutte le sue lettera, si chiudevano con quella che divenne la sua firma: un cerchio su cui era tracciata un croce.

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A distanza di una settimana, due lettori risolsero parte del mistero, arrivando a tradurre un folle messaggio che recitava:

Dunque, un delirante messaggio sul piacere di uccidere che si conclude con 18 lettere mai decodificate.

27 settembre 1969: sulle rive del lago Berryessa, nella contea di Napa, un uomo con occhiali scuri e in un costume da boia con il simbolo di Zodiac si avvicinò a Bryan Calvin Hartnell, 20 anni, e Cecelia Ann Shepard, 22, intenti a fare un picnic. Prese le chiavi della loro auto e chiese ai due di legarsi con delle corde. Una volta fatto, li accoltellò. Il killer informò poi con una chiamata la polizia. La ragazza morì in ospedale, mentre Bryan si salvò dopo sei coltellate alla schiena.

Una chiamata alla polizia di Napa che rivendicava l’efferato crimine fu identificata partire da una cabina telefonica. Malgrado furono identificate delle impronte, il rilievo ebbe l’unico effetto di scagionare anni dopo un altro malfamato serial killer, il primo della storia, Ted Bundy (cui Netflix ha dedicato una docuserie appena uscita), erroneamente associato a questo delitto.

11 ottobre 1969, ultima vittima accreditata di Zodiac: il 29enne tassista Paul Lee Stine fu ucciso con una 9mm (che però si appurò non essere la stessa del delitto Ferrin) nel quartiere di Presidio Heights, San Francisco, da un uomo bianco salito sulla sua vettura.

La vera storia del serial killer dello Zodiaco

Seguirono altri delitti, che Zodiac si attribuì, ma anche in questi casi non si trovarono mai prove. Un nuovo crittogramma di 340 caratteri fu recapitato da Zodiac l’8 novembre 1969. Un mese dopo, seguì una lettera. In queste sette pagine, Zodiac raccontava di come, dopo uno dei suoi omicidi, due poliziotti lo avessero fermato e si fossero intrattenuti con lui per tre minuti, prima di lasciarlo andare. Da allora, un silenzio lungo tre anni.

Qui, la storia ha versioni divergenti: da una parte c’è chi sostiene che Zodiac tornò ad inviare lettere ai giornali (come quella al Chronicle del 1974 in cui lodava il film L’Esorcista) e commettere omicidi in California, altri che perpetuò la sua attività criminale proprio in Italia.

Il caso non venne mai risolto, e dichiarato insoluto ufficialmente nel 2004. Poi, nel marzo 2007, la polizia di San Francisco, come quella di altre giurisdizioni colpite, decisero di riaprire il caso.

L’unico sospettato: Arthur Leigh Allen

In tutti questi anni solo una persona è stata seriamente ritenuta essere Zodiac. Si tratta di Arthur Leigh Allen (1933-1992), un insegnante delle elementari. Un suo amico riferì i propri inquietanti sospetti alla polizia (aveva, tra le altre cose, confessato di voler cacciare umani e uccidere coppie a caso) e una volta interrogato Allen affermò, senza esserne stato sollecitato, che aveva usato i coltelli insanguinati collocati nella sua auto il giorno dell’omicidio del Lago Berryessa per uccidere dei polli.

Seguirono tre mandati di perquisizione. Non si trovarono prove certe, ma molti fatti sembravano spingere in quella direzione: in casa di Allen gli agenti rinvennero nel 1991 armi che corrispondevano a quelle usate in uno degli omicidi di Zodiac. Il fratello riferì che nel 1967 Allen aveva ricevuto in regalo dalla madre un orologio Zodiac, il cui  logo è proprio il cerchio con la croce, e che da allora l’uomo iniziò a farsi chiamare con quel nome.

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Gli inquietanti sospetti su Allen

Nel 1958, Allen era stato arrestato per disturbi alla quiete pubblica, in seguito alla rissa con un uomo, Ralph Spinelli. L’8 luglio, però, le accuse vennero ritirate. Nel 1974, nella stessa data, Zodiac inviò una lettera al Chronicle indirizzata proprio ad un giornalista di nome Spinelli (non imparentato al precedente).

Allen negò sempre qualsiasi responsabilità ed effettivamente la sua calligrafia non corrispondeva a quella dei messaggi di Zodiac, nè le impronte a quelle sospettate. Nel 2002, un test del DNA su sospette lettere scritte dal killer sembrò scagionare nuovamente Allen. Tuttavia, gli agenti che seguivano il caso continuarono a sospettare dell’uomo, contro il quale anche Fincher sembra puntare il dito nel film.

A giugno 2018, sembrava esserci stata una vera svolta, con un ex funzionario italo-americano che aveva affermato di essere l’autore degli omicidi di Firenze e di quelli dello Zodiaco. Si trattava di Giuseppe “Joe” Bevilacqua, detto “Ulisse”, e della cosiddetta “teoria dell’acqua”.

Un’inchiesta del 2018 della rivista italiana Tempi sostiene infatti che nell’estate del 1974 il serial killer dietro Zodiac si sarebbe trasferito in Italia.

Ciò spiegherebbe quel silenzio di tre anni in cui non si ebbero notizie certe dell’assassino. La teoria si rifà ai numerosi riferimenti di Zodiac all’acqua, tanto sulle scene del crimine che nelle sue lettere allo scopo di “firmarsi”. Il principale sospettato di questa teoria è dunque tale Giuseppe Bevilacqua, ex agente del CID. Effettivamente nel luglio del 1974 Bevilacqua si trasferì in un paesino appena fuori Firenze e nell’agosto di quell’anno arrivava l’ultima lettera di Zodiac.

Una recente teoria identifica Zodiac con il Mostro di Firenze

A maggio 2018, il giornalista Francesco Amicone de Il Giornale, ha sostenuto di aver decifrato alcuni messaggi cifrati e di aver raccolto una confessione parziale dell’assassino da lui identificato e che questi sarebbe quindi la stessa persona dietro anche il Mostro di Firenze.

L’ italo-americano era già noto alle forze dell’ordine come “supertestimone” dell’Accusa nella vicenda del Mostro di Firenze. Bevilacqua aveva infatti testimoniato contro il contadino Pietro Pacciani, condannato e poi assolto per i delitti del Mostro, e infine deceduto prima di un nuovo processo.

I detrattori della teoria sostengono si tratti di coincidenze o della mitomania di Bevilacqua. Altri sostengono l’assoluta dicotomia tra le figure di Zodiac e del Mostro di Firenze, affermando come mentre il primo fosse un serial killer puro, che amava sfidare la polizia, il Mostro fosse così legato ad una minuziosa ritualità, da essere probabilmente parte di una setta.

Malgrado le teorie, ad oggi non c’è ancora nessuna certezza su questo efferato serial killer. Per i più curiosi poi, il sito web dell’FBI offre numerose raccolte di documenti originali sul caso di Zodiac.

Intanto, nel dubbio, ci rivediamo il capolavoro di Fincher con Jake Gyllenhaal, Robert Downey Jr., Mark Ruffalo e Anthony Edwards.

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