Love, Death & Robots: i 5 migliori episodi del nuovo fenomeno Netflix

Love, Death & Robots, è la nuova antologia animata per adulti di David Fincher e Tim Miller, ora disponibile per lo streaming su Netflix.

18 cortometraggi, ognuno con la propria animazione, stile narrativo e livello di introspezione. A volte il corto è ricco di messaggi riflessivi e complessi, trasmessi da personaggi generati al computer abilmente avvolti in mondi fantascientifici di grande fascino, altre volte troviamo sesso e violenza gratuita, ma sempre ben consegnata. Abbiamo deciso di selezionare i 5 episodi che per sceneggiatura/soggetto, regia e animazione risultano essere i migliori della serie. Si tratta di 5 episodi che vanno a mostrare quali sono le capacità di racconto della fantascienza, genere in grado di spaziare dalla filosofia alla critica sociale, distorcendo le percezioni e reindirizzando le idee sbagliate. Questi sono il meglio del meglio e mostrano di che cosa è fatto Love, Death & Robots, una serie che vuole riportare l’entusiasmo verso il lavoro degli scrittori fantascientifici e ispirare una nuova generazione.

5) The Witness di Tim Miller
Regia: Alberto Mielgo

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L’inizio di un tortuoso ed infinito inseguimento.

“Dopo aver visto un brutale omicidio, una donna fugge dall’assassino per le strade di una città surreale.”

Una storia con un loop da Uroboro, dove i personaggi vanno inconsapevolmente a mordersi la coda in una situazione complessa che sembra non avere un fine. Il regista Alberto Mielgo ci sorprende con una regia particolare rispetto ai molti episodi di Love, Death & Robots: angoli olandesi, prospettive distorte e un montaggio in parte frenetico, contribuiscono elegantemente nel creare l’atmosfera cyberpunk dell’episodio. Una scelta registica vincente coadiuvata da una tavolozza lussureggiante pronta a colorare i volti di neo-geishas e grattacieli graffitati. È proprio il comparto artistico visivo e di animazione ad eccellere nell’episodio, avvicinandosi molto allo stile di varie graphic novel e, non a caso, di Spiderman: un nuovo universo. Il regista e art director, Alberto Meilgo, ha infatti tratto ispirazione da Into the Spiderverse, dove ha assunto il ruolo di lead art director. L’influenze sono chiare e ben visibili, così come l’incredibile livello di animazione raggiunto, sia tecnicamente che artisticamente, non a caso è questo lavoro che ha reso Spiderman uno dei migliori film dell’anno.

La storia ha un piccolo difetto, sebbene parta da un buonissimo soggetto: il mostrare fin da subito la prima vittima del ragazzo. Se questo dettaglio fosse rimasto nascosto il colpo di scena e lo schema a Uroboro sarebbe stato sconvolgente. Raccontata con un ottimo piglio ed esaltata da un inseguimento attraverso la città, spogliarelli, cam-girls e momenti surreali, rimane comunque un ottimo corto. Ben raccontato prende evidentemente spunto dalle classiche storie fantascientifiche come La Jetée di Chris Marker del 1962. Un dubbio rimane dopo la visione, i momenti surreali dell’inseguimento, dove il ragazzo sembra per brevi istanti trasformarsi in un demone, ci stanno parlando di un incubo della ragazza? È inseguita da una persona o dal senso di colpa per un omicidio non ancora commesso? Il bello di questa serie risiede in questi piccoli dettagli.

Soggetto/Sceneggiatura: 3/5
Regia: 4,5/5
Animazione: 5/5

4) When the Yogurt Took Over di Tim Miller e Janis Robertson
Regia: Víctor Maldonado e Alfredo Torres

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“Andremo dalla Cina, ci ha già promesso una provincia”

“Dopo che gli scienziati hanno accidentalmente creato uno yogurt super-intelligente, questo brama il dominio del mondo.”

Basato su una breve storia di John Scalzi, When the Yogurt Took Over è l’episodio più divertente e inaspettato assieme a Three Robots. Lo yogurt conquistatore della terra è pieno di geniali gag e bellissimo black humor… o in questo caso white humor. Sì, perché lo spietato yogurt desidera mettere la terra ai suoi piedi quanto vuole aiutarla a rinascere forte e fertile, anche se non tutti gli daranno retta. Alla fine bisognerà però cedere alla sua superiorità, lasciandogli creare un mondo bianco e candido a sua immagine e somiglianza, elevandolo a divinità da temere e adorare. L’episodio stesso è un’adorazione per Douglas Adams, scrittore di Guida galattica per autostoppisti, riprendendo il suo humor assurdo e legandolo alla nostra sconsiderata divinizzazione dell’ignoto. Ci si chiede soltanto”e se uno yogurt diventasse più intelligente di noi?” e il corto risponde perfettamente.

Da società di pecoroni assoggettata al progresso tecnologico, come le scimmie davanti ad un monolite, ma sempre arroganti, passeremo dalla diffidenza ad esserne completamente dipendenti. Nel corto la somiglianza dei personaggi non è casuale, è un astuto modo per far passare un messaggio chiaro: siamo una massa di adoratori seriali del progresso tecnologico, anche se questo lo creasse uno yogurt. Alla fine ci abbandonano, distruggendo i nostri satelliti e lasciandoci alla ricerca di un nuovo idolo da adorare. Una sagace e intelligente critica alla nostra società consegnata in modo eloquente e con una velocità tale da mai mettere in discussione ciò che sta succedendo. Una scena in particolare riassume l’assurdità esilarante di When the Yogurt Took Over: un mondo in rivolta, manifestazioni e uomini che si suicidano in borsa alternati a patinate foto di yogurt da pubblicità; un bellissimo lavoro di montaggio e regia. Infine il corto capovolge anche il cliché dell’invasione facendoci sorridere più di una volta.

Soggetto/Sceneggiatura: 5/5
Regia: 4/5
Animazione: 3,5/5

3) Beyond the Aquila Rift di Tim Miller e Philip Gelatt
Regia: Dominique Boidin, Léon Bérelle, Rémi Kozyra e Maxime Luère

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Il capitano viene sedotto da una vecchia fiamma

“Risvegliatosi dopo aver viaggiato per anni luce fuori rotta, l’equipaggio di una nave fatica a scoprire quanto lontano è arrivato.”

L’episodio più dark di Love, Death & Robots da un punto di vista esistenziale, Beyond The Aquila Drift e probabilmente la più sci-fi, in senso classico, di questa serie. L’episodio pare un ibrido tra Alien e un videogioco in stile Mass Effect. Ambientato nello spazio a bordo di un’enorme nave finita fuori rotta, abbiamo un equipaggio abbandonato al suo destino. Fortunatamente il capitano viene accolto in questo angolo sperduto della galassia da una vecchia fiamma. Come avrete intuito, le cose non sono come sembrano e forse è l’unica pecca dell’episodio è proprio il suo scontato epilogo. Toccherà ad una messa in scena spettrale, un incubo partorito dai meandri più oscuri della galassia e una buona regia sopperire alla mancanza di uno sbalorditivo colpo di scena. In termini di qualità della produzione CGI ci troviamo al meglio che si possa trovare sul mercato. Basti pensare che per il corto in questione non è stata utilizzata motion capture ma solo computer grafica. Proprio come il racconto di Alastair Reynolds da cui è tratto, questo episodio di Love, Death & Robots è dark e sporco, perfetto per gli amanti della fantascienza più horror che ci sia.

Soggetto/Sceneggiatura: 3/5
Regia: 4,5/5
Animazione: 5/5

2) Sonnie’s Edge di Tim Miller e Philip Gelatt
Regia: Dave Wilson

La paura

“Nel mondo sotterraneo dei combattimenti di “beastie”, Sonnie è imbattibile, a patto che mantenga il suo vantaggio.”

Cyberpunk. Il primo episodio lancia la perfetta combinazione tra vita da bassifondi e alta tecnologia che sta rilanciando il genere negli ultimi anni. Sonnie sta combattendo con il suo enorme Khanivore, mostro geneticamente modificato, suggerendoci come l’episodio potrebbe sembrare uno scontro tra digimon sotto steroidi in un esagono da MMA. Sonnie è il burattinaio di questo imponente campione assetato di sangue, pilotato attraverso un collegamento neurale. Dopo che i mostri hanno finito di aggrovigliarsi e lacerarsi sul ring, rimane un passato pieno di violenza di Sonnie da sbrogliare attraverso qualche colpo di scena telefonato e qualche altro meno. Il finale ci rivelerà quale sia il grande vantaggio di Sonnie e il suo legame con questa bestia. Un corto che vale la pena vedere per godere pienamente dell’ottimo combattimento messo in scena, della spietata violenza con cui ci viene presentata la serie ma soprattutto di un design curato nei minimi dettagli. Che siano persone, robot o mostri, la creazione puramente fisica dei personaggi è perfetta. La puntata ci lancia immediatamente nel mondo di Love, Death & Robots, dimostrando di saper fare il suo cruento e sensuale lavoro. La storia originale di Peter F. Hamilton la trovate qui.

Soggetto/Sceneggiatura: 3,5/5
Regia: 4,5/5
Animazione: 5/5

1) Zima Blue di Tim Miller e Philip Gelatt
Regia: Robert Valley

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Uno dei fantastici dipinti di Zima

“Il celebre artista Zima racconta il suo misterioso passato e conquista la fama prima di svelare la sua opera finale.”

La vera perla di Love, Death & Robots. Tratto dal racconto di Alastair Reynolds Zima Blue è il vincitore indiscusso dei cuori e degli occhi degli spettatori; grazie soprattutto a Passion Animation (creatori delle animazioni dei Gorillaz) e al regista Rob Valley. Lo stile di animazione altamente stilizzato, trovando una dimensione artistica molto vicina a Samurai Jack con qualche accenno dei Gorillaz. Linee pesanti, neri profondi e contrasti netti in una tavolozza di colori vivaci e ben studiati. Tra questi emerge un colore in particolare, unico ed inimitabile: lo “Zima Blue”. Una giornalista avrà l’occasione di raccontare la storia dello schivo artista Zima, conosciuto per i suoi colossali murales spaziali, sempre abbelliti da una forma geometrica in tinta unita; tinta Zima Blue. L’arte di Zima e l’essenza di Zima sono indissolubilmente legati al centro della storia.

La ricerca di una verità assoluta e di una elevazione ad entità cosmica, portano Zima a scoprire la sua personalissima “rosabella”. Zima è infatti un futuristico Charles Foster Kane, consapevole che la ricerca della grandezza per lui non può conoscere fine. Nessuna elevazione, nessuna verità astrale lo soddisferà mai. Zima scoprirà che la sua verità, fatta di amore e felicità, è l’unica che conti davvero. Non si sa bene come, ma Zima Blue riesce a catturare cosa vuol dire per un artista cercare (e trovare) verità e appagamento, raccontando allo stesso tempo una storia di fantascienza elaborata. La storia d’origine di Zima, e quella del colore “Zima Blue” è affascinante e inaspettata, gli ingredienti perfetti per creare della buona fantascienza e il miglior episodio di Love, Death & Robots.

Soggetto/Sceneggiatura: 5/5
Regia: 4,5/5
Animazione: 5/5