Vox Lux: un Cigno Nero più pop e glam

Il regista Brady Corbet, premiato nella categoria Orizzonti nel 2015 alla Mostra internazionale d'arte cinematografia di Venezia, tenta un nuovo colpo presentando una sua personalissima interpretazione della "parabola dell'artista", chiave di lettura delle contraddizioni del nostro secolo.

Vox Lux

Dopo l’anteprima a Venezia, vista dalla scimmia, spuntano le prime opinioni dalle sale americane dove Vox Lux è già arrivato.

Vestita d’oro e di luce, Natalie Portman fa il suo ingresso sul red carpet del Lido per la prima di Vox LuxNel film interpreta Celeste, o meglio, Celeste da adulta. Compare infatti solo nella seconda metà del film, facendosi carico di una storia complessa e travagliata grazie ad un’interpretazione travolgente. Vox Lux è una fiaba, che intreccia motivi molto diversi in un’unica spirale dove si dissolve il confine tra bene e male.

Come ci viene spiegato nel prologo e ribadito nell’epilogo, Celeste porta con sé, nel suo nome, una vocazione ben precisa. Una missione, quasi divina, che nasce però dall’inferno in terra. Nel Preludio, il primo dei quattro capitoli in cui è diviso il racconto, Celeste è coinvolta in una sparatoria nella sua scuola ad opera di un suo compagno, a cui miracolosamente sopravvive.

Le ferite sono un segno indelebile nella sua vita e nel suo corpo,

ed è nel segno di questo dolore che nasce il suo successo. Un sottile omaggio a Il cigno nero e ai solchi sulla pelle di Nina, che simboleggiavano la sua faticosa e progressiva fusione con la sua metà antitetica. Corbet torna quindi su una dialettica simile, quella tra bene e male. Ancora meglio, tra musica pop e terrorismo, inesorabilmente distanti e allo stesso tempo legati insieme.

Anche il mosaico musicale, così importante in un’opera di questo genere, alterna le sequenze musicali firmate da Sia a momenti registicamente più autoriali. Queste immagini sono accompagnate da stridenti blocchi accordali di synth, anch’essi evocanti atmosfere aronofskiane.

Non è più Il cigno nero però,

è la stessa protagonista a dircelo nelle interviste. Quelle stesse forze primordiali incarnate in Nina e Lily si manifestano in nuove forme, che puntano a ritrarre un secolo già squarciato da immani tragedie, a cui spesso reagiamo con indifferenza. Viene però meno l’angoscia di un’identificazione tra opposti, perché il regista in Vox Lux tenta un paragone in cui l’identità tra la musica pop e la violenza è un’evidenza di cronaca.

Infatti nel giorno del grande ritorno nella sua città natale, dei terroristi attaccano una spiaggia croata indossando la maschera di Celeste nella sua prima videoclip. Questo gesto efferato si va ad associare all’importanza dell’evento e segna un punto critico nella sua carriera: l’identificazione tra lei e i criminali è avvenuta. Ciononostante riesce a regalare ai suoi fan una performance folgorante e vitale.

Così la morte del cigno ha visto risorgere una stella completamente nuova.

Se Nina era un personaggio caratterizzato da un processo, Celeste è invece molto più granitica. Fin da piccola è costretta a fare i conti con il male e ad accettarlo strutturalmente nella sua vita. Convivrà con i suoi traumi e i suoi errori, risorgendo sempre dalle sue ceneri.

Parlando esplicitamente di sessualità, e di sensualità, il confronto diventa necessario ed esplicativo. Se infatti la ballerina newyorkese è impacciata nelle sue prime esperienze, e legnosa nella seduzione, la nostra diva è invece fin troppo precoce. Celeste è una scintillante popstar consapevole delle sue armi affabulatorie. Rivedrà però in sua figlia, ancora Raffey Cassidy, incaricata di questo doppio ruolo ricco di significato, lo scotto delle sue bravate adolescenziali, e cercherà di portarla sulla strada giusta.

Il nuovo miracolo di Natalie Portman è già nelle sale americane dal 7 dicembre.

Una performance estrema, esagerata, in cui tutto è ingigantito: così ha scritto il New York Times, parlando addirittura di Celeste come una sorta di angelo dell’apocalisse. “An Apocalyptic Star Is Born” si intitola la recensione, facendo il verso al film di Bradley Cooper e Lady Gaga, per certi versi il negativo di Vox Lux. La stessa Lady Gaga che qualche anno fa cantava di quel The fame monster incarnato da Celeste.

La complessa denuncia della cultura pop che serve a Corbet come allegoria della nostra epoca non ha però realmente convinto il pubblico. Su Rotten Tomatoes non arriva nemmeno a 7 su 10, basato su 104 recensioni. Anche a Venezia, all’anteprima stampa, la reazione fu piuttosto tumultuosa. Nonostante questo la performance di Natalie Portman metterà d’accordo tutti. Per apprezzarla vestita d’oro e di luce dovremmo però aspettare ancora una data di uscita ufficiale per le sale italiane.

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