La Scimmia Ascolta – I consigli di Giugno 2018

La Scimmia Ascolta

La nostra attività mensile dei consigli non si ferma neanche di fronte a mesi pieni di nuove uscite come quello di Giugno.

Come ogni mese infatti arriva la nostra rubrica La Scimmia Ascolta. Le regole sono semplici, i nostri redattori de La Scimmia Sente, La Scimmia Fa consigliano alcune band ascoltate durante il mese trascorso. Tra artisti navigati e band che stanno emergendo con prepotenza, dal rock più crudo all’elettronica più ricercata, ci troveremo di fronte musica assolutamente da non perdere e tenere d’occhio.

DARKSIDE

Darkside

Per gli appassionati di elettronica il nome Nicolas Jaar non sarà certo una sorpresa. L’artista statunitense-cileno è ormai un mostro sacro della scena. Ad alcuni però può essere sfuggita la sua collaborazione con il suo vecchio compagno di università , nonché polistrumentista talentuoso, Dave Harrington.

Il duo, sotto il nome DARKSIDE, ha rilasciato nel 2011 un primo EP, nel  2013 un remix di Random Access Memories dei Daft Punk, ma è nell’ottobre dello stesso anno che sono esplosi con Psychic, il loro primo ed unico album, un’opera sperimentale che naviga attraverso onde di blues e funk, ma che rimane fedele al suo cuore sintetico ed estremamente emotivo. Un’autentica gemma.

A cura di Lorenzo Ricciardo.

DARKSIDE
Genere: Elettronica

30 Miles

30 Miles

La band ha all’attivo un EP nominato Wasteland e un ottimo album dal titolo The Smiles Of Rage & Paranoia, un tour italiano e uno europeo. I testi in inglese possono tradire la provenienza della band tutta italiana nata a Empoli, in provincia di Firenze.

La voce di Samuele è graffiante nei pezzi più potenti e riesce ad avere una melodia più delicata nei brani più leggeri. Il loro primo album è un concentrato di tracce che riescono ad amalgamarsi perfettamente l’un l’altra grazie alla sapiente fusione di punk rock vecchio stile e hardcore post 2000. The Smiles Of Rage & Paranoia è un vero e proprio gioiellino per gli appassionati di melodic hardcore che noi ci sentiamo di consigliare. Restiamo in attesa di un nuovo lavoro di questa band nostrana.

A cura di Claudio Faccendi.

30 Miles
Genere: Punk Rock / Hardcore Melodic

Yungblud

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Dall’ Inghilterra verso la conquista del mondo troviamo Yungblud, pseudonimo del cantante inglese Dominic Harrison. Era destinato ad essere un artista: il padre vendeva chitarre d’epoca ed il nonno ha suonato con i T. Rex.

Classe ’98 ci ha messo un solo anno a far parlare di se. Infatti nel 2017, all’età di 19 anni, ha debuttato rilasciando 3 singoli che gli hanno portato da subito notorietà. Il suo stile però, per quanto abbia sfaccettature personali e particolari, risultava già sentito e infatti cavalcava l’onda degli Arctic Monkeys. Specialmente per la voce acuta e con riverbero.

In ogni caso sa attirare l’attenzione su di sé e riesce a fare un debutto con i fiocchi, grazie specialmente ai primi 2 singoli King Charles e I Love You, Will You Marry Me. Merito anche dei video che si alternano tra eccentrici e comuni. Yungblud risulta sempre molto energico, non riesce  a stare fermo e lo dimostra anche sul palco, sa come scatenare il pubblico e questa è un’ottima dote.

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Nel 2018 continuna a sfornare singoli su singoli. Questa volta però si vede più maturità e creatività, creando un proprio stile personale molto peculiare ed eccentrico sfociando tra il punk e pop. Lo sentiamo cantare su basi meno invadenti, con chitarre acustiche e una linea di batteria, come si sente in Anarchist; per poi passare ad una base elettrica, con più lavoro di produzione e post-produzione, ricca di effetti e con uno stile che rimane subito impresso come in Polygraph Eyes e nell’ultima uscita California. Anche vocalmente lo sentiamo scivolare di più in leggeri scream con voce meno pulita.

Insomma Yungblud sta prendendo la propria identità canzone dopo canzone e si sta preparando ad un grosso futuro, sicuramente da tenere sott’occhio.

A cura di Manuel Berardinelli.

Yungblud
Genere: Alternative

 

Voina

I Voina sono una band abruzzese che negli ultimi 5 anni ha suonato su molti palchi italiani, dimostrando una vena artistica e un’attitudine rock degne di nota. Il sound alternative rock della band, con numerose influenze italiane e straniere, è per certi aspetti avvicinabile a quello dei Management del dolore post operatorio.

Non è un caso che dietro alla produzione del primo EP e del seguente album Noi non siamo infinito ci sia proprio il membro della band Marco Di Nardo. Troviamo quindi chitarre distorte, ritmi travolgenti, riff e testi che restano in mente fin dal primo ascolto. Le liriche, scritte in lingua italiana, trattano svariati temi d’attualità, sempre sotto il punto di vista del giovane lucido e disilluso, travolto da un mondo in piena decadenza.

Il successo di singoli come Ossa e Io non ho quel non so che è ampliamente giustificato dalla ottima combinazione di testi intelligenti, originali e buona musica. L’ultimo album Alcol, schifo e nostalgia presenta dieci brani che fin dal primo ascolto funzionano perfettamente. I Voina sanno comunicare bene. Hanno molto da dire e sembrano aver già trovato un ottimo canale per arrivare al loro pubblico. Ci dimostrano che un buon rock in italiano si può ancora fare, senza scadere nei cliché moderni tipici della nuova generazione dell’indie pop italiano.

Tra i brani della band consigliamo particolarmente l’ascolto di Welfare, Gli anni 80, Il futuro alle spalle, Il Jazz, Calma apparente, Il funerale e l’ultimo recente singolo Hype.

A cura di Antonello Lopizzo.

VoinaGenere: Alternative Rock

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