La Scimmia Ascolta: i consigli di Gennaio 2019

La Scimmia Ascolta

Nuovo anno e nuovi consigli.

Con l’avvento del 2019 tornano anche i consigli di redazione. Le regole sono semplici, i nostri redattori de La Scimmia Sente, La Scimmia Fa consigliano alcune band ascoltate durante il mese trascorso. Per questo gennaio passeremo dalla rabbia degli IDLES alle prodezze dei Chavez, dalla delicatezza dei Bombay Bicycle Club alla ricercatezza di Charlotte Gainsbourg.

IDLES

La musica degli IDLES si potrebbe riassumere in tre parole: rabbia, odio e aggressività.

Gli IDLES nascono in un Night Club di Bristol nel 2009 da Joe Talbot e Adam Devonshire (voce e basso) e diventano immediatamente band di culto, ricoperti di premi ed elogi della critica fin dai primi EP.

Nonostante Talbot e gli altri membri rifiutino l’etichetta, il gruppo è sostanzialmente sul post-punk/post-hardcore con influenze varie che vanno dal noise al funk. Stiamo parlando dunque di sonorità abbastanza pesanti ma ben orchestrate e armonizzate, per quanto possibile.

Una spanna sopra il debutto “Brutalism“, forse, il secondo lavoro in studio della band, “Joy as an Act of Resistance.” (che potete ascoltare qui sotto), ancora più definito e “vero” dal lato della produzione, la quale lascia molto spazio a tutti gli strumenti. Un disco “cattivo“, arrabbiato, molto punk, politico, ma intelligente nei testi. Songwriting ripetitivo, ma nella giusta misura, abbastanza da renderlo “catchy“.

A cura di Ivan Arena.

Chavez

Riuscireste a prendere sul serio una band che suona pop su linee strumentali da capogiro? Siate pronti a ricredervi, perché i Chavez sembrano nati apposta per far venire il mal di mare ai cultori dei tempi dispari e ai più spensierati fan del pop.

I quattro newyorkesi hanno iniziato a suonare insieme nel 1993, quando nell’underground americano si stava facendo strada un indie rock molto meno arrabbiato rispetto al Seattle Sound: cambi di tempo, riff spigolosi e irregolari, poliritmie, noise, la gioventù statunitense più triste che furiosa stava cercando una nuova strada per farsi sentire, guidata dai pionieri Slint e dal post-punk che riecheggiava ancora per le vie di New York.

L’esordio del 1996, Ride The Fader, ha una potenza innovativa così contrastante da mettere in imbarazzo.

La voce di Matt Sweeney si scontra e fa scintille con la sua chitarra e quella di Clay Tarver, il basso si ripiega su sé stesso e subito dopo si allarga con un movimento quasi regolare, la batteria di James Lo sposta gli accenti mettendoli dove nessuno riuscirebbe ad incastrarli. Nel 2006 hanno rilasciato la compilation Better Days Will Haunt You e sono ancora in attività, continuando con il loro rock contorto che non dà punti di riferimento. Portabandiera, anche se poco in vista, di una delle più grandi rivoluzioni del punk: il passaggio dai power chords inferociti allo studio matematico e metodico dietro ad ogni pezzo. Altro che musica “facile”.

Realizzare un album davvero innovativo, in un tempo nel quale ogni giorno quattro gruppi indie rilasciavano un disco, non è un’impresa da poco. Se a questo si aggiunge il fatto che i Chavez erano solo quattro ragazzini ai quali probabilmente non piaceva molto il grunge (eppure se ne avverte l’influenza, perché un disco indipendente del 1996 non può non attingere anche dal grunge), e che nonostante tutto sono riusciti ad aggiungere un tassello non indifferente al puzzle che compone il punk moderno, insomma, forse un ascolto se lo meritano. Occhio, potrebbe girarvi la testa.

A cura di Francesco Di Perna.

Il sopracitato esordio dei Chavez, Ride The Fader (Matador Records, 1996)

Bombay Bicycle Club

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I Bombay Bicycle Club sono un gruppo indie rock londinese attivo da dieci anni sulla scena. In quattro album, la band ha esplorato diverse tendenze dell’indie: partendo da un classico post-punk revival con il primo lavoro, I Had the Blues But I Shook Them Loose (2009), passando poi ad un indie folk pulito e ispirato con Flaws (2010), ed arrivando infine ad un art/indie colmo di influenze differenti. Tra queste l’elettronica e la world music, bene amalgamate negli ultimi due album della band, A Different Kind of Fix (2011), e soprattutto So Long, See You Tomorrow (2014), il migliore da loro pubblicato finora.

Lo stile della band è delicato, ispirato, profondo, affidato a sottili stratificazioni sonore che costruiscono un paesaggio musicale complesso, puntellato di influenze differenti. Le chitarre, le tastiere, i synth e altri strumenti esotici formando una specie di orchestra indie nella quale ogni elemento contribuisce al caleidoscopio dei colori di questa musica. I Bombay Bicycle Club sono in questo senso un gruppo molto sottovalutato, riuscendo a fare a nostro avviso bene e meglio ciò che altri gruppi del genere già fanno. La buona notizia è che dopo una piccola pausa i componenti della band hanno rimesso insieme il progetto, e probabilmente nel 2019 torneranno con un nuovo album.

A cura di Andrea Campana.

Charlotte Gainsbourg

La bravissima e richiestissima attrice francese ha un passato e un presente a 360 gradi nel mondo della musica. Figlia del famoso Serge Gainsbourg, mosse i primi passi registrando e interpretando alcune canzoni prima col padre (pubblicando il primo disco Charlotte For Ever) poi con la madre. Il primo vero lavoro autonomo arriva però con il film Love, etc. in cui sarà attrice e compositrice.

Arriva poi nel 2006 la spinta per tornare in studio di registrazione. 5:55 è un album pop, leggero e classico, con un largo uso di arpeggi e violini. Il 2009 vede invece IRM in cui si nota una notevole maturazione musicale e influenze di oltremanica. È con Rest, 2017, che riesce a unire i due album passati estremizzandoli con un più ampio uso di sonorità elettroniche.

Per chi apprezza la musicalità della lingua francese, per chi invece è semplicemente curioso, la figlia d’arte Charlotte Gainsbourg è riuscita a produrre 3 ottimi dischi che vedono il loro apice artistico proprio con Rest. Oltre ad essere quindi una grandissima attrice di fama internazionale riesce a dimostrare il suo valore anche in campo musicale.

A cura di Claudio Faccendi.

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