Intervista CIMINI – La Scimmia incontra il cantautore

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intervista Cimini

Abbiamo incontrato una delle realtà pop migliori del panorama italiano.

Cimini, cantautore calabrese, da anni trasferitosi a Bologna dove riesce a crearsi un piccolo
spazio nel contesto musicale indipendente pubblicando due dischi e suonando in giro per
l’Italia.

Tu hai studiato e vivi a Bologna. Una città alla quale sei molto legato e che ti ha permesso di muovere i primi passi nel mondo della musica indipendente. Qual è stata la formazione personale e musicale che ti ha trasmesso?

Bologna è una città che davvero mi ha fatto crescere. Quando sono arrivato qui da fuori sede calabrese mi sono sentito sicuramente un po’ ingenuo, non avevo vissuto molte esperienze. Sarà colpa della mia generazione di fine anni ’80, e vivendo in provincia di certo non avevamo le stesse attrattive che ci possono essere in una città come Bologna. Appena sono arrivato me ne sono innamorato subito perché ogni sera si può fare qualcosa, dai concerti alle birrette, ed è una gran figata. Ho imparato molto e mi ha formato, è stato bello.

E proprio qui sei entrato in contatto con il giro di cantanti indie e con i ragazzi di Garrincha Dischi.

Vivo qui ormai da 10 anni e ne ho passate tante. Vivendo a Bologna ho conosciuto un sacco di artisti, si sono create situazioni di confronto. Qualche anno fa ho conosciuto i ragazzi di Garrincha Dischi e siamo diventati inizialmente amici perché ci incrociavamo ai concerti. Dopodiché quando ho avuto quest’ultimo disco tra le mani ho fatto ascoltare a Lodo de Lo Stato Sociale ed ha apprezzato subito. Hanno deciso di credere in me e abbiamo prodotto questo disco, che ci sta piacendo.

Ancora Meglio, il nome dell’album, è stato prodotto in collaborazione proprio con Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale, ma so che anche Calcutta e Brunori Sas ti hanno aiutato per quanto riguarda la parte testuale.

Non è stato realizzato in collaborazione con questi artisti, anzi l’unica persona tra questi che davvero ha collaborato è stato Lodo. Fin dall’inizio ha deciso di sposare questo progetto ed è arrivato addirittura a registrare tutte le chitarre elettriche che ci sono nelle canzoni. Però ovviamente, che cosa ho fatto? Con questo disco, come ogni disco, quando è stato il momento di scriverlo stavo vivendo un periodo particolare della mia vita. Avevo scoperto di avere bisogno di confronto con altre persone, altre persone che fanno lo stesso mestiere mio.

Allora avevo la fortuna di conoscere di conoscere Dario Brunori, gli ho chiesto dei consigli e lui me li ha saputi dare. Allo stesso tempo andando avanti con la produzione mi sono ritrovato a confrontarmi con Calcutta. Viviamo entrambi a Bologna, siamo amici, ci vediamo spesso. Abbiamo una vita privata molto attiva dal punto di vista dell’amicizia. Ha ascoltato una prima versione di questo disco, non ci sono piaciute le voci e mi ha dato una piccola mano per riuscire ad interpretare meglio quelle canzoni che secondo noi non erano al 100% a livello di vocale. Non è stata una vera è proprio collaborazione, è stata amicizia, ci tengo sempre a precisarlo.

Quindi potremmo dire che quest’album è nato dall’amicizia. Mi piace.

Si, si è nato dall’amicizia. Questi sono i risultati. Anche la mia coinquilina Gaia ha revisionato i testi con me. Insomma è stato un viaggio, un percorso bellissimo in cui ho cercato di includere più persone solo per il fatto che secondo me se lo meritavano. È stata bellissima questa cosa. Poi l’abbiamo comunque prodotto con una squadra, che è la mia band. Che suonerà con me stasera. Con Hippo dei Keaton che poi è diventato il mio menager, e Carota de Lo Stato Sociale. Con il quale abbiamo fatto una sorta di società adesso, qualsiasi prodotto mio o di qualunque altra persona che ci capita tra le mani, lo produciamo insieme.

Ancora Meglio, quindi nasce dalla consulenza di tanti artisti e amici. Un disco che vuole farsi, a detta tua, portavoce di una condizione umana contemporanea. Richiamando tutta l’angoscia e l’ansia di vivere.

Sono temi che vanno anche molto di moda. Io ho scritto questo disco quando sentivo una condizione di angoscia per me stesso, quindi è andata così. Anche col fatto che sono sentimenti che accomunano tante persone, mi sono reso conto che quello che provavo io era la stessa cosa che provano un sacco di ragazzi dei nostri giorni. In particolare ho notato che siamo nella generazione del “mai una gioia“. E in tutto questo si è inquadrato, avendo una bella popolarità, La legge di Murphy. Tutto il disco è incentrato su questa sensazione che sentivo, quando mi sono trovato a scrivere quelle canzoni.

Quindi per te cosa vuole esprimere questo disco?

Mah, per me esprime il voler stare bene.

E invece da dove nasce l’esigenza di lavorarci e produrlo?

Avevo bisogno di condividerlo. Avevo scritto delle canzoni e avevo bisogno di farle ascoltare alla gente.

In relazione a quello che è il concept dell’album, La legge di Murphy è un po’ un caso emblematico. Racchiude un in parte lo spirito del disco ed è forse per questo che ha avuto maggior successo, diventando virale.

Si, lo dicevamo prima. È un concetto che in quella canzone sono riuscito ad esprimere anche in maniera più diretta. La gente lo ha capito e continua a capirlo, per fortuna. E niente va bene così. La legge di Murphy è una canzone che accetta con consapevolezza una condizione. Ovviamente la spinta è quella di superare quei momenti del “mai una gioia”.

Si, infondo la legge di Murphy potrebbe essere sintetizzata nella frase: “se qualcosa può andare male, andrà male.” Quindi bisogna cercare di capire questo, accettarlo, e magari fregarsene pure un po’ per cercare di fare ancora meglio, appunto.

Su questo si, sono d’accordo.

Tu ti definiresti un cantautore pop?

Si dai, un cantautore pop. Scrivo le canzoni che canto e quello che faccio è pop. Anche se a me piace utilizzare le chitarre elettriche, sono cresciuto col rock, anche rock italiano. Però si, diciamo che il mondo in cui mi hanno rimesso lì è pop. Ma faccio quello che voglio in realtà.

A questo punto la domanda è d’obbligo. Quali sono le tue influenze musicali. Chi hai ascoltato o ascolti ancora oggi?

Io ascolto di tutto. Mi piacciono molto i cantautori perché li capisco facilmente, capisco quello che c’è da dire. Ci sono alcuni gruppi che apprezzo tantissimo, italiani ma anche internazionali. Per esempio, per questo disco hanno inciso gruppi e cantante di una scena enorme. Visto che ascolto di tutto, da De Gregori a Ligabue, da Cosmo a Calcutta. Sono vari mondi che ho ascoltato. I Cani, Vasco ci sono un sacco di rimandi.

Quindi stasera tieni un concerto, proprio a Bologna per il Biografilm park. Una città con la quale hai un rapporto molto stretto. Sei stato qui prima da spettatore e ora ti esibisci su quel palco. Quali emozioni provi? Cosa ti aspetti di dare al tuo pubblico.

Non lo so cosa spero di dare, ma sicuramente sono molto emozionato. Perché vivendo a Bologna, sono posti che vivo, prima da spettatore, da pubblico. Posti che frequento spesso. Non lo so, ho scoperto che durante i miei concerti si crea una bella empatia con il pubblico e spero continui così. Poi in realtà c’è la suddivisione nei tour tra invernale ed estivo.

Durante il tour invernale c’è stata un po’ una fase di scoperta con il pubblico. Adesso molte delle città che ho toccato durante l’inverno, ci tornerò d’estate. Sarà un secondo appuntamento per alcuni con me stasera a Bologna. Spero sia confermato l’entusiasmo, l’empatia negli occhi di alcune persone. Io me ne accorgo dal palco e mi dà molta forza. Però è anche vero che si continua così, ed è giusto tenere questi sentimenti alla base.

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