La Febbre del Sabato Sera – La recensione

La Febbre del Sabato Sera - La recensione - Un'opera generazionale che ritrae la difficile vita delle classi subalterne alla fine degli anni '70, con la discoteca come unica forma di evasione. Un Travolta magistrale lancia nell'immaginario comune il personaggio di Tony Manero.

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La Febbre del Sabato Sera – La recensione 

Ci sono pellicole che hanno saputo fermare il tempo e ritrarre, in un paio di ore, un’intera generazione o un’intera subcultura. Pensiamo a film come Il Laureato, Gioventù Bruciata, Easy Rider o Il Cacciatore. Alcuni di essi hanno avuto un successo così grande da diventare un vero e proprio manifesto per il gruppo sociale che rappresentano. La Febbre del Sabato Sera è a tutti gli effetti una di queste pellicole, incredibile ritratto freddo ma appassionato degli anni ’70 visti dagli occhi di un gruppo di italo-americani di Brooklyn senza talento ma con una grande voglia di riscatto sociale.

La Febbre del Sabato Sera è un film di John Badham uscito nel 1977 con protagonista John Travolta.

Il film racconta la storia di Tony Manero (John Travolta) e dei suoi amici nella Brooklyn italo-americana. I giovani hanno grandi ambizioni, ma si scontrano spesso con i problemi della vita quotidiana. Tra lavori poco soddisfacenti e poco remunerativi e le risse con una banda rivale, l’unica occasione di fuggire dall’ordinarietà è il ballo. Così Tony passa il suo tempo ad esercitarsi ed a sognare un futuro con Stephanie, una donna che tenta di emanciparsi conosciuta in discoteca.

Se è vero che Badham non avrà una grande carriera dopo questo film, La Febbre del Sabato Sera resta un film memorabile, che coglie perfettamente nel segno. Come altre pellicole in passato, riesce a far riconoscere una grande fetta di pubblico nei personaggi rappresentati sullo schermo. Ma riesce anche a dipingere questa cultura in maniera critica, ottenendo così un grande successo non solo di pubblico, ma anche da parte della stampa.

La Febbre del Sabato Sera

L’ordinarietà della vita di Tony del resto è comune a quella di una grande parte della gioventù americana e non solo.

Finita la rivoluzione culturale di fine anni ’60, il grande collante sociale di quegli anni diventa la discoteca. Il sogno di una società differente è terminato e si è infranto contro l’alta montagna eretta dalla parte conservatrice degli Stati Uniti. La generazione successiva, quella di Tony, non ha più un sogno comune, un fine collettivo a cui ambire. Così, la scalata sociale rimane l’unica ambizione, che pochi anni dopo sarà incarnata dagli Yuppie. Tony rappresenta perfettamente questa nuova generazione, senza arte né parte, che ha come unica forma di evasione il ballo ed il sabato sera in discoteca.
Allo stesso tempo la guerra del Vietnam ha lasciato una ferita aperta nella società, sancendo la fine dell’imbattibilità degli USA. I personaggi sembrano abbandonati a sé stessi, dimenticati dallo stato e dalle proprie famiglie. Lo scontro sociale è annullato, ridotto a sterili rivalità tra bande divise dalle rispettive origini e subculture.

In mezzo a tutto questo, però, Badham mette il ballo e la discoteca.

Solo sulla pista da ballo Tony riesce ad esprimersi completamente, ad essere sé stesso. Qui sta la grande maestria del regista, che dirige perfettamente un Travolta raramente così ispirato (e forse nella parte della carriera) che si muove come un pazzo sulla pista. Le iconiche immagini dei suoi balli sono state viste in tutto il mondo e sono ancora oggi scolpite nelle menti di milioni di amanti del cinema.

La Febbre del Sabato Sera

Capitolo a parte merita la colonna sonora, esempio della viralità che il film riuscì a produrre. Composto in gran parte da brani dei Bee Gees ed in generale da musica dance, divenne a sua volta un simbolo di quell’epoca. Ottenne ben 15 dischi di platino e resta, ancora oggi, il quarto album più venduto di sempre. La scena iniziale, con Travolta che cammina al ritmo di Stayn’ Alive, è entrata di diritto nella storia del cinema, oltre ad essere stata spesso citata in altre pellicole.

La Febbre del Sabato Sera è stato un vero blockbuster, un film di culto eretto a manifesto di un’ intera generazione. Travolta si ritrovò lanciato nel pantheon dei grandi attori e lo stesso Badham ottenne un successo che mai sarebbe riuscito a replicare. Se è vero che per molti si tratta soprattutto dei balli di Travolta, dietro alla brillantina, ai pantaloni a zampa di elefante e alle camicie aperte c’è un’attenta analisi dei costumi di una società ormai alle porte degli anni ’80 che fatica sempre di più a trovare un’identità comune.

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