John Lautner – L’architetto che disegnò il cinema

John Lautner

John Lautner è un nome che compare poco negli articoli di architettura, ancor meno in quelli di cinema.

Eppure oggi parleremo di quest’uomo del ‘900 che, forse senza esserne pienamente consapevole, disegnò alcuni dei set più famosi di sempre. Set che vennero usati in moltissimi film, e che ancora oggi vengono adattati ad innumerevoli videoclip musicali.

Ma non vi saranno bozzetti, o scenografie da studio da analizzare qui, ma veri e propri progetti, ville americane che probabilmente rientrano fra le migliori idee che l’architettura residenziale abbia mai visto (se volete un paragone più famoso siamo ai livelli del grandissimo Frank Lloyd Wright).

John Lautner
L’opera più famosa di Frank Lloyd Wright: la Casa sulla Cascata

Lautner nacque nel 1911 e studiò architettura nel Michigan, ma fu l’incontro con Wright che diede davvero una svolta al suo stile. Collaborò con lui per ben 7 anni e diventò uno dei primi ragazzi di Taliesin West (la scuola di architettura fondata da Wright).

Fu a Los Angeles che però Lautner riscosse grande successo, diventando probabilmente l’architetto preferito dai milionari del momento. Per giustificare certi capolavori, vi è ovviamente da sottolineare che per realizzare queste architetture ebbe quasi esclusivamente una committenza molto ricca; che gli permise di realizzare dei progetti incredibili. Se la California gli portò tanto successo e, se sia la Chemosphere che la Sheats-Goldstein Residence (due dei suoi più famosi progetti) sono diventati nei decenni un vero e proprio simbolo dello stato, Lautner dichiarò più volte di aver detestato la California.

Due delle sue case, la Foster Carling House e la Chemosphere, per iniziare, si trovano su Mulholland Drive, la famosa strada che diede nome al film di David Lynch. La Chemosphere venne presa in prestito da Brian De Palma, nel 1984, per Omicidio a Luci Rosse, come  finta casa del protagonista Jake Scully.

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Omicidio a Luci rosse

A lei si ispirò anche il set di Charlie’s Angels (2000) con Cameron Diaz, Drew Barrymore e Lucy Liu; comparendo addirittura in un episodio dei Simpson.

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Gli interni della Chemosphere

Il James Bond interpretato da Sean Connery nel 1971 si ritrova a combattere, in una famosa scena di Diamonds are forever, nella Elroad House di Palm Springs, di cui vengono ripresi piscina, soggiorno e interni. La casa venne usata anche per numerosissimi shoots di Playboy e ancora oggi viene affittata per mega feste da celebrità del calibro di Beyoncè e Jay-Z.

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il famoso soggiorno a cielo aperto

Quando Ken Adam, il set designer di 007 la vide, disse semplicemente che era perfetta, e che nulla avrebbe potuto renderla migliore come set cinematografico.

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Attorno alla Garcia House si svolgono molte delle riprese di Lethal Weapon 2, con Mel Gibson. Anche questa casa è su Mulholland Drive e più precisamente è il covo di una gang di spacciatori.

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Rialzata dalla collina si affaccia sul canyon ed è caratterizzata da una forma parabolica del tetto, che riveste un’intera struttura di vetri, colorati e non, principali indiziati del nome affidatogli, la Rainbow House.

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La Jacobsen House compare invece in Twilight, un bel film del 1998 con James Garner e Paul Newman. La casa è una delle più piccole costruite da Lautner, ma probabilmente una delle più ingegnose per la sua struttura, che si regge solo su pochi pilastri rialzati, e per la sua forma esagonale.

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L’elegantissima Schaffer House compare invece in A Single Man, il primo film di Tom Ford. Da architetto quale è Ford, non poteva scegliere location migliore per l’omicidio del professore omosessuale interpretato da Colin Firth.

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Inserita perfettamente nel pieno degli anni ’60, crea un connubio fra la magia di quell’epoca, l’architettura organica che tanto andava di moda in America e il modernismo che tentava di unire materiali semplici a forme più futuristiche. Anche questa casa resta molto piccola, ma non è per questo che perde il suo fascino.

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Nel 1987 esce Less Than Zero, un film che tratta della vita di tre ragazzi di Los Angeles rimasti vittime dei loro sogni. La casa protagonista qui è la Silvertop House, protagonista come dimora dei genitori di uno dei ragazzi.

John LautnerCasa gelida e imparziale nel film, fu progettata per un committente ricchissimo, che a furia delle smisurate e assurde richieste andò in bancarotta. La casa nasconde aggeggi futuristici di ogni genere, da tavoli idraulici che spariscono nel pavimento a lavandini senza rubinetto.

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La Sheats Goldstein Residence è probabilmente la villa più bella realizzata da Lautner. Non per caso è una delle case più utilizzate per videoclip musicali e film. Lei è la reggia del produttore pornografico Jackie Treehorn in Il Grande Lebowski. Racchiuse tra pareti vetrate e piante esotiche vi sono colate di cemento realizzate con casseri particolari che donano uno stile primordiale alla parte giorno della casa.

E se pensate che ancora non sia abbastanza pensate allora alla più famosa scena di ballo degli anni ’90. Per il Jack Rabbit’s Slim di Pulp Fiction il set designer ad altri non si ispirò che al Googie’s, un locale che Lautner disegnò nel 1949 a West Hollywood.

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Il Googie’s

Il Googie’s, in parole poverissime, è uno stile di architettura futuristica tipicamente californiana, basata sul mito dell’automobile e dello spazio che si è generato ad inizio anni ’50 e di cui Lautner fu proprio un fondatore.

La pazzesca casa di Tony Stark a Malibu, si ispira, o semplicemente copia, alle forme delle case di Lautner – che non potevano essere affittate-, quali la Arango House e la Beyer House.

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Se volete gustarvi le principali case citate nell’articolo nella loro trasposizione cinematografica, il video qui sotto fa al caso vostro.

A John Lautner si ispirò successivamente Ken Adam, il grandissimo set designer che proprio dalle ville di Lautner scopiazzò per generare i magici e strabilianti set dei film dell’agente più famoso del mondo: James Bond.

Al cinema hollywoodiano di certo Lautner piace, e se anche questo meraviglioso artista non è mai diventato tanto famoso quanto avrebbe meritato, di certo sa strizzare l’occhio ai produttori cinematografici.

La scena l’ha rubata più volte anche rimanendo sullo sfondo, sempre senza chiedere aiuto a scenografie sfarzose. D’altronde non ve n’era bisogno, le sue creazioni erano già set perfetti, formati da semplici e fantastiche linee architettoniche.

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