Chiamami col tuo nome – La recensione

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Chiamami col tuo nome

Estate 1983.

Nelle soleggiate e sognanti campagne lombarde dell’Italia craxiana, il giovane Elio Pearlman trascorre le sue lunghe e interminabili giornate dividendosi tra la lettura e la musica, le uscite con gli amici e la dolce compagnia della fidanzata Marzia. In questo clima dolcemente assopito, l’arrivo dello studente americano Oliver, ospite nella magione intellettuale della famiglia Pearlman, risveglierà in Elio una pulsione irrefrenabile, rappresentando appieno la nascita del desiderio adolescenziale.

La genesi di Chiamami col tuo nome, però, è stata tutt’altro che semplice.

Dopo l’acquisizione dei diritti nel lontano 2007, i produttori dovettero affrontare non pochi problemi durante il travagliato periodo di sviluppo, alla ricerca di un regista interessato al progetto. Successivamente, l’ex consulente Luca Guadagnino, dopo un iniziale rifiuto nel 2008, decise di incaricarsi la regia e la produzione della pellicola, affiancato dal celebre James Ivory per la stesura della sceneggiatura. Dopo una lunga revisione, insieme al montatore di fiducia Walter Fasano, volta ad adattare la struttura della trama alle effettive disponibilità economiche e ad eliminare le numerose scene di nudità inizialmente previste, cominciarono le vere e proprie riprese nel maggio 2016.

Chiamami col tuo nome

Chiamami col tuo nome è, quindi, l’ultimo capitolo della trilogia del desideriodopo Io sono l’amore e A Bigger Splash, nonché adattamento su schermo dell’omonimo romanzo d’esordio di André Aciman, scritto da James Ivory e diretto da Luca Guadagnino. Quest’ultimo, regista apprezzato fuori dai confini italiani e ampiamente criticato in patria, abbandona lo stile eccessivamente eccentrico dei primi film per soffermarsi su un estetismo rarefatto, vero protagonista della pellicola in esame.

Senza l’ambizione del mero esercizio di stile, il cineasta palermitano si riscopre in uno stile semplice ma elegante, sempre volto a rappresentare con delicatezza ogni scena.

Dai corpi dei protagonisti ai paesaggi immersi nella natura innocente e incontaminata, la regia è in continua ricerca di una bellezza formale; un’espressione voyeuristica del primo innamoramento giovanile, a metà tra il sentimento puro e l’attrazione erotica.

Chiamami col tuo nome

Non c’è da meravigliarsi, quindi, se gran parte del lavoro viene svolto dalla fotografia di Sayombhu Mukdeeprom, incentrata su un illuminazione artificiale volta ad enfatizzare l’osservazione di ogni singolo scenario.

Ad accompagnarla nella sua eterea visione d’insieme c’è la colonna sonora, a metà tra ritmi classici, sinfonie new wave ed escursioni smaccatamente pop. Essa funziona quindi come vero e proprio narratore principale del film, associando ogni traccia ad un preciso stato d’animo dei protagonisti, in quest’emozionante racconto coming of age. A completare il ritratto ci sono il montaggio del precedentemente citato Walter Fasano e i costumi di scena; utili a centrare almeno formalmente la caratterizzazione dei singoli personaggi.

Chiamami col tuo nome

Chiamami col tuo nome non è quindi una storia incentrata sulla sensibilizzazione verso tematiche LGBT, ma sulla scoperta dell’amore e del desiderio vero e proprio, causa di gioie e dolori.

Guadagnino riesce con successo a coniare un omaggio sincero, senza scadere in inutili cliché e sentimentalismi, a Bertolucci ed i registi della nouvelle vague francese; continue fonti di ispirazione per il cineasta e interpreti indiretti della pellicola.

La confusione nella mente giovanile in continuo fermento, qui rappresentata da Elio, diviso tra l’amore per la timida Marzia e l’attrazione per il passionale Oliver, e la scoperta dell’identità sono altre tematiche affrontate, sempre con dolcezza e senza mai scendere nel volgare, persino nelle scene più spinte ed imbarazzanti.

Chiamami col tuo nome

Un ulteriore elogio va riservato quindi agli attori, completamente immersi nelle loro parti. Il talentuoso Timothée Chalamet dona al personaggio di Elio un psicologia solida, con il suo modo di fare molto estroverso. Mentre Armie Hammer, scelto personalmente da Guadagnino dopo averlo seguito nel corso di varie produzioni, ammalia non solo grazie ad una fisionomia ben definita, ma anche per un’interpretazione sensibile e degna di nota. Onore al merito anche al resto del cast, avvalorato da alcune presenza di lusso.

Chiamami col tuo nome

Ricordiamo, infine, quanto i cambiamenti stilistici di Guadagnino in fase di adattamento abbiano influito sul risultato finale.

Oltre al suggestivo cambio d’ambientazione dalla Riviera Ligure a Crema, la narrazione cronologica delle vicende crea una maggiore alchimia tra i due protagonisti e costruisce lentamente la loro relazione, soffermandosi spesso sugli sguardi e i silenzi, senza forzare il fiorire del loro amore. Inutile dire quanto alcune scene valgano l’intero prezzo della pellicola, tra passionali momenti di intimità e melanconici sguardi sulle pulsioni passate. E’ il lento incedere della natura quindi, la vera forza che muove inconsciamente i nostri sentimenti e questa struggente opera; baciata dolcemente dalla sensibilità di un cineasta che ha scelto il sentiero della semplicità per ritrovare se stesso, prima dell’ispirazione.

Chiamami col tuo nome è una carezza, una dichiarazione d’amore nella sua più pura delle rappresentazioni.

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