La musica nei libri – Appunti e riflessioni di Fabrizio De André

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Fabrizio De André prendeva sempre appunti. Annotava idee, impressioni, pensieri e ricordi.

Fabrizio De André è uno dei più grandi cantautori italiani del secolo scorso. Le sue canzoni riescono ancora oggi ad emozionare molte generazioni diverse. I suoi testi sono splendide poesie, capaci di raccontare in maniera originale la società in cui viviamo, con particolare attenzione alle voci fuori dal coro, ai disadattati, ai deboli.

L’arte racchiusa nelle liriche del cantautore genovese è il risultato di un intenso lavoro, volto a perfezionare i contenuti e a trovare sempre la parola adatta per comunicare in modo efficace.

Sotto le ciglia chissà è un libro che raccoglie le annotazioni del cantautore. Tutti quei pensieri quotidiani dai quali hanno poi preso forma le canzoni di Fabrizio De André. È una collezione di impressioni, ricordi, detti popolari, commenti sulla scena politica, ricette, citazioni. 

Abbiamo dunque raccolto 10 interessanti spunti di riflessione che Faber ha lasciato tra le sue carte.

Non chiedete a uno scrittore di canzoni che cosa ha pensato, che cosa ha sentito prima dell’opera: è proprio per non volervelo dire che si è messo a scrivere.

Una delle domande che vengono frequentemente poste ad un cantautore riguarda proprio i sentimenti e gli avvenimenti che hanno portato alla scrittura dei brani. Spesso però, ci ricorda Faber, l’artista si è messo a scrivere proprio per trovare una diversa via di comunicazione col mondo che lo circonda.

La musica non è simbolica. La musica rappresenta se stessa. È un fenomeno protomentale, anticipa la ragione. Evoca, ma non simbolicamente.

Il significato della musica per l’artista non è semplice da descrivere. Il potere evocativo di questa arte è qualcosa di eccezionale, ma si tratta appunto di qualcosa che va ben oltre il semplice simbolo. Il concetto di “musica che rappresenta se stessa” rende ben chiaro il pensiero del cantautore.

Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che pensano e quelli che lasciano pensare gli altri.

In un momento di riflessione sulla società che lo circonda, De André divide il mondo in due. Ci sono quelli che pensano, che prendono in mano le redini della propria vita con tutti i rischi che ne conseguono. Ci sono poi quelli che preferiscono non pensare, che se ne lavano le mani e lasciano tutto nelle mani altrui.

Dall’ingenuità possono nascere dei piccoli miracoli, o anche delle grandi stronzate.

Questa frase si sofferma sulle conseguenze dell’ingenuità umana. I piccoli miracoli sono decisamente in minoranza.

Per me la società, voglio dire la maggioranza di questa società, non è altro che un enorme branco di figli di puttana.

L’anarchico De André si appunta un semplice e chiaro pensiero sulla società, o perlomeno sulla maggioranza di essa.

Il testamento di Tito, assieme all’Amico fragile, è la mia migliore canzone. Dà un’idea di come potrebbero cambiare le leggi se fossero scritte da chi il potere non ce l’ha.

Delle proprie canzoni ci si può stancare, soprattutto quando si ripetono nei concerti per anni. Una canzone di cui De André non avrebbe mai potuto stancarsi è Il testamento di Tito. La critica ai dieci comandamenti, che mette in evidenza l’incoerenza della religione e di chi la rappresenta, ci mostra come potrebbe cambiare il mondo se le leggi fossero scritte da chi il potere non ce l’ha.

Agli estorsori di consensi convengono i disagi sociali degli uomini: gli uomini disagiati, senza lavoro, senza soldi, sono facilmente orientabili, sono facilissime fonti di consensi (anche elettorali).       

Il mestiere del politico è una caccia al consenso. Come spiegava bene anche Giorgio Gaber “l’importante è coinvolgere più gente possibile”, contano i numeri, non la qualità delle proposte. Proprio per questo i disagi sociali diventano una fonte di profitto notevole per i cacciatori di consenso.

Non guardo mai l’orologio quando scrivo una canzone: purtroppo lo guarda la casa discografica e ci punta sopra gli occhi come se fosse un tassametro.

Il tempo è una risorsa preziosa, ma quando il proprio lavoro è scrivere canzoni la gestione dell’orario di lavoro è una questione delicata. Da un lato il cantautore che vuole perfezionare le canzoni e realizzare qualcosa che abbia un significato, dall’altro i discografici alla ricerca del massimo profitto nel minor tempo possibile.

L’amore è un potere che non può avere padroni, e nessuno può essere dominato: con l’amore non si sopravvive; si vive.

De André nella propria discografia ha cantato l’amore con versi memorabili. Qui un pensiero breve sull’amore vero. L’amore non può avere padroni, ci vuole equilibrio, ci vuole rispetto. L’amore come mero strumento di sopravvivenza è un falso amore, secondo Faber con l’amore vero si vive.

Io credo che i giovani siano forse gli unici capaci di vera indignazione, ma se non si mettono insieme almeno per protestare l’indignazione finisce per diventare frustrazione, e la frustrazione per ben che vada scade nel menefreghismo, nell’apatia.

La rabbia e l’indignazione dei giovani sono sentimenti veri, ma se a ciò non segue una reazione collettiva, l’indignazione diventa una semplice lamentela fine a se stessa. Molti giovani si arrendono senza lottare ad un destino che non avrebbero voluto, finendo per scadere nel menefreghismo e nell’apatia.

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