Bruce Lee, un suo lato sottovalutato

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Sarebbe superfluo parlare dell’importanza socio-culturale che la figura di Bruce Lee ha per i cinesi; allo stesso modo è superfluo anche parlare dell’importanza di Bruce Lee nelle arti marziali: è senza dubbio uno degli artisti marziali più abile, tecnico, innovativo e famoso di sempre. Tuttavia c’è un campo in cui Bruce Lee non riceve il giusto riconoscimento: il campo cinematografico. Il cinema di arti marziali, e in particolare quello legato all’industria della città di Hong Kong, si divide in prima e dopo Bruce Lee: i film precedenti alla comparsa del fenomeno cinese erano volti più alla spettacolarità e alla teatralità delle scene di combattimento, piuttosto che alla storia, all’ambientazione e alla sceneggiatura; al contrario nei film di Bruce Lee l’ambientazione e il contesto sociale nel quale viene inserita la storia del film acquisiscono molta importanza. A questo proposito i suoi film hanno degli elementi che si ripetono, quasi come fossero dei “topoi” cinematografici: un comunità cinese che risiede lontana dalla patria che viene sottomessa/ sfruttata/ emarginata e la figura dell’ultimo arrivato (interpretato sempre da Bruce Lee) che assume i connotati dell’eroe buono. A questo punto è facilmente comprensibile il fatto che Bruce Lee sia diventato nella cultura cinese un simbolo di lotta e di emancipazione, superando lo status di stella del cinema.

Anche le scene di combattimento presenti nei suoi film assumono un significato diverso rispetto al cinema tradizionale di arti marziali: trattengono quella spettacolarità tipica ( dopotutto si parla sempre di un film di arti marziali), ma allo stesso tempo sono cariche di significati simbolici e filosofici (Bruce Lee si laureò in filosofia all’università di Washington).
A questo proposito ci sono degli esempi emblematici per spiegare meglio questo lato “simbolico/filosofico” tratti dai suoi film più famosi:

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