Beau ha paura: Perché vedere il film di Ari Arister con Joaquin Phoenix [Recensione]

Beau ha paura, il terzo horror di Ari Arister, ha spaccato in due il giudizio critico, diviso tra stroncature feroci e grandi entusiasmi. Ecco perché per noi il film con Joaquin Phoenix è un'esperienza di vita (e un esperimento di cinema da non perdere).

Beau ha paura
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Beau ha paura (Beau is afraid) era uno dei titoli più attesi della stagione. Dopo l’acclamato Hereditary e il controverso Midsommar, Ari Arister si conferma infatti uno degli autori più sperimentali, sfrontati e arditi di tutto il panorama Horror contemporaneo. E con il suo terzo film, ha deciso davvero di rompere gli schemi, superando ogni limite.

Joaquin Phoenix diventa così protagonista di un’opera monster della durata di 2 ore e 59 minuti. Tre ore che si negano a qualunque definizione di genere, tanto che la stessa etichetta di Horror risulta vaga, perfino stridente. Una sorta di approssimazione, la stessa che ci fa chiamare nello stesso modo America New York e le Grandi Pianure dell’Iowa o del Minnesota.

L’esempio non è necessariamente metaforico. Se lo script e la struttura di Beau ha paura sono stati tracciati da Arister in direzione totalmente antinarrativa, annullando qualunque rapporto di causa-effetto tra la parola, l’azione, l’immagine e il suono, il primo elemento rilevante che si mostrerà ai nostri occhi è proprio la totale assenza di coordinate spazio-temporali.

Un non luogo senza nome, forse proiettato in un futuro distopico, forse frutto dell’immaginazione distorta del protagonista, forse appartenente alla terra del sogno e dell’incubo, o magari semplicemente una reale periferia di una metropoli americana, devastata dalla violenza e regolata unicamente della legge del più forte.

Da qui parte il viaggio di Beau Wessermann, quarantenne determinato a raggiungere la propria amata, dispotica madre nel famigerato anniversario della morte di quel padre che non ha neanche mai incontrato. Un viaggio che parte con le peggiori premesse, già che Beau nel giro di poche ore verrà aggredito, malmenato, derubato e quindi investito da un’auto.

Avrete certamente già trovato in rete, a parte ovviamente una miriade di giudizi tranchant fortemente negativi, molti articoli che assimilano il terzo lungometraggio di Ari Arister al mito classico dell‘Odissea e il poema epico attribuito a Omero, insieme a quello di Edipo, eroe tragico della mitologia greca, riconfigurato in età moderna da Sigmund Freud nei termini del famigerato complesso.

Beau ha paura: Dall’Odissea all’Edipo Re e il Supplizio di Tantalo

Beau ha paura di Ari Arister è una macchina progettata per scandalizzare, turbare, dividere. Per questo, qualunque feroce stroncatura conferma banalmente l’efficacia della regia di Arister, autore che Martin Scorsese ha definito “una delle più straordinarie nuove voci del cinema contemporaneo”.

Beau ha paura volge così all’incubo la tradizionale struttura narrative del viaggio di formazione. Come accennato in precedenza, molti critici hanno istintivamente associato Beau e il Mito di Ulisse. Ulisse, Re di Itaca e degli Achei, nella mitologia greca non rappresenta solo il più celebre degli eroi omerici ma anche il nostos, il viaggio di ritorno dopo la fine della guerra.

Eppure, ad una più attenta analisi l’associazione tra Beau e l’Odissea appare solo come il primo strato di una struttura incredibilmente complessa. Tra il personaggio magistralmente interpretato tra Joaquin Phoenix e Ulisse esistono infatti differenze troppo sostanziali.

La virtù essenziale di Ulisse è l’intelletto, la capacità di inventare soluzioni sempre più scaltre, e solo grazie alla sua folgorante intelligenza l’eroe omerico saprà sopravvivere al suo viaggio tappa dopo tappa, dal Ciclope Polifemo alla Circe, dall’irresistibile richiamo delle Sirene alla Ninfa Calipso, per riuscire infine a riportare la sua nave a Itaca, tornare da sua moglie Penelope, rientrare nel talamo nuziale.

Di contro Beau compirà piuttosto una surreale via crucis, porgendo sempre l’altra guancia, conservando uno sguardo sempre più incredulo, allucinato e stordito dalla sofferenza e dalla crudeltà del caso e della sventura. E nella sua incrollabile devozione alla madre, questo moderno anti-eroe tragico non può che rimandare dall’Odissea di Omero all’Edipo Re del tragediografo greco Sofocle.

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Dalla fine dell’800 Freud e Carl Gustav Jung hanno trasfigurato il mito greco nella teoria psicoanalitica del complesso di Edipo, dove il Re di Tebe, assassino del padre e marito inconsapevole di sua madre Giocasta, diventa l’allegoria delle pulsioni sessuali del bambino, attratto dal genitore di sesso opposto secondo un meccanismo ambivalente che comprende desiderio d’amore e morte.

Eppure, Odissea a Complesso di Edipo restano ancora il primo strato, la prima e forse più superficiale chiave di lettura del gorgo rappresentato da Ari Arister. Sequenza dopo sequenza, tappa dopo tappa, il regista procede infatti nel viaggio e nell’incubo riconfigurando costantemente lo scenario, gli elementi narrativi, le allegorie e le metafore in campo.

Troveremo così nella figura tragica dello sventurato Beau altri due miti greci, certo meno noti ma forse più sostanziali per comprendere la visione il delirio e il caos così attentamente orchestrato da Arister nel suo terzo lungometraggio, evidente metafora della dipendenza affettiva e il ricatto emotivo, la schiavitù rappresentata dall’idea più morbosa di famiglia e amore materno.

Ad esempio, con il Supplizio di Tantalo la mitologia greca rappresenta il tormento di un uomo condannato a desiderare ardentemente qualcosa, vedere costantemente l’oggetto del suo desiderio a un passo da sé, eppure non riuscire a raggiungerlo.

Tantalo, figlio di Zeus e della Ninfa Pluto, aveva osato sottrarre all’Olimpo l’ambrosia e perfino rapire Ganimede, coppiere degli Dei, per farne il suo amante. E inn tutte le diverse variazioni del Mito, l’ira del padre Zeus si abbatterà su Tantalo senza pietà né remore.

La sua condanna diventa così vivere per sempre in un luogo isolato e oscuro, incatenato a un albero, circondato da frutti succosi, immerso nell’acqua di un ruscello fino al collo, eppure incapace di raggiungere il cibo e l’acqua, eternamente consumato dal desiderio, dalla fame e la sete.

Beau ha paura: Dal Mito di Prometeo a Breton e l’Avanguardia Surrealista

Il viaggio di Beau rimanda evidentemente al Supplizio di Tantalo così come al Mito di Prometeo, dove naturalmente il caro vecchio Zeus diventa Mona, imprenditrice di fama internazionale, leader carismatica, madre e padrona di un figlio ultra quarantenne che non può discutere nessun ordine e nessuna decisione, non può trovare alcuna direzione se non quella del ritorno a lei.

Se Tantalo aveva rubato l’ambrosia, il nettare degli Dei, osando condividerlo con gli uomini, Prometeo oserà rubare dall’Olimpo il fuoco e donarlo al genere umano, un gesto metaforico che rappresenta evidentemente il progresso, l’emancipazione e la liberazione.

Il Padre Zeus getterà anche Prometeo nelle profondità del Tartaro, incatenato a una rupe, condannato al supplizio eterno, rappresentato da una feroce Aquila del Caucaso, incaricata di squarciare le sue carni e divorare il suo fegato ogni giorno, vederlo ricrescere ogni notte e tornare a divorarlo il giorno successivo.

La mitologia greca e il teatro tragico permeano così il viaggio di Beau ha paura dalla prima all’ultima sequenza. Eppure siamo ancora in superficie. Metafora dopo metafora, Ari Arister è stato in grado di tessere l’intreccio per disorientare lo spettatore ad ogni battuta, ogni inquadratura, dove ogni minimo dettaglio ci costringe ancora a ripensare le risposte e il senso che credevamo aver trovato.

Potremmo continuare a parlare ancora per ore di Prometeo e Tantalo, o magari del Teatro della Crudeltà di Antonin Artaud (1938) o dell’Antologia dell’Humour Nero di André Breton (1939), per arrivare alla Trilogia del Cuore d’oro di Lars Von Trier, composta da Le onde del destino (1996) Idioti (1999) e Dancer in the dark (2000).

Chi condanna questo radicale esperimento di Cinema come un delirio gratuito, sembra dimenticare infatti che questo film si presenta in modo chiaro e deliberato per essere crudele, una estenuante, lunga tortura chiamata a provocare lo spettatore, ferirlo e turbarlo perfino oltre il livello della coscienza, sfinire la sua resistenza al pari di una esperienza fisica.

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E nella misura in cui lo spettatore accetta la sfida , varcando la soglia della sala cinematografica, non c’è parola di sicurezza.

Più che l’Horror contemporaneo, e perfino oltre la struttura del viaggio di formazione e i rimandi alla mitologia greca, a ispirare il Cinema di Ari Arister sembra essere l’Avanguardia Surrealista fondata da André Breton negli anni ’30 a Parigi. E in questo, il filo rosso che sembra legare Arister e Lars Von Trier si rivela in termini piuttosto evidenti.

Orrore, abnorme e assurdo sono la chiave per scuotere la coscienza dello spettatore, mentre le provocazioni di natura sessuale, negate alla sensualità e declinate sempre e solo in chiave grottesca, restano il principale strumento per innescare il cortocircuito tra il decoro e l’apparenza borghese e i demoni che si agitano nell’inconscio dello spettatore.

Dalla fine degli anni ’30 a oggi la nostra percezione dello scandalo dovrebbe essere radicalmente mutata. Eppure, nonostante OnlyFans e Youporn, nonostante il nudo mostrato sistematicamente in prima serata, Arister sembra aver colto la straordinaria ipocrisia della società contemporanea, il movimento sempre più moralista e regressivo del cinema e le produzioni mainstream.

Beau ha paura: Recensione di un Horror estremo su senso di colpa e ricatto emotivo

Beau ha paura
Beau ha paura di Ari Arister è distribuito in Italia da I Wonder Pictures (Ph courtesy of @A24)

Basterebbe un solo dato oggettivo per confermare Beau ha paura di Ari Arister come un esperimento di Cinema prezioso, sconvolgente e radicale. Seduti in sala, immersi nel buio, nel corso di queste estenuanti tre ore che compongono il viaggio, la platea degli spettatori si troverà continuamente a ridere, piangere, contorcersi sulla sedia, magari perfino nel corso della stessa sequenza .

Nel medesimo istante, tra gli spettatori in sala ci sarà chi scoppia in una risata isterica, convulsa, chi resta paralizzato in una smorfia di disgusto, chi sembra divertirsi enormemente e chi continuerà a scrutare l’orologio e la porta d’uscita con il desiderio disperato di una via di fuga. E in questa straordinaria, dissonante complessità, si rivela in fondo una unica, inquietante chiave di lettura.

Da Hereditary a Midsommar fino a Beau ha paura, attualmente il Cinema di Ari Arister sembra dedicarsi a un tema preciso, che non riguarda solo la famiglia disfunzionale ma la natura stessa delle relazioni sessuali, familiari e affettive fondate integralmente sul senso di colpa e sul ricatto emotivo.

Colpa e punizione, dinamiche passivo-aggressive, dipendenza affettiva, violenza psicologica e manipolazione. Attraverso i personaggi di Beau e sua madre Mona, grazie ancora alle straordinarie interpretazioni di Joaquin Phoenix, Patti LuPone, Arister sceglie di indagare le dinamiche più oscure, sordide e comuni che si nascondono nel Mito contemporaneo della Famiglia e dell’Amore.

Pochi autori nel panorama della cinematografia internazionale sanno ancora essere così autenticamente sfrontati e provocatori, senza contare l’estremo rigore formale e l’oggettiva padronanza del mezzo, che hanno permesso ad Ari Arister di condurre in porto un progetto abnorme, praticamente ai limiti dell’impossibile.

L’infinita trama delle citazioni, le allegorie e le metafore intessute nel testo filmico potrebbe essere analizzata ancora a lungo. Ma noi ci fermiamo qui, invitandovi solo a lasciarvi sconvolgere, affrontare la sfida di quest’opera straordinaria, anche a costo di odiarla. E se volete conoscere la spiegazione del finale, anche stavolta, continuate a seguirci.

Beau ha paura: Il cast

  • Joaquin Phoenix: Beau Wessermann
  • Armen Nahapetian: Beau da giovane
  • James Cvetkovski: Beau da bambino
  • Patti LuPone: Mona Wessermann
  • Zoe Lister-Jones: Mona da giovane
  • Amy Ryan: Grace
  • Nathan Lane: Roger

Beau ha paura: Trailer ufficiale italiano