The White Stripes – Elephant | RECENSIONE

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Elephant è il trionfo dello stile di Jack e Meg White; e no, non è soltanto l’album di Seven Nation Army

2003: Jack e Meg White, che si fanno chiamare White Stripes, emergono dalla scena garage blues di Detroit nella più ampia e discussa “rinascita” del rock di inizio millennio, conquistandosi sempre più ammiratori a fianco di nuove band come Strokes, Interpol o Yeah Yeah Yeahs che guardano al rock and roll del passato.

E Jack White la sua lezione se l’è ben studiata: già validissimo chitarrista, ha dato vita assieme alla ex-moglie (che all’epoca passa ancora per la sorella) ad un complesso dall’impostazione puramente indie. Chitarrista cantante e batterista donna (spesso ingiustamente presa in giro per il suo ruolo) con una forte estetica legata al colore rosso e produzioni semi lo-fi, indipendenti e dirette.

Non ci sono fronzoli nella musica dei White Stripes all’altezza dell’uscita di Elephant, il loro album blockbuster che li fa conoscere in tutto il mondo. Lo stile è un perfetto connubio di blues rock e garage rock, con qualcosa dell’energia del punk (ma privo della provocatorietà del genere) e un’abilità chitarristica che prende dal rock classico ma mantiene la lezione della deriva alternative anni ’90.

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Impossibile non parlare di Seven Nation Army, riff indovinato immediatamente memorabile (aiuta che quasi non ci siano variazioni nel giro tra strofa e refrain) e diventato celeberrimo anche per ragioni fuori contesto. Ma il disco non è tutto lì, come in molti ancora oggi credono: e lo provano già gli altri singoli, The Hardest Button to Button e There’s No Home For You Here.

La cover di I Just Don’t Know What to Do with Myself rimane subito in testa, mentre Meg White ha uno spot dedicato come vocalist nell’elegante In the Cold, Cold Night. Ogni brano funziona, e a dominare su tutto è sempre la chitarra di White, che parla e si esprime in differenti linguaggi, con una sicurezza e una ruvidità subito d’impatto.

Un disco rock and roll immediatamente tra gli instant classic del genere, cosa che rimane ancora oggi. Un momento fondamentale nella rinascita di questa musica di inizio millennio, ma anche il primo vero momento di esplosione di un autore eccezionale, ancora oggi figura portante nella scena.

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