Musicult – MGMT: Time to Pretend

MGMT
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Inauguriamo la nostra rubrica Musicult, dedicata alle canzoni più famose, importanti e che hanno segnato la storia. Iniziamo oggi con i buoni vecchi MGMT e la loro celeberrima Time to Pretend

Se avete tra i venticinque e i trentacinque anni, conoscerete sicuramente il nome MGMT. La band neo-psichedelica che ha segnato la storia nel 2008, con l’album-capolavoro Oracular Spectacular e soprattutto quello che con gli anni è assurto al rango di inno generazionale specie per la musica indie: Time to Pretend.

La canzone, guidata da sonorità synth anni ’80 e da atmosfere lisergiche che anticipano le produzioni di Tame Impala (che esordirà di lì a poco) è anche un commento semi-involontario sull’era dei social e di Internet, era che proprio nel 2008 prende il via con la diffusione a livello internazionale di Facebook.

Andrew VanWyngarden e Ben Goldwasser non si possono esattamente definire millennial (il primo è dell’83, il secondo dell’82) ma è quella la generazione della quale interpretano il sentire con questo brano che parla di “sognare di essere rockstar” ma asciugando il mito di ogni retorica e di ogni significato, riducendolo ad unica alternativa alla vita spersonalizzante da casa e ufficio.

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Ossia: essere rockstar, nel senso anche poi inteso dieci anni dopo da Sfera Ebbasta; ma anche, per estensione (ed è in realtà un po’ la stessa cosa) essere influencer su Instagram, youtuber di successo, attori diventati famosi grazie a una nuova serie Netflix o imprenditori digitali che si danno alla bella vita magheggiando con criptovalute e bitcoin.

Questo il modus vivendi alternativo al quale la generazione millennial si affaccia: “We’re fated to pretend”, il nostro destino è fingere ma anche, nelle varie traduzioni del verbo in inglese, recitare, interpretare un ruolo. E sì, la prospettiva è “overwhelming” (travolgente), ma “Cos’altro possiamo fare? Trovare lavoro in ufficio e alzarci per il tran-tran mattutino?”

La nuova generazione, che ai tempi si affaccia alla maggiore età o sta finendo le superiori, vuole come canta Postino “un lavoro migliore di mamma e papà” e l’Internet ne offre un’idea del tutto nuova, fresca e accattivante. Non solo che si possa raggiungere in fretta la fama tramite la rete o i social, ma anche che si possano fare davvero milioni “solo” con video su YouTube o dirette di gameplay su Twitch.

E però, qui sta la vera intelligenza delle liriche della canzone, gli MGMT avvertono che anche questa direzione non porterà felicità ma solo effimerità, poi destinata a risolversi comunque in un nulla esistenziale: le rockstar si sposano con le modelle, ma “Le modelle avranno figli, divorzieremo, troveremo altre modelle, tutto deve seguire il suo corso”.

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E non può che finire nel solito, lugubre e stereotipato (e non più romantico, ma stupido) modo: “Soffocheremo nel nostro vomito, e quella sarà la fine / Eravamo destinati a fare finta“. Una canzone e un testo che anticipano non solo le sonorità ma anche la mentalità degli anni ’10, e che commentano acutamente ma amaramente la maturazione disperata di una generazione intera.

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