Verdena – Volevo Magia | RECENSIONE

Verdena
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Con Volevo Magia i Verdena si confermano come una delle realtà musicali italiane più autentiche ed ispirate

Difficile non prevedere come anche Volevo Magia, il nuovo album dei Verdena, sarebbe stato un capitolo nella sempre più sfaccettata discografia della band colmo di momenti intriganti e suoni eclettici. Non suoni nuovi, per l’esattezza, dato che in gran parte il disco sembra guardare all’indietro, ai vecchi tempi del punk, lasciando ampio spazio a chitarre e motivi rock.

Ma non è un disco rock in senso stretto questo Volevo Magia, perché non rivela rabbia o volontà distruttiva, quanto piuttosto sonorità costruite per essere taglienti, incidenti, sismiche persino. Non provocatorie: il trio non ce l’ha con nessuno, la loro musica più che mai non serve per attaccare, ma per guardare con indulgenza dentro sé stessi. Non è sbagliato parlare di musica introspettiva.

Come sempre le liriche altamente metaforiche e criptiche guidano una ricerca musicale che si compie ormai con più sguardi, scartando quindi una necessità di “ribellione” ingenuamente rock ma non per questo facendo mancare una componente di vera forza dirompente. Sempre incorniciata, però, da una crescente raffinatezza negli arrangiamenti, nei suoni, negli inserti.

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Chaise Longue, intitolata come il successo delle Wet Leg, è già un pezzo trasognante e innovativo che viaggia in mille direzioni diverse. Paul e Linda, non a caso, sembra ispirata allo stile dei Wings di Let Me Roll It o comunque del periodo di Band on the Run, ma senza dimenticare una componente stoner e fortemente distorta che ci ricorda sempre qual è la band che stiamo ascoltando.

Pascolare è un pezzo pesante e brutale ma allo stesso tempo stranamente meditativo, che ricorda i Death From Above 1979 più classici e gioca molto col rumorismo d’altri tempi. Certi Magazine è già più atmosferica e riflessiva, mentre Crystal Ball è subito un altro ritorno alle origini quasi nu metal, con riferimento all’omonimo giochino per bambini di tanti anni fa.

Dialobik (non Diabolik) suona come un pezzo alt rock dall’aria volutamente misteriosa e inquietante, tanto prestato al noise che la voce spesso sembra sentirsi appena e lasciando luogo a sfoghi chitarristici alla Sonic Youth. In Sui Ghiacciai troviamo invece un brano quasi psichedelico, veramente pregevole, che fonde caratteri acustici con suoni elaborati e onirici alla Tame Impala.

La traccia si interrompe all’improvviso e lascia spazio al puro hardcore punk di Volevo Magia, che ancora una volta ci riporta ai primi tempi della carriera della band e alle loro origini, con energia e brutalità a questo punto quasi inaspettate. E segue Cielo Super Acceso, che regala un altro fortissimo momento rock molto ispirato.

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Più delicata e cantautorale X Sempre Assente, un pezzo forse un po’ alla Vasco Brondi. Paladini segue l’impeto quasi esoterico di uno stile alla Queens of the Stone Age, e Sino a Notte (D.I.) mescola diversi momenti ma sempre con accenti molto distorti, un po’ riassumendo quello che abbiamo sentito finora.

Adatta infine la chiusura ricercata di Nei Rami, forse il brano della tracklist meno impetuoso e più prestato alla costruzione di immagini più che all’espressione di energia. Nel complesso ne esce un disco che dà l’idea di una strana frustrazione riflessiva, una continua dicotomia tra attacco e rilascio, tra rottura e continuità. Il tutto giocato sempre su di un equilibrio pressoché perfetto.

Con Volevo Magia i Verdena si confermano una volta di più come una delle più singolari realtà musicali italiane. Completamente avulsi e indipendenti da qualunque scena, i tre perseguono la loro ricerca con tocchi nostalgici e visioni remote, regalando ancora un altro disco immensamente interessante.

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Verdena – Volevo Magia / Anno di pubblicazione: 2022 / Genere: Rock Alternativo
RECENSIONE
VOTO:
Avatar di Andrea Campana
Scrivo di musica, cultura, arte, spettacolo e cinema. Ho pubblicato su Cinergie, Digressioni, Radio Càos, Rock and Metal in My Blood.
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